Abramo, Isacco e Giacobbe sono mai esistiti? – Quarta parte

12 Novembre 2021

Numerosi episodi biblici si spiegano alla luce degli usi e costumi nel terzo millennio. I testi di Nuzi, che contengono le leggi consuetudinarie dei popoli ad oriente del Tigri nel XVI secolo, sono particolarmente utili in questo caso. Sebbene essi siano più recenti rispetto all’epoca patriarcale, essi tuttavia racchiudono leggi assai diffuse ed antiche.

Antiche usanze medio-orientali e Bibbia

Per esempio, il timore di Abramo che il suo schiavo Eliezèr possa essere il suo unico erede (Gen 15,1-4) diventa comprensibile alla luce della legge sull’adozione degli schiavi in vigore a Nuzi. Coppie senza figli adottavano un figlio che li avrebbe serviti durante la vita e che sarebbe poi diventato erede alla loro morte.

Qualora però fosse nato un figlio naturale, quello adottato avrebbe dovuto cedere il diritto all’eredità. Il fatto che Sarà diede la sua schiava Agar ad Abramo come concubina (Gen 16,1-4) trova conferma a Nuzi, dove il contratto matrimoniale obbligava la moglie, qualora sterile, a trovare una sostituta per il marito.

Se poi da tale unione nasceva un figlio, l’espulsione della moglie schiava e di suo figlio era proibita; ciò spiega la riluttanza di Abramo ad allontanare Agar ed Ismaele (Gen 21,10 ss.). Un contratto matrimoniale del XVI secolo a.C. da Alalakh, nel nord della Siria, indica che un padre poteva trasgredire la legge di primogenitura e designare un altro figlio che avrebbe sostituito il “primogenito”.

In tal caso, il marito stabilisce che, se sua moglie aveva figli, la nipote (non una schiava) poteva essergli data in moglie. Se però avesse poi avuto un figlio dalla prima moglie, sarebbe stato questo il “primogenito”, anche se prima di lui erano nati figli dall’altra moglie.

Abbiamo qui nuovamente un richiamo alla vicenda di Sara ed Agar. Possiamo però ricordare anche il modo in cui Giacobbe scelse Efraim quale “primogenito” al posto del suo figlio maggiore Manasse (Gen 48,8-20), così come ripudiò il suo primogenito, Ruben, a favore di Giuseppe, il figlio della sua moglie preferita, Rachele (Gen 48,22; 49,3 ss.; cf 1 Cr 5,1 ss.).

I personaggi del Pentateuco e loro storicità

Ovviamente, l’importanza di questi paralleli non va sopravvalutata. Essi non provano che le tradizioni patriarcali risalgono al secondo millennio e, ancor meno, essi ci permettono di datarle in un secolo piuttosto che in un altro. Se però questi paralleli non provano l’antichità delle tradizioni patriarcali, essi comunque non le contraddicono, ma piuttosto tendono a confermarle.

In ogni caso, la convinzione che i racconti patriarcali riflettano autenticamente usanze sociali del secondo millennio viene rafforzata. (Tratto da John Bright, A History of Israel, 1980, pp. 78-80)

[Le attuali teorie sulla redazione tardiva del Pentateuco, VI-V sec. a.C., non sono in contraddizione con l’analisi di John Bright. Avvalorano, però, la datazione classica teoria documentaria non sia da rigettare.

Infatti, nel X sec. – epoca in cui gli esegeti di un tempo datavano i racconti più antichi del Pentateuco – i racconti patriarcali, fino ad allora trasmessi oralmente, furono probabilmente per la prima volta messi per iscritto e di lì in poi tramandati ancora oralmente fino al VI secolo a.C. quando furono incorporati nel Pentateuco].

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Simone Venturini

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