🏠 1. I protagonisti principali
- Τωβίας – Tōbías → traslitterato Tobìa, significa “Il Signore è buono” (YHWH ṭōb).
Uomo giusto e timorato di Dio della tribù di Neftali, deportato a Ninive. - Ἀναναί – Ananái → Ananà o Anna, “Dio ha mostrato grazia”. Moglie di Tobia, simbolo della pietà domestica.
- Τωβίτ – Tōbít → Tòbit, forma aramaica del nome “Tobia”. Nella versione greca, Tobit è il padre; Tobias, il figlio.
Il suo nome contiene la stessa radice “tov” (buono). - Ἀχιάχαρος – Achíachar(os) → Achìkar, “fratello nobile” o “uomo di discernimento”, parente di Tobit e figura di sapienza orientale.
🌍 2. Introduzione e contesto storico (Tb 1,1–2)
«Il libro della storia di Tobia, figlio di Tobiel, figlio di Ananiel, figlio di Aduel, figlio di Gabael, della discendenza di Asiel, della tribù di Neftali, che in tempo di Salmanàssar, re degli Assiri, fu deportato da Tisbe…» (Tb 1,1–2).
Il libro si apre con una genealogia precisa, che colloca Tobia tra le famiglie deportate in Assiria nel tempo del re Salmanàssar V (727–722 a.C.). L’autore, tuttavia, scrive molti secoli dopo, in epoca ellenistica (IV-III sec. a.C.), e ricostruisce un quadro di fedeltà nella diaspora.
Joseph A. Fitzmyer (Tobit, Anchor Bible 40, p. 51) sottolinea che la genealogia ha funzione teologica: “la radice della fede sopravvive anche in terra straniera”. Il riferimento a “Tisbe in Galilea” rafforza l’idea che la pietà di Tobia ha radici israelitiche pure, nonostante l’esilio.
🕊️ 3. La vita di Tobia a Ninive (Tb 1,3–8)
«Io, Tobia, camminai nella via della verità e della giustizia tutti i giorni della mia vita» (Tb 1,3).
Inizia il racconto in prima persona: Tobia parla con tono autobiografico. È un pellegrino fedele in terra straniera.
Pur vivendo a Ninive, partecipa al culto di Gerusalemme, paga la decima ai leviti, soccorre i poveri e seppellisce i morti (vv. 6–8).
Robert H. Charles e Joseph A. Fitzmyer (pp. 53–55) notano che Tobia incarna la pietà laica dell’ebreo in diaspora: il culto è lontano, ma la fedeltà alla Torah continua nel quotidiano. L’azione di seppellire i morti, vietata dagli Assiri, lo rende un “giusto perseguitato”.
⚔️ 4. Le prove e la persecuzione (Tb 1,9–20)
«Quando io seppellivo i loro cadaveri, lo venni a sapere e lo riferirono al re; io allora dovetti nascondermi» (Tb 1,18).
Tobia vive la fedeltà come rischio. Quando il re scopre che seppellisce i morti d’Israele, fugge e perde i suoi beni.
Resta solo con la moglie Anna e il figlio Tobia (più giovane), mantenuto da lavori domestici.
«Anna si guadagnava da vivere con il suo lavoro» (Tb 1,19).
La scena domestica, così umana, mostra la tensione tra fede e povertà.
C. A. Moore (Tobit, AB 40A, p. 75) interpreta questo passo come un “testamento di fedeltà”: Tobia è il nuovo Giobbe, la cui giustizia viene provata nella prova e nella perdita.
🕯️ 5. La speranza e la preghiera (Tb 1,21–22)
«Dio mi concesse di ritornare e il re Assaraddon mi mise a capo degli acquisti» (Tb 1,22).
La sezione finale chiude in tono positivo: Tobia viene riabilitato alla corte assira, grazie anche a Achikar, suo parente, che gode del favore del re. È un anticipo della restaurazione futura: Dio non abbandona il giusto.
Nickelsburg (Jewish Literature between the Bible and the Mishnah, p. 69) osserva che Achikar rappresenta la sapienza del giusto nel mondo pagano, come Daniele a Babilonia. Tobia, pur straniero, resta “uomo di Dio tra i popoli”.
🧩 Appendice I – La complessa situazione testuale di Tobia
Il libro di Tobia ci è giunto in diverse versioni greche e aramaiche:
| Versione | Sigla | Lingua | Caratteristiche |
|---|---|---|---|
| Codice Sinaitico (S) | LXX-S | Greco | Testo più lungo e completo, in stile narrativo. Base della CEI 2008. |
| Codici Vaticano (B) e Alessandrino (A) | LXX-BA | Greco | Versione abbreviata, più sobria. |
| Versioni aramaiche di Qumran | 4Q196–199 | Aramaico ed ebraico | Frammenti databili al II sec. a.C., che confermano la maggiore antichità del testo lungo (Sinaitico). |
Fitzmyer (pp. 37–49) mostra che la versione del Codice Sinaitico riflette un testo aramaico originale. Le versioni greche brevi sono adattamenti posteriori, forse semplificati per l’uso liturgico.
Le scoperte di Qumran (Cave 4), pubblicate da J. Strugnell e J. A. Fitzmyer (1962–1974), hanno rivoluzionato la critica testuale, mostrando che Tobia era diffuso e venerato tra gli ebrei prima del cristianesimo.
📜 Appendice II – La figura di Achikar
Achikar è una figura storica e letteraria famosa nel Vicino Oriente antico.
Compare in una raccolta aramaica sapienziale (Aḥiqar the Sage, V sec. a.C.), scoperta a Elefantina (Egitto).
In quella storia, Achikar è consigliere saggio del re assiro Sennàcherib, accusato ingiustamente e poi riabilitato grazie alla sua prudenza.
Nel libro di Tobia (Tb 1,21–22), Achikar è zio di Tobia e benefattore alla corte del re.
Fitzmyer (p. 91) suggerisce che l’autore di Tobia abbia voluto collegare il protagonista a una figura sapienziale universale, unendo pietà e intelligenza. Achikar diventa un ponte tra la sapienza orientale e la fede d’Israele, come Giuseppe in Egitto.
👑 Appendice III – I sovrani assiri: realtà o finzione?
Tobia menziona diversi re assiri:
- Salmanàssar V (727–722 a.C.) – deportazione delle tribù del Nord.
- Sennàcherib (705–681 a.C.) – nemico di Gerusalemme ai tempi di Ezechia.
- Assaraddon (681–669 a.C.) – successore di Sennàcherib.
Gli studiosi (Fitzmyer, p. 63; Moore, p. 82) concordano che l’autore usa i nomi in modo simbolico, non sempre cronologicamente corretto. L’intento non è storico, ma teologico: evocare l’intera epoca dell’esilio come sfondo della fedeltà.
Questi re rappresentano il potere straniero opposto alla Legge, ma anche l’occasione in cui il giusto dimostra la sua integrità.
📘 Bibliografia essenziale
- Joseph A. Fitzmyer, Tobit (Anchor Bible 40), Doubleday, New York 2003, pp. 37–63, 90–91.
- Robert H. Charles, Apocrypha and Pseudepigrapha of the Old Testament, Oxford 1913, vol. 2, pp. 244–253.
- C. A. Moore, Tobit (Anchor Bible 40A), Yale University Press, New Haven 1996, pp. 73–82.
- G. W. E. Nickelsburg, Jewish Literature between the Bible and the Mishnah, Fortress Press, Philadelphia 1981, pp. 67–70.
- J. Strugnell – J. A. Fitzmyer, The Qumran Aramaic Tobit Texts (4Q196–199), in Discoveries in the Judaean Desert XIX, Oxford 1995.
- R. Bauckham, “Tobit and the Moral Teaching of the Diaspora”, in Journal for the Study of Judaism 14 (1983), pp. 32–47.











