Il Pentateuco, nella sua forma canonica, ossia quella ufficialmente accettata sia ebrei e cristiani, è composto da cinque libri. Tuttavia, nel corso del tempo, gli studiosi hanno proposto altre teorie, comprendendo più o meno libri nel computo.
Non cinque, ma quattro libri
Tetrateuco: i sostenitori di questa teoria (Ivan Engnell 1906-1964 e Martin Noth 1902-1968) pensano che la prima parte della Bibbia ebraica fosse composta in origine dai soli libri di Genesi, Levitico, Numeri e Deuteronomio. Solo quattro libri, dunque, da cui il nome Tetrateuco (“libro diviso in quattro parti”).
Il motivo di questa divisione è la singolarità del Deuteronomio che, come abbiamo visto, è una specie di riassunto delle altre parti del Pentateuco. Un riassunto che potrebbe fungere anche da introduzione alla parte seguente della Bibbia: Giosuè, Giudici, 1-2 Samuele, 1-2 Re.
Nel suo insieme, questa opera – da Deuteronomio a 2 Re – è chiamata dagli studiosi “Opera deuteronomistica”, ossia la storia del popolo ebraico narrata a partire dalla prospettiva teologica e dal linguaggio usato nel Deuteronomio.
Non cinque, ma sei libri
Esateuco: questa teoria fu propugnata per la prima volta da Baruch Spinoza (1632-1677), per il quale il Pentateuco sarebbe l’introduzione ad un’opera che comprendeva i libri di Giosué, Giudici, 1-2 Samuele e 1-2 Re.
L’autore di quest’opera sarebbe stato Esdra. Esateuco significa un insieme di sei libri, ossia da Genesi a Giosuè. Gli studiosi moderni che hanno dato corpo a questa teoria furono August von Ewald (1803-1875), Julius Wellhausen (1844-1918) e soprattuto Gerhard von Rad (1901-1971).
Il motivo principale di questa divisione è – secondo von Rad – il contenuto del cosiddetto “piccolo credo storico” di Israele (cf. Dt 6,21-23; 26,5-9; Gs 24,2-13). Infatti, in esso si descrive in poche parole la storia degli ebrei, dall’inizio all’entrata nella Terra Promessa. Perciò, la fine della prima parte del Pentateuco è in Giosuè, dove appunto si narra l’ingresso degli ebrei in Canaan.
Non cinque, ma nove libri
Enneateuco: David Noel Freedman (1922-2008) propone, invece, che la prima parte della Bibbia comprende i libri di Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè, Giudici, Samuele, Re. Si tratta, così, di un insieme di nove libri (considerando ovviamente Samuel e Re come libri singoli e non suddivisi in due parti ciascuno).
Di qui la parola Enneateuco, “libro diviso in nove parti”. Il tema centrale di questa opera unitaria – chiamata da Freedman Primary history – è la “terra”. Dopo un’introduzione (Gen 1-11), la terra viene promessa ai padri (Gen 12-50); poi gli ebrei s’incamminano verso di essa (Esodo-Deuteronomio);
in Giosuè la terra viene conquistata; la terra viene difesa nei libri dei Giudici e diventa un vero e proprio regno nei libri di Samuele. Poi essa si divide, in Regno del Nord e Regno del Sud ed infine la terra viene distrutta.
Qual è il valore di queste proposte e perché, alla fine, si impose solo la divisione in cinque libri, ossia il nostro Pentateuco? (Continua)











