Ναβουχοδονοσορ – Nabucodònosor → “Nabu protegga la corona”
(Il nome babilonese Nabû-kudurri-uṣur, “Nabu protegga il primogenito” o “la corona”). È il sovrano superbo e potente che incarna l’orgoglio umano opposto al Dio d’Israele. Nel libro di Giuditta, però, egli è presentato non come re di Babilonia, ma come re degli Assiri: una prima grande anomalia storica usata come artificio letterario.
Ἀρφαξάδ – Arfacsàd → “Il forte dei Caldei” o “colui che difende il regno”
Probabilmente un nome fittizio che richiama i popoli medi e persiani dell’est. È il re di Media, avversario di Nabucodònosor, simbolo delle potenze che si scontrano nella scena mondiale.
Ὁλοφέρνης – Oloferne → “Colui che distrugge”
(Nome persiano o iranico, forse da Hulâfarna). È il generale assiro che apparirà in seguito come antagonista diretto di Giuditta. Qui è ancora in secondo piano, ma la sua figura è già annunciata.
⚔️ 2. Il contesto politico e geografico del capitolo
«Nel dodicesimo anno del regno di Nabucodònosor, che regnava sugli Assiri nella grande città di Ninive, Arfacsàd regnava sui Medi a Ecbàtana» (Gdt 1,1).
«Nabucodònosor fece guerra al re Arfacsàd nella grande pianura che si estende sulla regione di Ragau» (Gdt 1,5).
L’autore apre il libro con un quadro storico grandioso e volutamente universale: due grandi potenze – Assiria e Media – si fronteggiano.
L’intento non è cronachistico ma teologico: il mondo pagano, diviso e dominato da sovrani arroganti, prepara lo scenario per l’intervento di Dio.
Il riferimento a Ninive (capitale distrutta nel 612 a.C.) e al re Nabucodònosor (re di Babilonia, regnante dal 605 a.C.) crea una cronologia impossibile, ma anche un effetto simbolico: tutte le potenze della terra sono riunite sotto un unico dominio arrogante, per contrasto con la piccola Betulia e il popolo di Dio. (Vedi anche appendice)
- Pierre Grelot osserva che l’autore di Giuditta “ricostruisce una geografia e una cronologia intenzionalmente confuse per universalizzare la minaccia: Nabucodònosor non è solo un re, è l’immagine di ogni potere idolatrico” (Introduction aux livres deutérocanoniques, Paris, 1968, p. 182).
- Lawrence M. Wills spiega che la “geografia iperbolica” (Ninive, Ragau, Ecbàtana, Media) funziona come una cornice mitica: non c’è un tempo preciso, ma un tempo simbolico di crisi universale (The Jewish Novel in the Ancient World, Cornell Univ. Press, 1995, p. 113).
- Otto Kaiser aggiunge che questo esordio “pone il lettore davanti a un conflitto totale: Est contro Ovest, impero contro libertà, idolo contro Dio” (Einleitung in das Alte Testament, Gütersloh, 1991, p. 324).
🛡️ 3. La guerra e la superbia del re
«Nabucodònosor mandò messaggeri a tutte le regioni dell’Occidente… ma nessuno dei popoli ascoltò il suo comando e non tornarono a combattere con lui» (Gdt 1,7).
«Nabucodònosor si adirò molto contro tutte quelle regioni d’Occidente e giurò per il suo trono e per il suo regno che si sarebbe vendicato di tutti i paesi della Cilicia, di Damasco e della Siria» (Gdt 1,11–12).
Qui si definisce il carattere teologico del libro: Nabucodònosor non è solo un sovrano militare, ma un dio rivale, un uomo che pretende adorazione e giura “per il suo trono e per il suo regno”.
La disobbedienza dei popoli occidentali (Gdt 1,7) anticipa il conflitto futuro con Israele: chi non si sottomette al potere idolatrico sarà perseguitato, ma salvato da Dio.
- Jean-Dominique Barthelemy nota che il giuramento “per il proprio trono” è una parodia dei giuramenti divini di Jahvè (cf. Am 4,2), e dunque un modo per denunciare la divinizzazione del potere (Etudes sur le Livre de Judith, RB 66, 1959, pp. 5–6).
- Carey A. Moore interpreta la collera di Nabucodònosor come “l’ira dell’imperialismo che si sente Dio”: un’anticipazione della superbia che condurrà Oloferne alla rovina (Judith, AB 40B, New York, 1985, p. 94).
- Robert Hanhart evidenzia la funzione narrativa di questo atto di superbia: “ogni epopea biblica inizia con la hybris di un sovrano che vuole sostituirsi a Dio” (Text und Überlieferung des Buches Judith, Göttingen, 1979, p. 22).
🏰 4. La vittoria di Nabucodònosor e la preparazione del dramma
«Nabucodònosor vinse nella battaglia contro Arfacsàd nella grande pianura; dopo averlo sconfitto, lo inseguì fino a Ecbàtana, si impadronì delle sue torri e saccheggiò le sue piazze» (Gdt 1,13–15).
«Poi tornò a Ninive con tutto il suo esercito e si riposò, ma nel dodicesimo anno della sua guerra pensò di vendicarsi di tutte le regioni dell’Occidente» (Gdt 1,16).
La scena finale chiude il capitolo con un’apparente calma: il sovrano trionfa, torna a Ninive, e “si riposa”. Ma questo riposo è illusorio: la minaccia contro l’Occidente (e quindi contro Israele) sta per riprendere.
La vittoria di Nabucodònosor su Arfacsàd serve a introdurre l’inevitabile escalation: chi si innalza contro Dio, presto cadrà per mano di una donna (Giuditta).
- Moore sottolinea il ritmo narrativo del libro: “i primi capitoli sono una cornice di guerra imperiale che serve solo a far risaltare la vittoria di Dio attraverso la debolezza” (Judith, AB 40B, p. 97).
- Grelot vede in Arfacsàd “una figura senza voce, il re che perde senza aver peccato, semplice strumento per mettere in scena l’orgoglio di Nabucodònosor” (Introduction, p. 183).
- Hanhart nota che il verbo “riposarsi” (κατέπαυσεν) ha una sfumatura ironica: è lo stesso usato in Genesi 2,2, ma qui il riposo dell’uomo arrogante precede la sua distruzione (Hanhart, 1979, p. 24).
🧩 Appendice – Le imprecisioni storiche e la loro funzione narrativa
Il Libro di Giuditta si apre con una serie di incongruenze storiche e geografiche volutamente costruite:
| Elemento | Imprecisione | Funzione narrativa e teologica |
|---|---|---|
| Nabucodònosor re “degli Assiri” (Gdt 1,1) | Storicamente falso: Nabucodònosor II era re di Babilonia, non di Ninive (che era già distrutta dal 612 a.C.) | Simboleggia la fusione di tutti gli imperi idolatrici: Assiria, Babilonia e Media diventano un unico potere anticreazionale. |
| Arfacsàd re “dei Medi a Ecbàtana” | Nome fittizio e città reale, collocati in un contesto cronologico errato | L’autore vuole universalizzare il conflitto: l’Est e l’Ovest rappresentano il mondo intero. |
| Campagna militare in Cilicia, Siria e Fenicia | Impossibile sotto un solo regno assiro o babilonese in quel periodo | Amplifica l’idea di una guerra cosmica e morale, non solo geografica. |
| Ninive come capitale attiva | Distrutta un secolo prima | Funzione simbolica: è la “città dell’orgoglio” (cf. Giona 3), archetipo dell’impero ribelle. |
Gli studiosi concordano nel vedere queste incongruenze non come errori, ma come scelte teologiche.
- Secondo Lawrence M. Wills, l’autore di Giuditta “usa la storia come parabola: fonde Assiria e Babilonia in un unico impero per rappresentare ogni potere che si oppone a Dio” (Wills, Jewish Novel, p. 115).
- Pierre Grelot parla di “una finzione al servizio della fede”: l’accuratezza storica è sacrificata alla verità simbolica, che vuole mostrare che Dio regna sulla storia, anche quando la storia sembra dominata dagli empi (Grelot, 1968, p. 184).
In sintesi, le “imprecisioni” del capitolo 1 non sono difetti, ma strumenti per creare una storia universale, un dramma teologico in cui Israele diventa il punto in cui si decide il destino di tutti gli imperi.
📚 Bibliografia essenziale
- Pierre Grelot, Introduction aux livres deutérocanoniques, Paris: Desclée, 1968, pp. 182–184.
- Lawrence M. Wills, The Jewish Novel in the Ancient World, Ithaca (NY): Cornell University Press, 1995, pp. 113–115.
- Jean-Dominique Barthelemy, “Études sur le Livre de Judith”, Revue Biblique 66 (1959), pp. 5–6.
- Carey A. Moore, Judith (Anchor Bible 40B), New York: Doubleday, 1985, pp. 94–97.
- Robert Hanhart, Text und Überlieferung des Buches Judith, Göttingen: Vandenhoeck & Ruprecht, 1979, pp. 22–24.
- Otto Kaiser, Einleitung in das Alte Testament, Gütersloh: Gütersloher Verlagshaus, 1991, p. 324.











