🔥 L’ascesa di Aman e la minaccia contro Israele (Ester 3)

5 Dicembre 2025


Protagonisti

➤ Aman (הָמָן / Hāmān)
Nome probabilmente di origine persiana. La versione ebraica lo definisce “l’Agaghita” (vedi sotto).

➤ Mardocheo (מָרְדֳּכַי / Mordǝḵay)
Da Marduk, divinità babilonese.

➤ Assuero (אֲחַשְׁוֵרוֹשׁ / Aḥašwērōš)
Trascrizione di Serse I, re persiano (486–465 a.C.).


L’elevazione di Aman

«Dopo questi fatti, il re Assuero rese grande Aman… e pose il suo seggio al di sopra di tutti i prìncipi… Tutti si prostravano davanti ad Aman… ma Mardocheo non s’inginocchiava né si prostrava.» (Cfr. Est 3,1-2)


La promozione di Aman è improvvisa e non motivata; il narratore vuole creare un contrasto netto con Mardocheo.
L’atto di prostrarsi non è semplice cortesia: è riconoscimento politico-sacrale del potere persiano.

Mardocheo rifiuta → atto teologico, non politico: l’ebreo non si prostra davanti ad un uomo elevato quasi a divinità.

  • Adele Berlin, Esther, pp. 44–46: interpreta il rifiuto di Mardocheo come fedeltà alla propria identità ebraica.
  • Michael Fox, Character, pp. 59–61: mette in evidenza la tensione ideologica tra universalismo persiano e particolarismo giudaico.
  • Carey A. Moore, Esther, pp. 33–34: sottolinea il valore narrativo dell’opposizione immediata Mardocheo–Aman.

Il conflitto aperto e l’odio etnico

«Perché trasgredisci l’ordine del re? … Egli aveva detto loro che era un Giudeo… Aman si propose di distruggere tutti i Giudei…» (Cfr. Est 3,3-6)


La disobbedienza di Mardocheo non è personale: dipende dal suo essere giudeo. Aman passa dalla rabbia personale al genocidio etnico: è la prima formulazione esplicita di odio collettivo nel libro.

  • Berlin, pp. 47–48: il passaggio dall’individuo al popolo è la chiave di lettura del libro.
  • Levenson, pp. 50–52: identifica in Aman un “archetipo del nemico di Israele”.
  • Fox, pp. 62–63: sottolinea il ruolo della precisa identità ebraica come fattore scatenante.

Il pur: il sorteggio sacro per distruggere un popolo

«Si gettò il pur, cioè la sorte… La sorte cadde sul tredici del dodicesimo mese.» (Cfr. Est 3,7)


Il pur (probabile dado babilonese) rappresenta un atto divinatorio: Aman cerca il favore delle forze soprannaturali per il suo piano, ma certamente non a una divinità cui affida la propria vita al di là del pronostico magico. Si fissa abilmente una data lontana (quasi un anno dopo): tempo sufficiente per far crescere tensione e timore, paura ed angoscia.

  • Moore, pp. 36–37: vede nel pur un riferimento alla religiosità babilonese, lontana dal credo israelita.
  • Fox, pp. 65–66: interpreta il sorteggio come ironia narrativa: il caso diventa strumento della VERA provvidenza, che agisce nel nascondimento e sfrutta anche il nemico.

La calunnia presso il re

«Vi è un popolo disperso… le cui leggi sono diverse… non osserva le leggi del re… si ordini che esso sia distrutto…» (Cfr. Est 3,8-9)


Il discorso di Aman è un capolavoro di propaganda politica, un archetipo dell'accusa contro il giusto che altra forza non ha, se non nella propria forte identità e nella fede assoluta in Dio.

  • gli ebrei sono “dispersione” → percepiti come corpo estraneo;
  • hanno “leggi diverse” → presentati come sovversivi;
  • non osservano le leggi del re → accusa falsa ma efficace.

Il pagamento di diecimila talenti d’argento è astronomico (≈ 340 tonnellate): Aman compra un genocidio, vero e proprio atto disumano, ignobile e diabolico.

  • Levenson, pp. 56–58: nota il parallelismo con politiche antigiudaiche di vari periodi storici.
  • Berlin, pp. 49–51: mostra come Aman manipoli stereotipi etnici.
  • Moore, pp. 38–39: mette in evidenza l’esagerazione retorica funzionale alla trama del racconto.

Il re concede ad Aman il potere di vita e di morte

«Il re si tolse l’anello… e lo diede ad Aman… Al popolo fa’ pure quello che ti sembra opportuno.» (Cfr. Est 3,10-11)


L’anello reale è delegazione totale di autorità. Assuero non chiede verifiche, non indaga, non riflette: è un sovrano debole e cieco e si fida di coloro che sanno parlare bene, usano una raffinata retorica.

  • Fox, pp. 67–68: Assuero emerge sempre come governante irresponsabile.
  • Berlin, p. 52: osserva la passività totale del re in contrasto con il potere crescente di Aman.

L’editto di sterminio

«…perché si distruggessero, si uccidessero, si sterminassero tutti i Giudei… in un medesimo giorno…» (Cfr. Est 3,12-14)


Il linguaggio è volutamente iperbolico e giuridico. Tre verbi consecutivi: distruggere – uccidere – sterminare: forma tipica delle condanne persiane.

Il decreto è:

  • universale (127 province),
  • irrevocabile,
  • ideologicamente motivato dalla “copia della lettera” (vv. 13a–g) che giustifica il massacro con un falso discorso propagandistico.

  • Moore, pp. 41–44: identifica nella lettera un esempio di stile persiano satiricamente riprodotto.
  • Berlin, pp. 53–55: il documento serve a mostrare l’assurdità burocratica del potere.
  • Levenson, pp. 60–63: legge qui l’archetipo dell'annientamento del popolo ebraico che si ripeterà diverse volte nella storia d'Europa.

La reazione finale: festa e costernazione

«Mentre il re e Aman stavano a gozzovigliare, la città di Susa era costernata.» (Cfr. Est 3,15)


Contrasto drammatico:

  • il palazzo festeggia tra feste e orge,
  • la città piange,
  • il genocidio è già in moto.

La festa di Aman e del re è simbolo di cecità morale, di fronte alla propria ed apparente superiorità politica e militare. Ma proprio quando ci si sente al sicuro, fieri della propria potenza, Dio è già all'opera per salvare chi a lui si affida.

  • Fox, p. 70: il narratore utilizza l’ironia tragica per mostrare l’insensatezza del potere.
  • Berlin, p. 56: il popolo percepisce ciò che il re ignora.

Appendice – Aman l’Agaghita: memoria, inimicizia e teologia del nemico

Con l'appellativo "Agaghita", l'autore collega Aman agli Amaleciti, nemici storici d’Israele (Es 17; 1Sam 15). Agag, re amalecita, viene ucciso da Samuele. Mardocheo, discendente di Saul (Beniamino), riattiva il conflitto antico. Questo apparentamento linguistico è teologico, non storico:

  • Aman rappresenta così la forza del male che ciclicamente tenta di annientare Israele e la Chiesa che ne discende;
  • Mardocheo rappresenta la fedeltà - di Israele e della Chiesa - che resiste.

Il libro trasforma una crisi politica in un dramma sacro di identità e sopravvivenza.


Bibliografia ESSENZIALE

Berlin, Adele, Esther. The Traditional Hebrew Text with the New JPS Translation, Jewish Publication Society, Philadelphia 2001.

Fox, Michael V., Character and Ideology in the Book of Esther, Wipf & Stock, Eugene (OR) 1991.

Levenson, Jon D., Esther. A Commentary, Old Testament Library, Westminster John Knox Press, Louisville 1997.

Moore, Carey A., Esther, Anchor Bible 7B, Doubleday, Garden City (NY) 1971.

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Simone Venturini

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