Personaggi principali
🔹 Geremia
Ebraico: יִרְמְיָהוּ (Yirmĕyāhû) – «YHWH fonda / esalta».
Data: ca. 650 – dopo il 587 a.C.
Profeta dell’ultima fase del regno di Giuda, attivo sotto Giosia, Ioiachim e Sedecia. Testimone della distruzione di Gerusalemme (587 a.C.).
🔹 Mosè
Ebraico: מֹשֶׁה (Mōšeh).
Data tradizionale: XIII sec. a.C.
Mediante lui Dio dona la Torah e stabilisce l’alleanza sul Sinai.
🔹 Salomone
Ebraico: שְׁלֹמֹה (Šĕlōmōh) – «uomo di pace».
Data: regno ca. 970–931 a.C.
Costruttore del Primo Tempio (1Re 6–8).
🔹 Neemia
Ebraico: נְחֶמְיָה (Nĕḥemyāh) – «YHWH consola».
Data: attivo ca. 445–430 a.C.
Governatore persiano di Giuda; promuove riforma religiosa e ricostruzione delle mura.
🔹 Giuda Maccabeo
Greco: Ἰούδας ὁ Μακκαβαῖος
Data: ca. 190 – 160 a.C.
Leader della rivolta contro Antioco IV; purifica il Tempio (164 a.C.).
🔹 Antioco IV Epifane
Greco: Ἀντίοχος Δ΄ Ἐπιφανής
Data: 215 – 164 a.C.
Re seleucide (175–164 a.C.), promotore della persecuzione religiosa.
🔹 Giasone di Cirene
Storico ebreo ellenistico (II sec. a.C.), autore dell’opera in cinque libri riassunta da 2 Maccabei.
🕯️ Geremia nasconde l’Arca (2 Mac 2,4–8)
«Geremia […] salì e trovò un vano a forma di caverna e là introdusse la tenda, l’arca e l’altare degli incensi e sbarrò l’ingresso […] Il luogo deve restare ignoto, finché Dio non avrà riunito la totalità del suo popolo» (vv. 5.7).
Goldstein (II Maccabees, pp. 181–188) mostra che il racconto non è cronaca storica, ma tradizione teologica: collega Geremia a Mosè e proietta nel futuro una restaurazione escatologica.
Schwartz (2 Maccabees, pp. 133–141) sottolinea il parallelismo con Dt 34: il monte dove Mosè contempla l’eredità è identificato con il Nebo; il nascondimento crea una teologia dell’assenza, tipica del giudaismo post-esilico.
L’idea che la gloria divina riapparirà richiama Es 40 e 1Re 8. L’autore costruisce una continuità tra Sinai, Tempio e restaurazione maccabaica.
🔥 Il fuoco dal cielo: Mosè e Salomone (2 Mac 2,9–12)
«Così pregò anche Salomone e il fuoco sceso dal cielo consumò gli olocausti» (v. 10).
Goldstein (pp. 189–193) evidenzia che il parallelo Mosè–Salomone stabilisce un modello: dedicazione autentica = intervento celeste.
Schwartz (pp. 142–145) osserva che 2 Maccabei usa materiale midrashico, non sempre attestato nel testo masoretico (cf. 2Cr 7,1). Tale uso è tipico di questo periodo storico, dove si scrive riprendendo tradizioni della storia antica d’Israele, rilette in una nuova prospettiva.
Il fuoco è segno di approvazione divina: la purificazione del 164 a.C. si iscrive così nella linea delle grandi epifanie fondative.
📚 3La biblioteca di Neemia (2 Mac 2,13–15)
«Egli, fondata una biblioteca, curò la raccolta dei libri dei re, dei profeti e di Davide» (v. 13).
Schwartz (pp. 148–151) ritiene che il passo rifletta una coscienza canonica avanzata: raccolta di testi normativi. Goldstein (pp. 196–199) collega la notizia alla formazione progressiva del canone ebraico.
Non si tratta necessariamente di una “biblioteca” nel senso moderno, ma di una raccolta ufficiale di testi sacri e documenti regali (vedi appendice II).
🎉 L’invito a celebrare la Dedicazione (2 Mac 2,16–18)
«Farete ottima cosa se celebrerete anche voi questi giorni» (v. 16).
Il capitolo funge da lettera circolare. Schwartz (pp. 152–154) mostra che l’intento è liturgico: promuovere la festa della purificazione (Ḥanukkah). Dio raduna il popolo disperso (v. 18). Il tema dell’unità è centrale nell’ideologia maccabaica e nel periodo post-esilico in generale.
🏛️ Il compendio dell’opera di Giasone (2 Mac 2,19–32)
«Questi fatti narrati da Giasone di Cirene nel corso di cinque libri, ci studieremo di riassumerli» (v. 23).
Goldstein (pp. 200–207) evidenzia come l’autore sia un epitomatore, ossia uno storico che riassume un’altra opera storia, conferendole però un valore e un accento diverso, in questo caso a carattere teologico.
Schwartz (pp. 158–163) nota l’uso di metafore architettoniche (architetto/pittore) per descrivere il lavoro storico. Qui troviamo una delle più chiare riflessioni antiche sul metodo storiografico e sulla differenza tra opera completa e sunto.
📎 Appendice I – Il racconto del nascondimento dell’Arca e la tradizione su Geremia (2Mac 2,1–8)ì
«Geremia […] salì e trovò un vano a forma di caverna e là introdusse la tenda, l’arca e l’altare degli incensi e sbarrò l’ingresso […] Il luogo deve restare ignoto, finché Dio non avrà riunito la totalità del suo popolo» (2 Mac 2,5.7).
Tutti i maggiori commentatori concordano: non siamo di fronte a un dato storico verificabile, ma a una tradizione teologica.
Goldstein (I Maccabees, pp. 181–188) mostra che il racconto non ha paralleli diretti in Geremia canonico. L’episodio riflette una tradizione giudaica post-esilica che collega il profeta alla sorte dell’Arca scomparsa nel 587 a.C. Secondo Goldstein, il racconto serve a “spiegare” l’assenza dell’Arca nel Secondo Tempio e a mantenere viva l’attesa della sua restaurazione escatologica.
Schwartz (2 Maccabees, pp. 133–141) sottolinea che il racconto costruisce un parallelo tipologico Mosè–Geremia. Il monte dove Mosè contemplò la terra promessa (Dt 34) diventa il luogo simbolico del nascondimento. L’autore crea una teologia dell’assenza: l’Arca non è distrutta, ma custodita da Dio.
Il problema storico dell’Arca
La Bibbia ebraica tace sulla sorte dell’Arca dopo il 587 a.C. (cf. 2Re 25).
Goldstein (pp. 183–184) osserva che la scomparsa dell’Arca creò uno spazio per tradizioni alternative:
- distrutta dai Babilonesi
- portata a Babilonia
- nascosta prima della distruzione
2Mac 2 rappresenta la terza soluzione.
📎 Appendice II – La “biblioteca” di Neemia (2Mac 2,13–15)
«Egli, fondata una biblioteca, curò la raccolta dei libri dei re, dei profeti e di Davide e le lettere dei re intorno ai doni» (2Mac 2,13).
Il termine “biblioteca”
Il greco usa il verbo συναγαγεῖν (“raccogliere”). Non indica una biblioteca pubblica moderna, ma una raccolta ufficiale di testi.
Schwartz (pp. 148–151) afferma che il passo riflette una coscienza di autorità testuale: testi regali, profetici e salmici sono già percepiti come corpus normativo.
Goldstein (pp. 196–199) è prudente: non possiamo dedurre che il canone fosse chiuso ai tempi di Neemia, ma il testo testimonia un processo di conservazione e trasmissione.
Collins (Between Athens and Jerusalem, pp. 42–46) sottolinea che nel giudaismo ellenistico cresce la consapevolezza di una tradizione scritta autorevole.
Nel libro canonico di Neemia (Ne 8) vediamo già una lettura pubblica della Torah.
Secondo Schwartz (p. 149), 2 Maccabei amplia quella memoria: Neemia non solo legge, ma organizza e preserva. Questo riflette una teologia della memoria scritta: l’identità di Israele si fonda su testi conservati.
📚 Bibliografia essenziale
Goldstein, Jonathan A., II Maccabees, Anchor Bible 41A, Doubleday, New York 1983.
Schwartz, Daniel R., 2 Maccabees, Commentaries on Early Jewish Literature, Walter de Gruyter, Berlin–New York 2008.
Nickelsburg, George W. E., Jewish Literature between the Bible and the Mishnah, Fortress Press, Minneapolis 2005.
Collins, John J., Between Athens and Jerusalem, Eerdmans, Grand Rapids 2000.











