Cos’è il Pentateuco?

    Informazioni preliminari sulla Bibbia (Parte seconda)

    La parola “Pentateuco” viene dal greco: “Pentateuchos libros”. Questa espressione greca significa “un libro suddiviso in cinque parti”.

    Questa designazione indica la natura profonda del Pentateuco, ossia che esso è un unico libro e che questo unico libro è suddiviso in cinque parti. 

    Questa caratteristica è ben indicata anche nel nome che si trova nelle edizioni moderne del Pentateuco in ebraico: chamisha chumshé torah “i cinque quinti della Torà”

    Un unico libro. Perché contiene la storia delle origini del mondo (Gen 1-11) e dei patriarchi della storia d’Israele (Gen 12Dt 34).

    Esso si conclude con a morte del suo personaggio principale: Mosè (Dt 34), anche se non è una biografia.

    Fino al XVI secolo, infatti, Mosè era l’indiscusso autore del Pentateuco e, perciò, egli era il garante dell’unità del Pentateuco e della sua autorità presso gli ebrei.

    Anche se, in seguito, l’esegesi metterà in discussione questa unica autorità, l’unità del Pentateuco come unico libro resta un dato di fatto.

    L’unità del libro, però, non consiste più nell’unicità del suo autore, ma nei collegamenti tra un libro e l’altro. Basta infatti leggere la fine e l’inizio di ciascuno dei libri che compongono il Pentateuco per rendersene conto.

    Un libro suddiviso in cinque parti. Le parti – o i libri – che compongono il Pentateuco sono i seguenti: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio.

    Questi nomi non sono quelli originali, bensì derivano dalla traduzione greca della Bibbia. Nella Bibbia ebraica, invece, i titoli dei libri sono costruiti da una delle prime parole di ciascun libro.

    Genesi – in ebr. bereshìt – (cf. Gen 1,1) – “In principio”
    Esodo – in ebr. shemòt – (cf. Es 1,1) – ” … i nomi”
    Levitico – in ebr. wajjiqrà (cf. Lev 1,1) – “[Il Signore] chiamò”
    Numeri – in ebr. bemidbar (cf. Num 1,1) – ” … nel deserto”
    Deuteronomio – in ebr. devarìm (cf. Dt 1,1) – ” … le parole”

    I titoli, infatti, sono un’invenzione moderna. Nell’antichità, invece, la prima e l’ultima parola di un libro ne costituivano l’inizio e la fine.

    Infatti, i rotoli pergamenacei che, ancor oggi, contengono il testo del Pentateuco non sono interrotti dalla menzioni del titolo.

    Essi contengono tutto il testo dei primi cinque libri della Bibbia, senza interruzioni, dall’inizio alla fine.

    Accanto a questo espediente, gli antichi usavano mettere al centro di una composizione la parte ritenuta più importante. Così, anche nel Pentateuco, il libro più importante è il terzo, quello del Levitico.

    Si tratta del libro che descrive i vari elementi del culto israelitico: sacrifici, voti, calendari, etc.

    La sua centralità è dovuta all’importanza fondamentale che il culto aveva agli occhi degli Israeliti, soprattutto al tempo in cui, solitamente, si ascrive la redazione finale del Pentateuco: il VI sec. a.C.

    Torà – il nome del Pentateuco in ebraico – significa non solo “legge”, ma anche “insegnamento, istruzione” (dal verbo ebr. yarà – “insegnare”). Si tratta, a ben vedere, di sue significati strettamente connessi.

    Infatti, per gli ebrei, Dio ha istruito Israele, il suo popolo, attraverso le leggi consegnate a Mosè sul Monte Sinai. (continua)


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