קָנֶ֤ה רָצוּץ֙ לֹ֣א יִשְׁבּ֔וֹר וּפִשְׁתָּ֥ה כֵהָ֖ה לֹ֣א יְכַבֶּ֑נָּה
qàneh ratsuf lo’ yishbor ufishtah keahh lo’ yekabbènna
una canna rotta non spezzerà, un lucignolo fumigante non smorzerà
Isaia 42,3
La canna nella Bibbia
קָנֶ֤ה – qanèh: canna
Questo termine è usato nella Bibbia per indicare un tipo di pianta molto diffuso. Si tratta di una pianta erbacea, che cresceva soprattutto in luoghi acquitrinosi, cava internamente, che, proprio per la sua struttura assumeva connotazioni di estrema delicatezza e fragilità.
Se ne facevano molteplici usi: il suo fusto lungo e diritto la rendeva adatta alla costruzione di lenze, frecce, recinti , pertiche.
Veniva usata anche come strumento di misura: la Sua lunghezza era di 6 cubiti. Da tale uso deriva il termine ” canone”, qualcosa che serviva per misurare, come anche intende Ezechiele in questo passo:
Ed ecco un muro esterno circondava la casa tutt’intorno L’uomo aveva in mano una canna da misurare, lunga sei cubiti, ogni cubito d’un cubito e un palmo. Egli misurò la larghezza del muro, ed era una canna; l’altezza, ed era una canna
Ezechiele 40,5
Esisteva anche un tipo di canna aromatica che veniva usata per scopi sacri:
Prenditi anche dei migliori aromi: di mirra vergine, cinquecento sicli; di cinnamomo aromatico, la metà, cioè duecentocinquanta; di canna aromatica, pure duecentocinquanta.
Esodo 30,23
Anche nel nuovo testamento ci sono diversi riferimenti alla canna. Quando Gesù sulla croce disse ho sete, fu usata proprio una canna per far arrivare a lui l’aceto.
E subito un di loro corse a prendere una spugna; e inzuppatala d’aceto e postala in cima ad una canna, gli diede da bere
Matteo 27,48
Il simbolo della canna
La caratteristica delle canne era la fragilità: bastava veramente poco per incrinarle e renderle inutili a qualunque uso. Diventavano addirittura pericolose per chi si appoggiava su di esse. Il re d’Egitto viene paragonato a una canna rotta che ferisce chi di appoggia ad essa
Ecco, tu confidi nell’Egitto, in quel sostegno di canna rotta, che entra nella mano e la fora a chi vi s’appoggia; tale è Faraone, re d’Egitto, per tutti quelli che confidano in lui.
Isaia 36,6
Spezzare una canna rotta era quindi un gesto comune, prudenziale e saggio. Per questo, quando una canna si incrinava, veniva spezzata e gettata via con grande facilità.
Nelle Scritture la “canna” è metafora della vita dell’uomo, fragile e delicato. Tutti noi siamo ” canne” sbattute dal vento, in balìa degli eventi della vita che a lungo andare infrangono i nostri cuori. Siamo fragili e indifesi.
Ci nascondiamo dietro una apparentemente sicurezza per mascherare le ferire dell’anima che come le incrinature di una canna rotta ci spezzano il cuore. Se la nostra vita fosse data in mano agli uomini, non avremmo alcuna speranza: saremmo destinati ad essere inesorabilmente infranti.
Ma gli occhi di Dio guardano in modo diverso dagli occhi dell’uomo. Dio ha progetti diversi per noi e agisce in modo diverso. Dio vede le nostre fragili vite e dà loro un grande valore.
Dove qualcuno sarebbe pronto a dare il colpo di grazia, Dio cura le ferite e sana i cuori. Dove molti sarebbero pronti a ” gettare via” le nostre vite incrinate, Egli si prende cura di noi , medica le nostre ferite e … e rinnova la nostra vita.
La canna e il flauto
A tal proposito occorre sottolineare un modo “inusuale” di utilizzare la canna adottato prevalentemente dai pastori. Con le canne essi costruivano dei flauti.
Per tale scopo non avevano bisogno di una lunga canna. A loro bastava una canna ” spezzata”, quella che tutti avevano scartato.
Ne prendevano un pezzo, la svuotavano e la tagliavano ad arte. Poi soffiavano dentro di essa traendone suoni melodiosi.
Dio, il nostro Buon Pastore fa così con noi. Non getta via la nostra vita, ma la lavora, la “intaglia” dandole la forma da Lui voluta, poi…”soffia” e noi diventano strumenti di lode nelle Sue sapienti mani.
Articolo di Lisetta Delsoldato











