Simone Maccabeo
- Greco: Σίμων (Símōn)
- Ebraico: שִׁמְעוֹן (Šimʿôn, “Dio ha ascoltato”)
- Nato: ca. 210 a.C.
- Morto: febbraio 134 a.C. (assassinato a Dok)
Figlio di Mattatia (מַתִּתְיָהוּ, Mattityāhû), fu l’ultimo dei fratelli Maccabei a sopravvivere. Divenne sommo sacerdote nel 142 a.C. e governò la Giudea fino alla morte. È il fondatore di fatto della dinastia asmonea indipendente.
Demetrio II Nicatore
- Greco: Δημήτριος Β΄ Νικάτωρ
- Nato: ca. 160 a.C.
- Morto: 125 a.C.
Re seleucide (145–138; 129–125 a.C.), catturato dai Parti nel 139 a.C.
Arsace VI
- Greco: Ἀρσάκης
- Nato: ca. 195 a.C.
- Morto: 132 a.C.
Re dei Parti (171–132 a.C.), espanse il suo regno fino alla Media.
Giònata
- Greco: Ἰωνάθαν
- Ebraico: יוֹנָתָן (Yônātān, “YHWH ha dato”)
- Morto: 143 a.C.
Fratello di Simone, sommo sacerdote dal 152 a.C.
Trifone
- Greco: Τρύφων
- Morto: 138 a.C.
Usurpatore del trono seleucide.
La cattura di Demetrio (vv. 1-3)
«Arsace … mandò uno dei suoi generali per catturarlo vivo… lo mise in carcere». (cfr. vv. 1-3)
L’episodio riflette un evento storico attestato anche da fonti classiche: la cattura di Demetrio II da parte dei Parti nel 139 a.C.
Goldstein (I Maccabees, 521–523) sottolinea come l’autore inserisca questo fatto per mostrare il declino seleucide e il vuoto di potere che favorisce l’indipendenza giudaica.
Schwartz (1 Maccabees, 479–481) evidenzia che il testo colloca teologicamente l’evento: la liberazione di Giuda è collegata alla caduta dei potenti stranieri.
Pace e prosperità sotto Simone (vv. 4–15)
«Ognuno sedeva sotto la sua vite e sotto il suo fico e nessuno incuteva loro timore» (v. 12).
Questa formula richiama esplicitamente Michea 4,4 e 1Re 5,5.
Goldstein (pp. 526–528) osserva che l’autore utilizza un linguaggio regale davidico: Simone è presentato come un nuovo Salomone.
Collins (Between Athens and Jerusalem, pp. 35–37), evidenzia il carattere quasi messianico della descrizione: pace, fertilità, giustizia.
Schwartz (pp. 485–488) nota che la prosperità economica (porto di Giaffa, fortificazioni) riflette una reale politica di consolidamento territoriale.
L’alleanza con Roma e Sparta (vv. 16–24)
«Scrissero a lui su tavolette di bronzo … per rinnovare l’amicizia». (v. 18)
L’alleanza con Roma era già menzionata in 1Mac 8 e 12. Goldstein (pp. 534–537) ritiene che la lettera spartana sia modellata su formulari diplomatici ellenistici autentici.
Schwartz (pp. 492–496) invita alla prudenza: il tono è solenne, ma l’efficacia politica fu probabilmente limitata. Collins (p. 38) sottolinea come l’autore voglia dimostrare che Israele è riconosciuto tra le nazioni.
Il decreto solenne in favore di Simone (vv. 25–47)
«Lo costituirono loro capo e sommo sacerdote … finché sorgesse un profeta fedele» (v. 41).
Questo versetto è teologicamente centrale. Goldstein (pp. 545–548) osserva che l’espressione implica la consapevolezza dell’assenza di profeti in quel periodo.
Schwartz (pp. 503–506) interpreta il decreto come atto costituzionale: Simone è etnarca, stratega e sommo sacerdote. Collins (pp. 39–40) sottolinea che qui nasce di fatto la dinastia asmonea, con concentrazione di potere politico e religioso.
L’iscrizione pubblica nel Tempio (vv. 48–49)
«Disposero che questa iscrizione fosse riportata su tavole di bronzo … ».
L’uso delle tavole di bronzo richiama modelli epigrafici ellenistici. Goldstein (p. 552) osserva che l’autore vuole garantire la legittimità pubblica e sacra del potere di Simone. Schwartz (p. 508) ritiene probabile l’esistenza di un decreto reale, anche se rielaborato teologicamente.
Appendice – «Finché sorgesse un profeta fedele» (1Mac 14,41)
«I Giudei e i sacerdoti avevano approvato che Simone fosse sempre loro condottiero e sommo sacerdote finché sorgesse un profeta fedele» (1Mac 14,41).
Questa espressione è una delle più teologicamente dense dell’intero libro. Essa apre uno spiraglio sulla coscienza religiosa del giudaismo del II secolo a.C.
Il greco recita:
ἕως τοῦ ἀναστῆναι προφήτην πιστόν
Letteralmente: «fino a quando sorga un profeta affidabile».
- ἀναστῆναι = “sorgere”, verbo tipico per indicare l’apparizione di un inviato divino.
- προφήτης = profeta.
- πιστός = fedele, affidabile, autentico.
L’autore non parla genericamente di un futuro leader, ma di un profeta autentico, cioè riconosciuto come vero portavoce di Dio.
La coscienza dell’assenza di profeti
Il libro dei Maccabei mostra più volte che si viveva in un tempo percepito come senza profezia:
- 1Mac 4,46: «finché sorgesse un profeta».
- 1Mac 9,27: «non si era più visto un profeta tra loro».
Secondo Goldstein (I Maccabees, pp. 548–549) questa formula indica che la comunità era consapevole di trovarsi in un’epoca priva di rivelazione profetica diretta. La Legge rimaneva normativa, ma mancava una voce viva che interpretasse la volontà divina in modo carismatico.
Anche Schwartz (1 Maccabees, pp. 503–505) sottolinea che il decreto che legittima Simone è volutamente provvisorio: la sua autorità è piena sul piano politico e cultuale, ma teologicamente subordinata alla futura manifestazione di un profeta.
Dimensione politica e religiosa
Il versetto ha una funzione costituzionale.
Il popolo riconosce Simone come:
- stratega (comandante militare),
- etnarca (capo politico),
- sommo sacerdote (autorità cultuale),
ma pone un limite: l’ultima parola appartiene alla rivelazione profetica.
Secondo Goldstein (pp. 546–547), questo dettaglio mostra una tensione interna: gli Asmonei non erano della linea davidica, né discendenti di Zadok (tradizionale famiglia sacerdotale). La legittimità carismatica piena richiedeva una conferma divina, che solo un profeta poteva offrire.
Quale profeta si attendeva?
Qui si aprono diverse ipotesi.
Un nuovo Elia?
La tradizione giudaica attendeva il ritorno di Elia (cf. Malachia 3,23). La figura del profeta escatologico era collegata alla restaurazione finale.
Un profeta come Mosè?
Dt 18,15 promette: «Il Signore tuo Dio susciterà per te un profeta come me». Molti ambienti giudaici interpretarono questa promessa in senso escatologico.
Una restaurazione della profezia classica?
Secondo Collins (Between Athens and Jerusalem, pp. 39–41), nel II sec. a.C. si diffonde l’idea che la profezia classica (Isaia, Geremia, Ezechiele) fosse cessata, ma potesse riapparire nel tempo finale.
Questo mostra che 1Mac 14,41 non è un’idea isolata, ma riflette una più ampia attesa escatologica.
📚 Bibliografia essenziale
- Jonathan A. Goldstein, I Maccabees. A New Translation with Introduction and Commentary, Anchor Bible 41, Doubleday, Garden City 1976.
- Daniel R. Schwartz, 1 Maccabees, Commentaries on Early Jewish Literature, De Gruyter, Berlin–New York 2008.
- John J. Collins, Between Athens and Jerusalem. Jewish Identity in the Hellenistic Diaspora, 2nd ed., Eerdmans, Grand Rapids 2000.











