Perché vergognarsi di essere “nudi”?

19 Agosto 2021

Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture

Genesi 3,7

Il tema degli “occhi che si aprono” percorre tutta la Bibbia e giunge fino al Nuovo Testamento. In genere, gli occhi si aprono per vedere cose che normalmente non si riescono a vedere (cfr. per es. 2 Re 6) e sono la metafora dell’intuizione della fede, con la quale si può riconoscere l’azione di Dio nella storia (cfr. per es. Lc 24; Gv 20). 

In questo caso, invece, gli occhi si aprono non per vedere Dio, ma per scoprire qualcosa di se stessi. Potremmo chiamarla, con una parola che oggi va molto di modo, “consapevolezza”.

Cosa significa “essere nudi”?

In altre parole, si tratterebbe del rendersi conto di ciò che si è, senza veli, né maschere. I primi due esseri umano si accorsero di “essere nudi”. 

“Nudo”, in Ebraico è arom (עָרוֹם) un termine che assomiglia molto ad arum (עָרוּם) che significa invece “astuto”. Se ricordate, all’inizio del brano si diceva che il “serpente era il più astuto tra gli animali creati da Dio”.

L’assonanza tra i due termini lega la scoperta della nudità, all’astuzia serpentina; forse perché lo scopo di tale astuzia era di mettere a nudo i due primi esseri umani? 

E se così fosse, che male ci sarebbe? Non è forse un bene per l’uomo scoprirsi “fragili, povere creature, bisognose di aiuto”? Il problema non è questo.

Siamo fragili e bisognosi di Dio

Infatti, erano nudi anche prima di mangiare del frutto dell’albero. Il problema è essere nudi e vergognarsene. Il testo dice, infatti, che i due intrecciarono delle foglie di fico e se ne fecero due cinture.

Se si sta con Dio, se lui è presente nella vita di un uomo, non ci si vergogna della propria nudità. Non c’è bisogno di difendersi, di nascondere se con Dio si ha una relazione vera e profonda.

Lui ci ha creati fragili e bisognosi; la descrizione degli uomini che vivevano oltre cinquecento anni e di un Eden dove non si soffriva alcuna malattia e non c’erano problemi appartiene al mito delle origini.

La realtà dell’uomo che scrisse questi brani è la stessa di oggi: ognuno di noi è fragile, bisognoso di Lui e degli altri, della madre terra da cui è stato tratto. Questa è la verità che la Genesi insegna, aldilà dei condizionamenti letterari e culturali dell’epoca.

Perché vergognarsi di essere peccatori, fallibili, pieni di difetti, perché? La vergogna non viene da Dio e potremmo dire neppure il senso di colpa, che della vergogna è quasi un sinonimo.

La domanda di fondo invece è: c’è Dio nella tua vita? Oppure ci sei solo te stesso? Se la risposta è negativa, allora si avrà sempre bisogno della “foglia di fico”, della “maschera” che nasconde agli altri e a noi stessi chi veramente siamo.

Photo by Christopher Campbell on Unsplash

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Simone Venturini, nato a Fano, Biblista e Professore di Ebraico e Studi biblici è da sempre in prima linea nel settore della divulgazione e della formazione. Vive a Roma insieme alla sua famiglia ed ha ricoperto ruoli importanti nelle più prestigiose università e istituzioni pontificie di Roma. La sua mission è quella di dare alla gente gli strumenti indispensabili per approfondire la Bibbia e capire il senso della vita e della storia.

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