I protagonisti e i loro nomi
Oloferne – Ὀλοφέρνης
Comandante supremo dell’esercito assiro, uomo di potere assoluto e simbolo dell’arroganza umana che si oppone al Dio d’Israele.
Achior – Ἀχιώρ → “Fratello luminoso / fratello di luce”.
Principe degli Ammoniti. È lo straniero che riconosce la verità sul Dio d’Israele e diventa figura del timor di Dio fuori dai confini del popolo.
Nabucodònosor – Ναβουχοδονόσορ
Re assiro nel contesto narrativo (non storico), dichiarato “signore di tutta la terra” da Oloferne, che lo divinizza in modo sacrilego.
Ozia – Ὀζίας → “Il Signore è forza”.
Capo di Betulia. Accoglie Achior e rappresenta la guida religiosa e militare della città assediata.
Cabri – Χαβρί
Uno dei tre capi di Betulia, figura politica e militare.
Carmi – Καρμί → “Vigneto / giardino di Dio”.
Terzo capo della città. Contribuisce alla gestione dell’emergenza e all’accoglienza di Achior.
⚔️ Il furore di Oloferne contro Achior
«Chi sei tu, Achior… per profetare in mezzo a noi?» (Gdt 6,2).
«Che altro dio c’è se non Nabucodònosor?» (Gdt 6,2).
«Li bruceremo in casa loro… i loro campi si colmeranno dei loro cadaveri» (Gdt 6,4).
Oloferne esplode in un discorso violentissimo: contesta ad Achior di aver detto che Israele sarà difeso dal suo Dio (cap. 5). Ora pretende che Nabucodònosor sia l’unico dio e che la sua parola sia irrevocabile. Il linguaggio è iperbolico e crudele: Oloferne non parla come un generale, ma come una divinità che pretende adorazione.
- Carey A. Moore vede in questo discorso il vertice della hybris militare: Oloferne non solo ignora il Dio d’Israele, ma divinizza Nabucodònosor (Judith, AYB 40B, 1985).
- Toni Craven sottolinea che l’iperbole (“i monti s’inebrieranno del loro sangue”) fa parte della strategia psicologica del potere oppressivo (Artistry and Faith in the Book of Judith, 1983).
- H. Engel ricorda che questo linguaggio altamente drammatico è tipico del genere narrativo tardogiudaico: indica la distanza totale tra l’arroganza del potere e l’umiltà d’Israele (Engel in Zenger, Introduzione all’AT, Queriniana).
🔗 La condanna: Achior consegnato a Betulia
«Non vedrai più la mia faccia… finché farò vendetta di questa razza» (Gdt 6,5).
«Ora i miei servi ti esporranno sulla montagna» (Gdt 6,7).
«Non morirai finché non sarai sterminato con loro» (Gdt 6,8).
Oloferne non uccide Achior: lo disprezza. Decide che morirà insieme agli Israeliti, così da essere testimone impotente della loro “inevitabile” sconfitta. Il suo intento non è giuridico, ma simbolico: humiliare Achior, la sua fede e il Dio d’Israele.
- Craven interpreta questa scena come una “parodia del martirio”: Achior viene trattato come uno sconfitto prima che la battaglia inizi.
- Vílchez Líndez vede qui uno dei temi teologici centrali: la parola del falso potente si rivela impotente di fronte all’opera di Dio (Vílchez, in Apocrifi AT, UTET, 1996).
🏞️ L’abbandono presso le fonti di Betulia
«Lo menarono… verso la montagna… presso le fonti sotto Betulia» (Gdt 6,11).
«Lo abbandonarono gettandolo a terra» (Gdt 6,13).
Gli uomini di Oloferne conducono Achior fino alle pendici della montagna su cui sorge Betulia, zona strategica perché là si trovano le fonti da cui la città dipende. Legato, viene lasciato a terra: un rifiuto umano e politico.
- Moore osserva che Achior diventa simbolicamente “tra due mondi”: abbandonato dagli Assiri e non ancora accolto da Israele.
- Engel sottolinea che il riferimento alle “fonti” anticipa la crisi dell’acqua (cap. 7): l’autore prepara la scena con abilità letteraria.
🛡️ La reazione degli Israeliti
«Gli uomini della città li scorsero… presero le armi» (Gdt 6,12).
«Lo slegarono… e lo presentarono ai capi della città» (Gdt 6,14).
Gli Israeliti, vedendo movimento lungo i sentieri, temono un attacco. La reazione è immediata: si preparano alla difesa.
Poi scoprono Achior, lo slegano e lo portano ai capi Ozia, Cabri e Carmi, riuniti a consiglio.
- Craven mette in luce il contrasto narrativo: gli Assiri “legano e abbandonano”, gli Israeliti “sciolgono e accolgono”.
- Mazzinghi nota che Achior entra nella città come un testimone del conflitto che sta per esplodere.
🕯️ Achior racconta tutto e Israele prega
«Riferì loro… tutto il discorso che Oloferne aveva pronunziato» (Gdt 6,17).
«Tutto il popolo si prostrò ad adorare Dio» (Gdt 6,18).
«Signore, guarda la loro superbia… abbi pietà» (Gdt 6,19).
«Per tutta quella notte invocarono l’aiuto del Dio d’Israele» (Gdt 6,21).
Quando Achior riferisce le parole di Oloferne, gli Israeliti comprendono la natura del conflitto: non è solo militare, è teologico.
Il popolo, anziani, donne e giovani, si raduna e si prostra. La preghiera è intensa, umile, comunitaria. Ozia accoglie Achior nella sua casa e offre un banchetto agli anziani: è un gesto di ospitalità e alleanza.
- Vílchez Líndez sottolinea la funzione teologica di questo passo: il popolo riconosce di essere debole, ma affida la causa a Dio.
- Engel evidenzia il contrasto strutturale: la superbia di Oloferne → la supplica di Israele.
- Moore vede qui la preparazione narrativa per il capitolo 8: il popolo prega, e Dio risponde chiamando Giuditta.
📘 Bibliografia essenziale
- Carey A. Moore, Judith. A New Translation with Introduction and Commentary, Anchor Yale Bible 40B, Doubleday, Garden City (NY) 1985.
- Toni Craven, Artistry and Faith in the Book of Judith, Scholars Press, Chico (CA) 1983.
- Toni Craven, Jonah, Tobit, Judith, Michael Glazier–Liturgical Press, Collegeville (MN) 2008.
- J. Vílchez Líndez, “Tobia e Giuditta”, in P. Sacchi (a cura di), Apocrifi dell’Antico Testamento, vol. 2, UTET, Torino 1996, pp. 129–316.
- H. Engel, “Il libro di Giuditta”, in E. Zenger (a cura di), Introduzione all’Antico Testamento, Queriniana, Brescia, pp. 438–456.
- Luca Mazzinghi, Il libro di Giuditta. Introduzione e chiavi di lettura, Edizioni Messaggero, Padova 2011.











