📜 Versetto chiave:
« … avvenne che, quando i suonatori e i cantori fecero udire all’unisono la voce per lodare e celebrare il Signore e il suono delle trombe, dei cembali e degli altri strumenti si levò per lodare il Signore perché è buono, perché la sua grazia dura sempre, allora il tempio si riempì di una nube, cioè della gloria del Signore. I sacerdoti non riuscivano a rimanervi per il loro servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore aveva riempito il tempio di Dio.» (2Cr 5,13-14)
Contesto e contenuto:
Il capitolo 5 descrive il momento culminante della traslazione dell’arca dell’alleanza nel nuovo tempio. Dopo la costruzione descritta nei capitoli precedenti, ora l’arca è portata solennemente nel Santo dei Santi (precedentemente chiamato devir). I leviti, vestiti con abiti bianchi, suonano cembali, arpe e cetre. Le trombe risuonano e la nube – segno della presenza divina – riempie il tempio.
👤 Nome ebraico principale:
- שְׁלֹמֹה (Shelomòh) – Salomone, “pace”
- הַלְוִיִּם (ha-Leviyim) – i leviti, “quelli appartenenti alla tribù di Levi”
- הָאָרוֹן (ha-Aron) – l’arca, “la cassa”
Secondo Sara Japhet e Hugh G. M. Williamson, la descrizione è fortemente liturgica e mostra l’enfasi del Cronista sul culto levitico come cuore della fede post-esilica. La nube rievoca la teofania dell’Esodo.
🙏 La preghiera di Salomone
(2Cr 6)
📜 Versetto chiave:
«Egli si pose poi davanti all’altare del Signore, di fronte a tutta l’assemblea di Israele, e stese le mani. Salomone, infatti, aveva eretto una tribuna di bronzo e l’aveva collocata in mezzo al grande cortile; era lunga cinque cubiti, larga cinque e alta tre. Egli vi salì e si inginocchiò di fronte a tutta l’assemblea di Israele. » (2Cr 6,12-13)
Contesto e contenuto:
Salomone si pone davanti all’altare e, a braccia alzate, pronuncia una lunga preghiera, in cui chiede a Dio di ascoltare le suppliche che verranno elevate verso il Tempio. La preghiera menziona numerosi casi: peccati, carestie, guerre, esilio … tutto converge sull’idea del Tempio come centro di riconciliazione.
👤 Nome ebraico principale:
- דָּוִד (Davìd) – “amato”
- שָׁלוֹם (Shalòm) – pace, da cui deriva “Salomone”
Raymond Dillard sottolinea la particolare struttura dell’alleanza: il re e Dio si rapportano come sovrano e vassallo, secondo le formule delle alleanze antiche. Il Tempio è visto come luogo di risposta divina.
🔥 Fuoco dal cielo
(2Cr 7)
📜 Versetto chiave:
«Scese il fuoco dal cielo e consumò l’olocausto e i sacrifici; la gloria del Signore riempì il tempio … » (2Cr 7,1)
Contesto e contenuto:
Appena terminata la preghiera, Dio risponde con un segno straordinario: il fuoco che consuma i sacrifici. Il popolo si prostra, e segue una festa solenne di sette giorni, conclusa dall’invio del popolo con gioia.
👤 Nome ebraico principale:
- כָּבוֹד יְהוָה (kavòd Adonài) – “la gloria del Signore”
- אֵשׁ מִן הַשָּׁמַיִם (esh min ha-shamàyim) – “fuoco dal cielo”
Mark Boda evidenzia come il racconto riprenda quello di Levitico 9,24 e 1 Re 18,38 (su Elia). Il fuoco convalida l’accettazione divina del Tempio. Il Cronista rilegge il culto come spazio in cui si manifesta la fedeltà di Dio.
📘 Appendice 1: Sinossi con le fonti usate dal Cronista
| Tema | 2Cr | Parallelo in Re | Differenze principali |
|---|---|---|---|
| Arca nel tempio | 2Cr 5 | 1Re 8,1–11 | Maggior rilievo ai leviti e strumenti musicali |
| Preghiera del re | 2Cr 6 | 1Re 8,12–53 | Il Cronista omette riferimenti politici (Egitto, schiavitù) e enfatizza la preghiera |
| Fuoco dal cielo | 2Cr 7,1 | Assente in 1Re | Solo in Cronache: risposta teofanica diretta |
Il Cronista seleziona e amplia alcuni aspetti rispetto a Re, soprattutto per valorizzare la dimensione liturgica e teologica del culto.
🧰 Appendice 2: Il contenuto dell’Arca
Il testo dice che nell’Arca c’erano solo le due tavole dell’Alleanza. Riguardo al contenuto dell’arca, la Bibbia riporta diverse tradizioni:
- Esodo 25,16; 40,20: Mosè depone le tavole nell’Arca.
- Deuteronomio 10,1–5: Conferma la presenza delle tavole nel cofano.
- Ebrei 9,4: Vi aggiunge un vaso con la manna, il bastone di Aronne e le tavole dell’alleanza.
A tal riguardo, vale la pena in questo contesto, approfondire il testo di Esodo 16,33, dove Dio ordina a Mosè di mettere un po’ di manna dentro una misteriosa “urna”:
וַיֹּאמֶר מֹשֶׁה אֶל־אַהֲרֹן קַח צִנְצֶנֶת אַחַת וְתֵן־שָׁם מְלֹא הָעֹמֶר מָן וְהַנַּח אֹתוֹ לִפְנֵי יְהוָה לְמִשְׁמֶרֶת לְדֹרֹתֵיכֶם׃
Vayyómer Moshè el-Aharòn: “Qàḥ tsintsénet aḥàt, ve-tén shàm melò ha-òmer màn, ve-hannáḥ otò lifnèi YHWH le-mishméret le-dorotèykhem.”
Traduzione CEI 2008:
Mosè disse ad Aronne: «Prendi un’urna, mettici dentro un omer di manna e deponila davanti al Signore, perché sia conservata per i vostri discendenti».
צִנְצֶנֶת (tsintsènet)
- Questo termine appare una sola volta in tutta la Bibbia e rappresenta un contenitore piccolo e prezioso, forse un vaso o una giara a bocca stretta.
- Il lemma è incerto nella sua origine, ma potrebbe derivare da una radice onomatopeica connessa con il suono tintinnante (ts-tsn), il che suggerisce un oggetto metallico, forse d’oro, come ipotizzano molti commentatori antichi.
La funzione di questa tsintsènet è di ricordare la fedeltà divina: l’urna con la manna conservava un segno visibile della provvidenza di Dio.
📖 Secondo Esodo 16,34, Aronne pose l’urna “davanti alla Testimonianza” (lifnè ha-‘edut), anticipando ciò che sarà poi compreso come l’Arca dell’Alleanza, che custodisce le memorie del patto.
Numeri 17,25 dice anche che davanti all’arca c’era anche il bastone di Aronne fiorito.
Poi in 1 Re 8,9 si dice invece che:
Nell’arca non c’era nulla se non le due tavole di pietra…
Un testo che viene confermato anche nel capitolo sopra analizzato, ossia 2 Cronache 5,10.
Poi nel Nuovo Testamento, nella Lettera agli Ebrei, l’urna contiene di nuovo tutto:
“In essa c’era un’urna d’oro contenente la manna, il bastone di Aronne che aveva fiorito e le tavole dell’alleanza.” (Eb 9,4)
📌 Nella tradizione cristiana è presente una concezione teologica degli oggetti contenuti nell’arca:
- La manna rappresenta Cristo pane disceso dal cielo (cf. Gv 6,32-35).
- L’urna d’oro esprime la presenza gloriosa e imperitura di questo dono.
Una tradizione, quella dell’urna, che poi fornisce la radice biblica del “tabernacolo” delle chiese cattoliche.











