Il mistero del diavolo

4 Aprile 2022

Nei Vangeli, Gesù di Nazareth è chiamato anche in altri modi a seconda dell’aspetto che se ne vuole descrivere.

Chi è il “diavolo”?

“Signore” o “Figlio di Dio” per indicare la sua natura divina (cfr. per es. Matteo, 8,25); “Messia” per dire che era l’atteso degli ebrei (cfr. per es. Giovanni, 1,41);

“Maestro” poiché era considerato un rabbi itinerante che predicava il regno di Dio (cfr. per esempio Matteo 8,25); “Figlio dell’uomo” per sottolineare la sua misteriosa umanità (cfr. per es. Luca, 5,24).

A quale personaggio concreto appartengono invece i titoli di “diavolo”, “Satana”, “Belzebù”, oppure ancora “tentatore”, “serpente antico”, “principe di questo mondo”, “demonio”? Nessuno di questi titoli corrisponde a una persona precisa come Gesù di Nazareth.

Nell’episodio delle tentazioni (Matteo 4,1-11) viene chiamato in ben tre modi: “diavolo”, ossia colui che si mette di traverso, divide; “tentatore”, colui che mette alla prova l’uomo nella fedeltà alla missione affidatagli da Dio; “Satana”, l’avversario dell’uomo e di Dio.

Ma è chiamato anche “Belzebù” – dall’ebraico Ba‘al-zebub – il dio delle mosche adorato dagli antichi Cananei e considerato, ai tempi di Gesù, come il capo dei demoni (cfr. Matteo 12,24; 3, 22); “serpente antico”, in collegamento ai racconti della Genesi (cfr. Apocalisse 12,9);

“principe di questo mondo” per descrivere il capo incontrastato della parte di umanità che ha rifiutato Dio (Giovanni 12,31); “demonio”, il nome forse più comune che può essere usato anche al plurale (demòni).

Due sole volte, nella Bibbia, si forniscono nomi un po’ meno astratti. Il libro di Tobia menziona, come abbiamo visto, il demone Asmodeo (Tobia 3,8) e il Vangelo conosce come Legione il nome non di un solo demonio, ma di un vero e proprio gruppo di diavoli (Marco 5,9).

Essere poliforme

Forse è quella di “essere poliforme” la denominazione più corretta di una realtà così variegata e che, proprio per questo, può incarnarsi in vari modi. Nella Bibbia, per esempio, Gesù chiama l’apostolo Pietro “Satana” (Matteo 16,23) perché in quell’occasione si era dimostrato contrario a lui.

Giuda è chiamato, per evidenti motivi, “diavolo” (Giovanni 6,70). La natura spirituale di questa realtà poli forme permette di influenzare, se non proprio di impossessarsi, di essere umani, usandoli per i suoi scopi, volontariamente o anche involontariamente.

La sua vera natura sta proprio nella capacità di mascherarsi, di cambiare continuamente identità, di adattarsi alla perfezione alle situazioni più diverse, influenzandole dal di dentro.

Mistero di iniquità

Forse, l’espressione che può tenere insieme tutti gli aspetti dell’essere poliforme è quella coniata da Paolo di Tarso: mystèrion tes anomìas (2 Tessalonicesi, capitolo 2). Nelle nostre Bibbie, l’espressione è tradotta con «mistero dell’iniquità».

Penso, invece, che attinga a un canale sotterraneo e antichissimo che di tanto in tanto riaffiora in superficie fin dai primi versetti della Genesi.

Al mystèrion di cui parlava il profeta Daniele in relazione al progetto superiore di Dio per la storia dell’uomo, viene ora affiancato un altro mistero, un altro progetto: quello del caos, del mondo del male. Solo all’interno di questo quadro di riferimento è possibile comprendere almeno un po’ questa sinistra espressione.

Potremmo tradurla così: “mistero della mancanza di ogni legge” oppure “mistero della trasgressione”. Un enigmatico dinamismo spirituale che porta continuamente a trasgredire, ossia a superare i limiti imposti dalla nostra limitata condizione umana per tentare di diventare come Dio.

Le funzioni del male

Diavolo, satana, Belzebù, ecc. possono essere considerati così come le diverse funzioni di questo oscuro mistero della trasgressione, di questo invisibile e profondo dinamismo nascosto nel cuore del caos e che produce continuamente tutto ciò che i nomi del male descrivono:

divisione tra gli uomini e con Dio (diavolo); avversità (satana); prove (tentatore); illusioni (principe di questo mondo), ecc.

Un mistero attivo e presente non solo nella vita di Gesù, ma anche nelle vicende della Chiesa primitiva (cfr. per es. Atti degli Apostoli, 5,3; 1 Corinzi, 7,5; 2 Corinzi, 2,11; 1 Tessalonicesi, 2,18) così come nella seguente storia della Chiesa, fino a questi ultimi tempi.

Ma in che modo oggi il poli forme mistero dell’iniquità continua a manifestarsi? È interessante che il nome del male più noto sia nel Nuovo Testamento che ancor oggi è quello che meglio rende la natura profonda del male: diavolo, dal verbo dia-ballo che significa gettare qualcosa di traverso per ostacolare e dividere.

Guarda caso, questo nome è l’opposto di un altro verbo greco: symballo che significa invece unire, mettere insieme e da cui viene la parola simbolo. (già detto varie volte)

Il simbolo è ciò che unisce inscindibilmente la realtà al modo in cui essa viene rappresentata. Per esempio, l’acqua è un simbolo perché non solo rappresenta la purificazione ma è in grado anche di realizzarla concretamente, quando ci laviamo.

L’acqua e tanti altri simboli animano per così dire dal di dentro la Bibbia e sono i canali privilegiati attraverso i quali il mondo segreto di Dio continua a vivere ancor oggi nella Chiesa.

La sottile illusione della solitudine estrema

Dove sta allora l’opera più subdola del maligno? Nell’illudere l’uomo di essere solo nell’universo, di essere lasciato a se stesso, che non esista nulla al di fuori di sé, in poche parole di essere perduto. Questo progetto verrebbe realizzato separando la realtà da ciò che oggi la rappresenta.

La realtà è precisamente il mondo di Dio, raffigurato nelle contraddittorie pagine della Bibbia e nel controverso mondo della Chiesa. Nella Genesi, infatti, l’uomo e la donna non sono dei mondi a se stanti, ma fanno parte del cosmo creato da Dio (cfr. 1,26), rappresentandone la componente più importante.

Un cosmo regolato da leggi (cfr. 1,4.7) e abitato – come la Bibbia ampiamente dimostra – da esseri spirituali e non solo fisici. L’attività principale del diavolo è così quella di dividere l’uomo e la donna dal mondo di Dio, eliminando tutto ciò che lo rappresenta.

Per far ciò, sbatte in prima pagina scandali e contraddizioni e dando massimo risalto a ciò che invece rappresenta il suo mondo.

Maschere e narcisismo

Pur non negando che gli scandali non rappresentano certamente la manifestazione del bene, tuttavia le manifestazioni del mistero della trasgressione sono assai più subdole e mascherate(a cosa alludi esattamente? non si capisce).

Paolo di Tarso, infatti, dice che esistono dei falsi apostoli che si mascherano da apostoli di Cristo, ma che in realtà sono rappresentanti di qualcun altro. A tal proposito dice: «Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce» (2 Corinzi 11,14).

La manifestazione del mistero dell’iniquità nella Chiesa sarebbe così all’opera attraverso coloro che pur dicendosi cattolici o persino esercitando un qualche ruolo all’interno della Chiesa, tuttavia appartengono interiormente a tutt’altro schieramento, essendo profondamente atei e mirando con ogni loro attività a dividere l’uomo dal suo habitat spirituale che gli è così necessario per vivere.

Ed allora, in modo forbito e cortese, ma sempre accuratamente velato, si confessa a parole l’opposto di cui si è invece profondamente convinti e che però non si ha il coraggio di dire: che la Bibbia in fondo parla solo di favole, che la Chiesa è una realtà solo umana e destinata a soccombere, che al centro di tutto c’è l’individuo e i suoi falsi bisogni.

Forse, si è ormai intuito il motivo per cui il mistero del male è un mistero di trasgressione. Perché esso continua a riproporre nella storia la dinamica primordiale dell’ergersi umano al di sopra di Dio, o meglio ancora al suo posto. Un mistero che è perciò, come quello divino, tutto umano e tutto diabolico.

Photo by Rishabh Dharmani on Unsplash

Simone Venturini

Simone Venturini

Biblista

Simone Venturini, nato a Fano, Biblista e Professore di Ebraico e Studi biblici è da sempre in prima linea nel settore della divulgazione e della formazione. Vive a Roma insieme alla sua famiglia ed ha ricoperto ruoli importanti nelle più prestigiose università e istituzioni pontificie di Roma. La sua mission è quella di dare alla gente gli strumenti indispensabili per approfondire la Bibbia e capire il senso della vita e della storia.

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