La narrazione della creazione nel libro della Genesi si chiude con una formulazione che estende e completa la visione introdotta nel primo versetto: Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere (Genesi 2,1). Questa frase non solo segna il termine dell’opera creativa ma apre anche a una comprensione più profonda della totalità dell’esistenza, come delineata nel racconto biblico.
Il termine ebraico צְבָאָם (tseva’am), tradotto come le loro schiere, può portare a diverse interpretazioni teologiche. A livello letterale, il termine è spesso utilizzato nel contesto militare, indicando un gruppo organizzato, come un esercito. Tuttavia, nel contesto della Genesi, il significato si espande oltre il semplice aspetto militare. La “schiera” in questo versetto si riferisce alla totalità delle creature e delle entità create, comprendendo tanto gli elementi celesti quanto quelli terrestri.
Infatti, la frase tutte le loro schiere amplia l’idea iniziale di cielo e terra (Genesi 1,1) introducendo una comprensione di creazione che include non solo la materia fisica, ma anche gli esseri spirituali e metafisici. Questo ci porta a considerare l’universo non solo come un insieme di elementi fisici ma come una creazione composta da realtà visibili e invisibili.
Teologia della creazione
Dal punto di vista teologico, il termine “schiere” può essere interpretato come una manifestazione della sovranità divina. L’uso del termine nel contesto religioso ebraico, specialmente nell’espressione il Signore delle schiere, suggerisce una visione di Dio come comandante supremo non solo dell’ordine fisico ma anche di quello spirituale.
La distinzione tra “schiere dei cieli” e “schiere della terra” sottolinea ulteriormente l’ampiezza e la profondità della creazione divina. Le “schiere dei cieli” possono essere intese come gli angeli o le realtà spirituali, mentre le “schiere della terra” si riferiscono alla diversità della vita e degli elementi naturali che popolano il nostro pianeta.
Il termine “schiere” nella Bibbia
Il termine ebraico צָבָא (tsava’), tradotto spesso come “schiera” o “esercito”, ricorre in vari contesti, estendendo il suo significato oltre la semplice accezione militare. Per esempio, in Isaia 40,26, il profeta invita a sollevare lo sguardo ai cieli e a considerare “chi ha creato queste cose”, facendo uscire “il loro esercito (schiere) per numero”. Qui, il termine sottolinea la grandezza e l’ordine della creazione celeste, facendo eco al senso di completezza e ordine cosmico già espresso in Genesi:
«Sollevate in alto gli occhi e guardate: chi ha creato queste cose? Colui che fa uscire il loro esercito per numero, che le chiama tutte per nome; tanta è la sua forza e il vigore del suo potere, che non ne manca neanche una».
Teologia delle “schiere”
Teologicamente, le “schiere” rappresentano la sovranità di Dio su tutte le dimensioni della realtà. In 1 Samuele 17:45, Davide si riferisce a Dio come “il Signore delle schiere, il Dio delle schiere d’Israele”, sottolineando la sua autorità assoluta non solo sugli eventi terreni ma anche su quelli celesti. Questo fa delle “schiere” un simbolo della presenza pervasiva e del potere di Dio nell’intero universo:
David disse al Filisteo: «Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con il giavellotto, ma io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d’Israele, che tu hai oltraggiato».
Le “schiere” come espressione di fedeltà e protezione divina
L’uso del termine “schiere” si connette anche alla protezione e alla fedeltà di Dio verso il suo popolo. In Luca 2,13, durante l’annuncio della nascita di Gesù, appare “una moltitudine della schiera celeste” che loda Dio. Questo evento mostra le “schiere” come angeli, servitori celesti che partecipano attivamente alla storia della salvezza, collegando così la creazione alla redenzione:
Ed ecco, si unì all’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama».











