Un piccolo estratto dal mio libro: cosa abbiamo in comune con chi scrisse la Bibbia?

    Il mio libro è disponibile sia in formato ebook (clicca qui) che in formato cartaceo (clicca qui).

    «La Bibbia non è un libro, ma una vera e propria biblioteca – in greco ta biblìa – che racchiude 74 volumetti suddivisi in due raccolte: l’Antico e il Nuovo Testamento. L’Antico Testamento narra la creazione della Terra, dell’uomo e della donna, la storia antica d’Israele, da Adamo fino all’occupazione della Palestina da parte dei Romani, nel 63 a.C., passando per le storie dei profeti e i detti degli antichi saggi. Il Nuovo Testamento racconta la vita di Gesù di Nazareth e le vicende della Chiesa antica fin verso la metà del II sec. d.C. L’Antico Testamento è stato scritto in ebraico e in aramaico, il Nuovo Testamento in greco. Queste e poche altre sono le cose certe che sappiamo della Bibbia, mentre restano numerosi gli interrogativi a cui non è possibile dare una risposta chiara e definitiva.

    La Bibbia è un libro complesso e non di semplice lettura, soprattutto perché non è stata scritta da un solo autore. Ciò è particolarmente vero per i racconti che riguardano il periodo più antico della storia umana, l’era dell’homo habilis: ben due milioni d’anni fa. Chi furono gli autori dei racconti contenuti nei primi undici capitoli del primo libro della Bibbia, la Genesi? Chi scrisse le pagine epiche e misteriose dell’attraversamento del Mar Rosso, delle piaghe d’Egitto e dei dieci comandamenti? Per gran parte dell’Antico Testamento è pressoché impossibile tracciare l’identikit degli uomini e delle donne che lo composero. Sappiamo invece qualcosa di più sugli autori del Nuovo Testamento, perché vissero in un periodo storico un po’ più vicino a noi e tuttavia distante quasi duemila anni! Così, in mancanza di meglio, sono state formulate delle ipotesi, basate per lo più su complessi ragionamenti più che su dati concreti.

    Gli esperti pensano che il Pentateuco, ossia i primi cinque libri della Bibbia – Genesi, Esodo, Numeri, Levitico e Deuteronomio –, siano costituiti da tradizioni e documenti antichi raccolti e accostati insieme da anonimi autori vissuti in Giudea intorno al VI sec. a.C. I cosiddetti libri storici – Giosuè, Giudici, Primo e Secondo libro di Samuele, Primo e Secondo libro dei Re, Primo e Secondo libro delle Cronache, Primo e Secondo libro dei Maccabei – sarebbero stati composti da autori vissuti tra il VI e il II sec. a.C., i quali narrarono la storia d’Israele a partire dalle informazioni in loro possesso, le più antiche delle quali risalgono all’XI sec., ai tempi del re Saul.

    Probabilmente neppure Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele e gli altri profeti scrissero di propria mano i loro libri, che furono invece laboriosamente composti dai discepoli che ne tramandarono la memoria fra l’VIII e il II sec. a.C. I vangeli, infine, non proverrebbero dalla penna di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, poiché furono scritti dai loro seguaci tra il 70 e il 90 d.C. Queste, in breve, sono le teorie elaborate in oltre due secoli di studi e ricerche, principalmente tra i secoli XIX e XX, nelle più prestigiose università tedesche e inglesi.

    Già così possiamo intuire qualcosa della complessità della Bibbia, i cui autori appartengono a una cultura assai diversa dalla nostra e che soprattutto erano consapevoli di vivere in un mondo oggi ormai confinato tra le pagine dei libri di fiabe. Gli autori della Bibbia, infatti, credevano che la Terra fosse una sorta di enorme isola circondata dalle acque di un mare inquietante, popolato da mostri marini e che rappresentava una minaccia costante per il mondo e suoi abitanti. Il cielo non era solo la distesa azzurra rasserenante e poetica, poiché pendeva come una vera e propria spada di Damocle sulla testa degli uomini: da lì potevano staccarsi le stelle e cadere sulla Terra, le sue botole potevano aprirsi, lasciando così disastrosamente defluire le acque che si trovavano sopra la volta celeste, immaginata come una barriera rigida e impermeabile.

    La possibilità di vita sul pianeta era garantita da un essere supremo che gli ebrei ancor oggi non osano nominare riferendosi a Lui con l’appellativo Adonay, Signore. Egli non permetteva alle acque del mare di inondare la Terra, né alle forze del Male – i demòni – di ostacolare la realizzazione dei Suoi progetti. In altre parole, il Dio degli ebrei garantiva la sopravvivenza del cosmo costantemente minacciato dalle forze del caos.

    Un mondo in cui credevano anche i pochissimi uomini i cui nomi tramandati dalla Bibbia coincidono con gli autori dei libri da loro scritti. Giasone di Cirene, per esempio, la cui opera storica fu sintetizzata dall’autore del Secondo libro dei Maccabei nel II sec. a.C.; Paolo di Tarso, che scrisse di suo pugno molte delle lettere inviate alle comunità cristiane del I sec. d.C.; Giovanni, autore dell’Apocalisse, ultimo libro della Bibbia, scritto intorno al 90 d.C. Tra questi, solo di Paolo la Bibbia permette di tracciare anche un breve profilo biografico, per il resto si tratta di uomini la cui identità è sepolta sotto la spessa coltre di polvere della storia.

    Ciò che gli antichi autori della Bibbia hanno in comune con noi, uomini del XXI sec., è solo una cosa: l’anima. Lì vivono le immagini, i simboli e le figure che popolano ancor oggi i nostri sogni, le “apparizioni” e tutto il mondo invisibile che vive dentro di noi. Se, infatti, alcuni brani sono più famosi di altri e sono entrati nel patrimonio culturale di popoli e nazioni è proprio in virtù della ricca e nascosta simbologia che gli autori biblici impiegarono per raccontare le loro storie. Racconti sempre attuali, in grado d’interpellare uomini e donne di ogni tempo. Ed è proprio questa attualità che vorrei mettere in rilievo con questo libro.» (Estratto da Il potere segreto della Bibbia. Per scoprire Dio e se stessi, VandA Epublishing) 

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