Personaggi
- Τωβίτ – Tōbít → forma greca di Tobiyyah (“Il Signore è buono”). È il padre, simbolo della fedeltà all’Alleanza anche in esilio.
- Σάρρα – Sárra → “Principessa”, nome comune nella tradizione patriarcale (come la moglie di Abramo). In Tobia è la giovane figlia di Raguel, vittima di un destino tragico.
- Ῥαφαήλ – Rhaphaḗl → “Dio guarisce”, l’angelo inviato da Dio per risanare e liberare.
- Ἀσμοδαῖος – Asmodaíos → “Colui che fa perire”, demone maligno che tormenta Sara.
«Tobia, con l’animo amareggiato, sospirò, pianse e cominciò a pregare…» (Tb 3,1).
Il capitolo 3 segna una svolta narrativa e teologica: le vicende di due persone lontane, Tobi e Sara, vengono unite da una stessa invocazione. È il momento in cui la narrazione umana si apre al piano divino.
Come osserva Robert Hanhart (Das Buch Tobit, Göttingen 1983, p. 76), qui l’autore “intreccia due fili di sofferenza che convergono nel cielo di Dio”.
🙏 2. La preghiera di Tobi: dalla vergogna alla speranza
«Giusto sei tu, Signore, e giuste sono tutte le tue opere… Poche sono le mie vite rispetto ai miei peccati» (Tb 3,2.5).
«Ora, Signore, tratta con me come vuoi, comanda che il mio spirito sia accolto in pace» (Tb 3,6).
Tobi, ormai cieco, umiliato e deriso, non bestemmia né si ribella: eleva una preghiera di giustizia.
Egli riconosce la propria fragilità e quella del popolo d’Israele: è una confessione personale che si fa collettiva.
Fritz Otzen (Das Buch Tobit, ZBK, 2001, p. 121) sottolinea che questa preghiera è “una delle più pure espressioni di teologia deuteronomista fuori dal Pentateuco”: il giusto soffre, ma Dio resta fedele.
Tobi chiede solo una morte serena, non per disperazione, ma per ritrovare pace in Dio. È l’eco dei Salmi di lamentazione (Sal 39; 88), in una lingua semplice e intensa.
😢 3. La preghiera di Sara: vergogna e disperazione
«Sara, figlia di Raguel, si trovava a Ecbàtana… e nello stesso giorno avvenne che anch’ella fu umiliata» (Tb 3,7).
«Tu sai, o Signore, che sono rimasta pura… Non ho macchiato il mio nome né quello di mio padre» (Tb 3,14-15).
Sara è tormentata da un demone che uccide i suoi mariti nella prima notte di nozze (Tb 3,8). La ragazza, ingiustamente accusata, pensa al suicidio, ma si ferma: teme di disonorare il nome del padre e confida la sua angoscia a Dio.
«Benedetto sei tu, Dio misericordioso, e benedetto il tuo nome nei secoli!» (Tb 3,11).
Daniel J. Harrington (Invitation to the Apocrypha, Grand Rapids 1999, p. 67) nota che questa preghiera parallela a quella di Tobi “trasforma il dolore in atto di fede”: Sara non chiede vendetta né piaceri, ma solo la fine della sua vergogna davanti a Dio.
L’autore, come spiega Carey A. Moore (Tobit: A New Translation with Introduction and Commentary, AB 40A, New York 1996, p. 137), mette in parallelo due solitudini, due vite segnate dalla fedeltà e dalla prova, unite dal medesimo grido: “Ascoltaci, Signore!”
🌤️ 4. L’intervento divino: la risposta dall’alto
«Nello stesso tempo la preghiera di entrambi fu accolta davanti alla gloria di Dio, e fu mandato Raffaele a guarire Tobi e Sara» (Tb 3,16-17).
Questo è uno dei versetti più densi del libro. Il narratore sottolinea che Dio ascolta simultaneamente due preghiere lontane nello spazio, ma unite nello spirito. La risposta divina non è immediata punizione o miracolo, ma invia un mediatore, l’angelo Raffaele, il cui nome significa “Dio guarisce”.
Raymond Brown (The Birth of the Messiah, 1993, p. 76) osserva che Tobia 3 anticipa un tema tipico della rivelazione cristiana: la cooperazione tra grazia e libertà. Dio non interviene magicamente, ma manda un messaggero che guida, cura, spiega e riconcilia.
🧩 Appendice I – Le due preghiere intrecciate
L’autore del Libro di Tobia mostra una straordinaria abilità narrativa: alterna la preghiera di Tobi (vv. 1–6) a quella di Sara (vv. 7–15) e le unisce nel versetto finale (vv. 16–17).
| Sequenza | Personaggio | Luogo | Tema | Emozione prevalente |
|---|---|---|---|---|
| Tb 3,1–6 | Tobi | Ninive | Sofferenza del giusto e accettazione | Rassegnazione |
| Tb 3,7–15 | Sara | Ecbàtana | Vergogna e purezza difesa | Disperazione |
| Tb 3,16–17 | Dio / Raffaele | Cielo | Ascolto e missione divina | Speranza |
Le due preghiere si incontrano in Dio, che abbraccia due dolori e li trasforma in un progetto di salvezza.
Secondo John J. Collins (Introduction to the Hebrew Bible, 2018, p. 525), questo intreccio mostra che la preghiera autentica non è mai isolata: “Ogni supplica si unisce a un’altra, e in Dio tutto trova risposta e armonia”.
È la teologia dell’incontro: due solitudini che si sfiorano nella fede e che saranno presto unite dall’angelo Raffaele.
😈 Appendice II – Asmodeo e l’inizio della demonologia e angelologia giudaica
La maggior parte degli studiosi — già da Hugo Gressmann fino a Carey A. Moore e Robert Hanhart — concorda che il nome provenga dal persiano antico o avestico Aēšma-daēva, cioè “spirito (daēva) dell’ira o della collera”.
👉 Aēšma è il termine avestico per “furia violenta”, e da qui l’idea di un demone distruttore.
Tuttavia, nell’ebraico post-esilico, il nome subisce un processo di naturalizzazione: diventa parte del vocabolario religioso ebraico, e la sua forma fonetica e morfologica si adatta alle radici semitiche.
Alcuni autori rabbinici e medievali hanno cercato di spiegare Asmodeo anche attraverso una derivazione interna all’ebraico, proponendo radici semitiche parallele o giocate sul suono del nome.
Una delle più note è:
- dalla radice שמד – šmd, “distruggere, annientare”
→ da cui il nome אַשְׁמְדָּאי (ʾAšmǝdai) potrebbe essere inteso come
👉 “colui che distrugge” o “il devastatore”.
Questa interpretazione è linguisticamente possibile e teologicamente coerente con il ruolo che Asmodeo svolge nel libro: il demone della distruzione dell’amore e della vita familiare.
Fritz Otzen (Das Buch Tobit, 2001, p. 123) osserva che la fusione tra radice iranica e reinterpretazione ebraica “rende Asmodeo una figura di confine — tra mitologia straniera e demonologia israelita in formazione”.
😈 3. Asmodeo nella letteratura ebraica successiva
Nel Talmud babilonese (Pesachim 110a; Gittin 68a–b), Asmodeo (Ashmedai) riappare con caratteristiche nuove:
- è il re dei demoni,
- possiede una certa intelligenza soprannaturale,
- ma resta sottomesso a Dio.
Il celebre episodio di Salomone e Asmodeo (Gittin 68a–b) lo mostra catturato dal re, costretto a cooperare nella costruzione del Tempio, e poi liberato. È un racconto che unisce ironia, sapienza e teologia: 👉 il male è reale, ma non ha potere assoluto.
Gershom Scholem, nello studio Jewish Gnosticism, Merkabah Mysticism, and Talmudic Tradition (1965, pp. 41–44), sottolinea che Asmodeo rappresenta il primo tentativo ebraico di “personalizzare” il male, prima dell’emergere del concetto di Satana come avversario escatologico.
👼 L’evoluzione della demonologia e dell’angelologia
Il Libro di Tobia (IV sec. a.C.) nasce in un contesto in cui, sotto l’influenza persiana, l’ebraismo elabora una visione più dualistica del mondo spirituale:
- gli angeli diventano mediatori del bene (Raffaele, Gabriele, Michele),
- i demoni personificano le forze del male e della disarmonia.
In questo periodo si sviluppano anche testi come 1 Enoch e Giubilei, che delineano una cosmologia complessa di angeli e spiriti. Robert Hanhart (p. 81) sottolinea che Tobia è il primo libro biblico in cui “un angelo agisce visibilmente come terapeuta mandato da Dio”.
Raffaele e Asmodeo non sono semplici figure fantastiche: rappresentano le forze spirituali opposte che agiscono nel cuore umano — la guarigione e la distruzione, la luce e l’ombra — e rivelano la progressiva consapevolezza di Israele che il mondo invisibile partecipa al dramma della fede.
📘 Bibliografia essenziale
- Robert Hanhart, Das Buch Tobit, Göttingen: Vandenhoeck & Ruprecht, 1983, pp. 75–83.
- Carey A. Moore, Tobit: A New Translation with Introduction and Commentary (Anchor Bible 40A), New York: Doubleday, 1996, pp. 136–142.
- Daniel J. Harrington, Invitation to the Apocrypha, Grand Rapids: Eerdmans, 1999, pp. 65–68.
- Fritz Otzen, Das Buch Tobit (Zürcher Bibelkommentar), Zürich: Theologischer Verlag, 2001, pp. 119–123.
- John J. Collins, Introduction to the Hebrew Bible, Minneapolis: Fortress Press, 2018, p. 525.
- Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, New York: Doubleday, 1993, p. 76.











