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Corpo e anima. La psiche

Da Platone a Bert Hellinger, l’anima e le sue trasformazioni

L’io è un sistema di idee, valori, progetti, competenze, abilità sociali che emerge pian piano nell’essere umano, fin dai primi anni di vita. Nel bambino, l’io si costruisce attraverso i genitori, soprattutto la mamma, con cui egli è quasi in simbiosi.

Se possiamo almeno pensare a cosa sia il corpo e l’io, pur ammettendo ovviamente gli influssi culturali dell’ambiente cui si appartiene, quando si parla di anima e di psiche le cose sono ben diverse.

Anima e psiche presso i Greci

Parlando della prima non si può parlare anche della seconda. La parola anima viene dal greco psichè che significa “vento”, “soffio”. Nella Grecia antica, l’anima era semplicemente questo, un soffio, il vento. Da Platone in poi, il suo significato cambia radicalmente.

Per creare una conoscenza veramente universale, che sfugga dall’ambito della materia e della sua contraddittorietà, Platone lega ogni realtà sensibile ad un concetto, ad una idea, situata nel piano dell’anima. 

L’anima, dunque, non ha alcuna connotazione religiosa, ma nasce da un’esigenza gnoseologica, ossia conoscitiva. L’anima è quell’ambito che non è soggetto alla mutabilità delle esperienze umane.

Anima e psiche presso gli antichi ebrei

Anche nefesh nella Bibbia ebraica – ossia la Bibbia degli ebrei – non indica l’anima come noi la intendiamo oggi. Nefesh è invece una specie di esistenza diminuita, una sorta di ombra che resta dell’uomo dopo la sua morte (cfr. 1 Sam 28).

Poiché, però, la parola ebraica è stata tradotta, nella Bibbia greca – la cosiddetta LXX – con psichè, d’allora in poi nefesh assume tutto l’orizzonte culturale greco, ossia di qualcosa che non è materia.

L’anima diventa quella che è oggi

L’idea che oggi, cristiani e non cristiani, in genere, hanno di anima risale a S. Agostino. Anche se si trattasse di persone profondamente acculturate, o perfino di fisici quantistici, il retaggio di base è quello mutuato da S. Agostino.

Nel dialogo con Evodio, S. Agostino parla dell’anima, ne chiarisce l’origine da Dio e ne disquisisce la natura. Essa è come Dio, immortale, incommensurabile – ossia non si può misurare – ed è pura, opposta alla materia, al corpo.

Il corpo, da quel momento in poi, diventa qualcosa di disprezzare e comunque di secondaria importanza rispetto al principio immortale, che sussisterà anche dopo la morte.

Cartesio

Cartesio, infine, attua un nuovo rivolgimento. Definendo la res extensa come contrapposta alla res cogitans, egli individua la seconda non più come l’anima, ma il pensiero condiviso della comunità scientifica su una certa materia.

L’anima, così, resta confinata, nel suo significato agostiniano, nell’ambito religioso, mentre per la scienza, essa non esiste. Si tratta solo di un teoria verificata e condivisa.

Con ciò nasce la scienza e la Medicina, per cui il corpo viene trattato come un oggetto di studio ed analisi, privo di anima e fondamentalmente organico ossia come una somma di organi.

L’anima come sistema, il contributo di Hellinger

Agostino disputava sulla grandezza dell’anima, se essa fosse confinata all’interno del corpo umano, oppure fosse qualcosa che lo superasse.

Alla luce delle costellazioni familiari di Bert Hellinger, possiamo dire che l’anima è ben più che un’aura eterea che si stacca da noi dopo la morte. Essa è, per così dire, composta dalla rete in cui circola il grande fiume d’amore che giunge a noi attraverso nostra madre.

Questo fiume d’amore che giunge fino a noi e che parte dall’Eterno, può bloccarsi, a causa di rancori, stati d’animo o conflitti particolari con la mamma, soprattutto. 

Ristabilire e riconoscere il ruolo della Madre, significa darsi pace e permettere alla grande Luce e al grande Amore di spingerci alla nostra vera felicità


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