Vera umiltà? (Matteo cap. 3, vers. 13-14)

    Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato. Ma questi vi si opponeva dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?» 

    Provienente dalla Galilea, Gesù si reca al Giordano per essere battezzato da Giovanni. Nella società in cui Gesù viveva, l’onore e il rispetto erano tenuti in gran conto. Perciò, uno come Gesù non avrebbe dovuto presentarsi da un “pezzente” come Giovanni a farsi battezzare. Egli rinuncia perciò a questo vero e proprio diritto ed accetta di sottomettersi a Giovanni. Secondo le categorie appena descritte da Giovanni (cfr. vv. 7-12) Gesù era l’unico uomo che, allo stesso tempo, non aveva bisogno di essere battezzato, ma anche l’unico candidato che soddisfaceva i requisiti di Giovanni per essere battezzato.

    Il ritmo del testo di Matteo è veloce e schematico, Gesù non ha tempo da perdere perché sa che deve tra i suoi compiti – che lo Spirito gli suggerisce – c’è anche quello di farsi battezzare da Giovanni. 

    Giovanni lo riconosce subito, senza che Gesù – da ciò che Matteo riferisce – dica una sola parola. Evidentemente, Giovanni lo riconosce dalla sua stesa figura, oppure perché ispirato egli stesso dallo Spirito. Più semplicemente, il testo richiede uno sviluppo veloce, che però la domanda di Giovanni interrompe. Certamente, nessuno di noi può dire che l’obiezione di Giovanni non sia motivata da un senso di inferiorità rispetto a Gesù. Ma si tratta di vera umiltà? Ancora no, almeno fintanto che non battezzerà effettivamente Gesù. La figura eroica di Giovanni Battista è venata però dei dubbi e delle incertezze di fronte ai grandi momenti della storia e della nostra vita che, a volte, non si presentano così come vorremmo.

    Ma l’interruzione di Giovanni, in realtà riflette anche il pensiero della Chiesa primitiva, dei cristiani appartenenti alla comunità cui Matteo scriveva. Per essi, la superiorità di Gesù era assoluta rispetto a Giovanni, un semplice profeta. Perciò la rinuncia all’onore che gli spettava, pone Gesù in una condizione di vera umiltà. L’umiltà però che contraddistingue il Gesù Cristo e Signore, adorato come Dio dai cristiani di Antiochia, la comunità di Matteo.

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