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Riflessioni sull’uomo e il male

Workshop of George Frederic Watts (1817–1904) – Chaos

(Articolo di Domenico Milani) Carissimi lettori del Blog, dopo la mia piccolissima “provocazione” alla nostra meditazione della Parola di Dio sul senso della Croce stavo scrivendo due righe anche su quel problema esistenziale che prima o poi tutti ci troviamo ad affrontare: il Male e l’uomo.

Ed il “caso” ha voluto che martedì 18 lo storico Henri-Irénée Marrou pubblicasse un articolo su Avvenire dal titolo assai emblematico “il Male? Caduta, non principio”, riportato da Simone qui sul Blog. Ora, chi mi conosce, sa che dico sempre che il caso non esiste. Esiste invece la “Dio-incidenza”!

Questo mi ha “costretto” a rivedere la bozza dell’articolo nella sostanza e mi ha dato l’input giusto per affrontare questo tema sempre “provocatoriamente” e sempre da un punto di vista che è “altro”.

GreenVineSnakeCome afferma chiaramente lo storico Marrou il male non è un principio antagonista a Dio e non è però certo una non-sostanza, ma una presenza corrotta e corruttibile che si è generato in un preciso momento nella creazione a seguito di una libera decisione. Decisione che ha portato prima corruzione e poi morte. Sappiamo infatti che con la caduta primigenia dell’uomo entra in scena il male e con esso la morte. Ma anche questo evento è il frutto di una scelta.

Ed eccoci al punto cardine; nel testo della Bibbia si parla di frutto, senza ulteriori specificazioni. In latino la mela viene chiamata malum, parola che ha anche lo stesso suono di quella che significa male. Per questo motivo nel medioevo si sarebbe cominciato a rappresentarla come una mela. Eva coglie il frutto dell’albero del(la Conoscenza in) bene e (in) male e ne mangia insieme ad Adamo. Questo episodio che troviamo in Genesi 3 ci vuol dire molto di più di quanto apparentemente indica la semplice traduzione, soprattutto se fatta sola scriptura. Tutto il testo Biblico è, in realtà, non solo la narrazione di un incontro tra l’uomo e Dio nella Storia del popolo ebraico, ma è anche una immagine archetipica dell’uomo stesso. Coinvolge ed interroga tutta l’umanità.

Ogni testo infatti ci dice si un fatto in sé (che sia esso storico o allegorico) ma, soprattutto, ci descrive l’uomo. Ed in questo caso ci dice che a suggerire il male fu il “serpente”, che Simone ci ha ben illustrato già nei suoi articoli precedenti, l’ultimo mettendolo in correlazione con la Donna. Perché questa correlazione?

Vi dico la mia ed è più semplice, nella realtà, di quanto possiamo immaginare. Perché l’uomo, come il male che sta dietro alla figura emblematica e sinuosa del serpente, è capace di libero arbitrio e quindi di decidere autonomamente. Eccoci di nuovo al male come conseguenza di una caduta e conseguenza esso stesso di corruzione voluta. Quello che chiamiamo ERRONEAMENTE “peccato originale”, ma che a tutti gli effetti è più una macchia originatasi nell’uomo stesso a seguito delle sue azioni. Come scrive Marrou il male NON viene da Dio ma si è generato nell’uomo perché l’uomo stesso si è allontanato da Dio, liberamente. Uomo che, ingannato o meno da un essere “terzo”, ha comunque fatto la sua scelta!

E questa scelta si è subito rivela disastrosa tanto da dover egli stesso esser cacciato da Eden. Eden che riporta anche ad uno stato di grazia tale da permettere all’uomo di “passeggiare e conversare” con Dio stesso. L’autore ispirato ci parla appunto del “serpente” perché la sua figura richiama immediatamente la subdola azione sinuosa e suadente del male stesso. Attenzione, ovvio che non fu un serpente a tentare l’uomo. Ripeto la lettura semplicistica del testo Sacro la lasciamo a chi non vede o, peggio ancora, non vuol vedere e lucra sull’ignoranza altrui.

A me, con voi, interessa invece ricordare che è Gesù ci chiarisce perfettamente questo punto quando, rispondendo ai suoi detrattori, afferma che nulla che è fuori dall’uomo lo rende impuro ma solo “ciò che esce dal cuore” (Mc 7,1-23). Che strana espressione parrebbe, eppure è chiarissima perché nella Sacra Scrittura con il termine cuore non si indica l’organo corporale ma piuttosto il “centro spirituale e cognitivo” dell’uomo stesso. Per farvi meglio comprendere vi porto ad esempio la nostra “coscienza”, ma attenzione perché è molto riduttivo. Quindi, tornando alla scena sopra, ora possiamo comprendere come la tentazione (che chiamerò anche battaglia) non è avvenuta all’esterno dell’uomo, ma nel suo cuore. Adamo ed Eva, tentati subdolamente, scelsero qualcosa che al momento sembrava li elevasse, farsi come Dio. Eccoci, e per continuare questa mia provocazione mi servirò perciò ora di un’altra scena Biblica famosa dove traspare la brama per qualcosa che non ci appartiene (non è in noi, invidia).

Caino che uccide Abele. Tutti la conosciamo ma ne capiamo anche il profondo significato archetipo che ci consegna dell’uomo? (Genesi 4,1-17). Certo non per quel “caso” che sapete io affermo non esistere è Caino ad uccidere Abele e non viceversa. Ed è Caino in quanto coltivatore e non Abele in quanto allevatore. Allevatore allude a “governo di..” quindi a qualcuno che è in situazione di potere, elevata. Posizione che suscita l’invidia di Caino e ne invalida agli occhi di Dio l’offerta di sacrificio. Caino non si chiede perché Dio non accetta la sua offerta e di conseguenza non guardando al “suo giardino” incolpa il Fratello e addirittura questa invidia permette l’entrata dell’odio nella dinamica umana. Caino poi era anche più forte fisicamente non fosse che solo per il fatto di esser più grande era responsabile di Abele.

Ecco che subito mi torna alla mente ciò che Papa Francesco ci ha più volte ribadito .. quella semplice ma profondissima indicazione che ci ricorda di rimettere la D davanti al nostro io, Dio e non io (ego)! Questa è la vera grande battaglia e, come ci dicono praticamente tutte le tradizioni antiche, essa è interna all’uomo. Quella all’esterno è chiamata piccola battaglia. Sono infatti le nostre decisioni che determinano la nostra vita, in un susseguirsi di causa effetto che spesso è dirompente.  Allora viene però spontaneo chiedersi: E Dio? Dov’è Dio?

È sempre accanto a noi, pronto ad accogliere le nostre miserie a correggere le nostre strade storte. Condicio sine qua non è però il nostro riconoscerci miseri. Tutta la Sacra Scrittura, in definitiva è un continuo appello di Dio all’uomo. Dopo la chiamata di Abraam Melkisedeck (superiore ad Abraam e senza genealogia,nda) consegna all’uomo questa altra famosa indicazione “Misericordia io voglio, e non sacrificio (di sangue, nda – Mt 9,13)”, sempre spiegata da Gesù. Basta l’Amicizia con Dio e non ci sono altre scorciatoie perché l’uomo, dopo la caduta, non può più arrivare al cielo di Dio. Allora tutti i Profeti e Dio stesso in Cristo ci chiamano alla Conversione. E la conversione non è solo un cambio radicale di rotta dal nostro passato, ma è soprattutto un ritorno a Dio, inteso come ritorno all’ascolto e quindi allobbedienza, liberamente scelta, al Padre che è nei Cieli. E questo è chiaro nella parabola del Padre buono (o del Figluol prodigo, nda – Lc 15,11-32). Allora, mi sono chiesto e vi chiedo di rimando, perché è scritto che Dio preferiva i sacrifici di Abele?

Anche questo è semplice, basta comprendere che Abele era il “più umile”. E umile non significa affatto remissivo o sciocchezze simili, significa piuttosto l’esser consapevoli di essere creature e quindi di rimando essere bisognevoli di Dio che solo basta a se stesso. Dio è (il tetragramma YHWH dice proprio questo). In latino humus è infatti il terreno fertile e così era l’atteggiamento di Abele, il cui cuore era aperto a Dio, teso all’ascolto e di rimando all’obbedienza.

E concludo queste due righe “strampalate” con l’esempio per eccellenza dell’umiltà gradita a Dio, Maria la Madre di Gesù. Luca ci ricorda che Maria conservava e meditava sempre nel suo cuore (Lc 2,19). Ascoltava Dio e agiva di rimando, anche quando tutto sembrava  essere perduto, come sul Calvario. Questo è il vero senso della Fede matura. Sappiamo che il male c’è e che non viene da Dio, sappiamo che il più delle volte è il frutto delle nostre scelte ma sappiamo anche che Dio ci ha salvato da questa condizione di “caduti” riscattandoci con il sangue e aprendoci nuovamente le porte del Cielo perché, e questo lo troviamo in Apocalisse, il destino ultimo cioè il senso dell’uomo non è ancora stato rivelato. Ciò che spetta a noi è riconoscerci bisognosi di una Amore infinito .. Amore che è propriamente Dio.

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