Fratelli che non si custodiscono più: il caso di Caino

20 Luglio 2021

Allora il Signore disse a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono io il custode di mio fratello?

Genesi 4,9

Dio pone di nuovo una domanda all’essere umano generato da Adamo. Anche a lui Dio pose una domanda: dove sei? Egli rispose (cfr. cap. 3) che si era nascosto, perché aveva paura. 

Adamo provava paura e vergogna di essere nudo ed inerme di fronte a un Dio che ormai vedeva come un avversario e non come il suo più grande amante e confidente. D’allora in poi, Adamo rappresenta ogni uomo che decide di imboccare la folle ed illusoria strada di diventare come Dio.

In questo brano, non è la paura che spinse Caino ad uccidere il proprio fratello, bensì l’invidia e la rabbia. La stessa rabbia che cogliamo nella risposta alla seconda domanda che Dio pone ad un essere umano: Dov’è Abele tuo fratello? 

Come nella prima domanda, Dio pone una domanda che rivela il problema umano di fondo. Se nella domanda posta ad Adamo era implicito il fatto che egli si nascondeva per paura e vergogna da Dio, qui è evidente che Dio si aspettava da Caino un certo atteggiamento nei riguardo del fratello.

Dio si aspettava che Caino, il fratello maggiore, sapesse dov’era Abele. Si aspettava che Caino fosse costantemente informato suo fratello minore, sui suoi spostamenti, su ciò che faceva. Ma come può una persona invidiosa pensare e vedere cosa fa il fratello se proprio il pensare e il vedere ciò che fa il fratello genera in Caino rabbia ed invidia?

Caino risponde sinceramente – così come fece il padre – e dice non lo so. Tra l’altro, il vero sapere – in Ebr.  יָדַע yada’ – significa anche essere in relazione con … forse allora si può pensare che Dio chieda a Caino se egli oltre che sapere, è in rapporto col fratello …

Questa sfumatura di significato è probabilmente confermata dalla domanda che, a sua volta, Caino rivolge indignato a Dio: sono forse io il custode di mio fratello? In Ebr.custodire è שָמַר shamàr, il verbo che si riferisce anche all’osservanza dei comandamenti, della Torah, la parte più sacra della Bibbia.

Caino aveva capito bene. Custodire il fratello era una cosa sacra, come l’osservanza della Legge. Ma la domanda rivela anche altro.

Egli non dice: io non sono il custode di mio fratello. Non fa, cioè, un’affermazione. Egli pone una domanda che non è neppure retorica: Sono forse io il custode di mio fratello? Una domanda retorica, come sappiamo, sottintende sempre il sì. Ma non è questo il caso.

Si tratta di una domanda, punto e basta. Quasi come se Caino chiedesse a Dio se egli avrebbe dovuto custodire con estrema cura il fratello? Come se tra Caino ed Abele non vi fosse stato mai alcun rapporto, fin dalla nascita. Ed è proprio questo che il brano suggerisce, fin dall’inizio. Un rapporto assente.

Un rapporto assente, perché quando l’uomo si crede un dio in terra, allora non può avere fratelli da custodire. Anche se li ha – figli della stessa madre – essi si trasformano in antagonisti, come il resto delle persone che lo circondano.

Un uomo e una donna non più complici, fratelli che non si custodiscono più: ecco il quadro nefasto di un mondo – ieri come oggi – che non è più umano, perché ha perduto qualsiasi punto di riferimento che non superi il lume del proprio naso!

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