11QMelch – ossia Melchisedec della Undicesima grotta di Qumran – è una figura di mediatore angelico che tuttavia si colloca anche nel contesto di un intervento escatologico (=ossia negli ultimi tempi che gli esseni di Qumran credevano di vivere) di Dio stesso a cui viene attribuito il titolo di מַלְכִי צֶדָק malki tsedeq (frase ebraica che significa Re di giustizia oppure Il mio re è giustizia).
Di lui si parla in Genesi 14,17-20. Un piccolo brano che sembra essere stato intenzionalmente inserito in un capitolo dove si parla di tutt’altro, quasi a voler conservare e tramandare a tutti i costi qualcosa di molto importante. Qualcosa che in effetti fu accolto con grande interesse, secoli e secoli più tardi, dagli anonimi autori degli abitanti della comunità di Qumran:
Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sòdoma gli uscì incontro nella Valle di Save, cioè la Valle del re. Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram con queste parole:
«Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
creatore del cielo e della terra,
e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici».
Abram gli diede la decima di tutto.
Cosa dice il testo di Qumran?
Probabilmente, il testo fu composto verso la fine del II sec. a. C. ed è composto di tredici frammenti pazientemente ricostruiti da A.S. van der Houde nel 1965 e più recentemente da Émile Per il testo clicca qui. In questo testo altamente frammentario, oltre a diversi personaggi biblici, due spiccano in particolar modo:
Melchisedec e quelli che appartengono alla sua eredità; Belial e quelli che appartengono alla sua parte. La prospettiva è triplice: antropologica all’inizio (col. I, 12 ss.), angelico-divina (col. II, 7-15) poi ed infine messianica (col. II, 15 ss.).
Nella prima parte, quella antropologica, a prima vista si parla del condono giubilare a tutto il popolo. Tuttavia, riprendendo la profezia di Isaia (cap. 61, 2 ss.), 11QMelch restringe la cerchia dei prigionieri che saranno liberati, riferendosi esclusivamente ai membri di Qumran (col. II, 4-5).
I passi classici del giubileo (soprattutto Lv 25,13 e Dt 15,2) citati all’inizio del manoscritto perdono la loro funzione legale che avevano in origine per assumere un significato morale ed escatologico.
Una figura umano-divina
Nella seconda parte, quella angelico-divina, il Re di Giustizia compie un atto di salvezza universale nel decimo e definitivo giubileo della storia, che rappresenta il superamento definitivo delle tappe storiche rappresentate dai primi nove giubilei. L’agente sarebbe appunto Malki tsedeq un essere angelico al quale vengono attribuiti titoli divini.
Esso, per esempio, viene incluso tra gli dei (in Ebr. אֵלִים ‘elim) ed anzi sembra essere uno dei titoli attribuiti allo stesso YHWH. Egli è una figura espiatrice e compie il rito del Sommo Sacerdote nel giorno dello Yom Kippur.
Infine egli è anche il Messia, o un personaggio che incarna alcune prerogative del Messia, come per esempio la doppia figura di re e sacerdote (cfr. Genesi 14,18)
Per questi motivi, esso compare nella lettera agli Ebrei, come immagine del sacerdozio di Cristo (soprattutto Ebrei 5): Cristo, infatti, è sia un uomo, ma anche mediatore, sacerdote e soprattutto Dio.











