Restare sempre a casa di mamma e papà?

    Una riflessione inedita su Genesi 2,24

    Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.

    (Genesi 2,24)

    I verbi “abbandonare” ed “unire” vanno compresi in modo non troppo letterale.

    Certamente, quando un uomo si mette con una donna, deve necessariamente lasciare casa di mamma e papà.

    Tuttavia, non è detto che avendo lasciato casa dei suoi, un giovane uomo si sia del tutto svincolato dalle vecchie dinamiche familiari.

    Prova ne sono i tanti matrimoni che saltano a causa dell’immaturità di lui o di lei, ancora troppo legati ai genitori.

    Calandoci poi nell’ambiente storico in cui fu scritto il testo di Genesi 2, sarebbe impensabile che un uomo abbandonasse al loro destino i propri genitori.

    Il quarto comandamento lo diceva chiaro e tondo: “Onora tuo padre e tua madre” (Es 20,12; Dt 5,16).

    Insomma, più che “abbandonare” occorrerebbe tradurre il verbo ebraico azav col verbo “svincolare”.

    Una parola quanto mai adatta ad esprimere che quando due persone decidono di stare insieme occorre anzitutto infrangere precedenti vincoli per crearne di nuovi.

    Si tratta di vincoli non solo esteriori, ma soprattutto interiori. I genitori non vanno abbandonati al loro destino e, soprattutto se malati, vanno giustamente assistiti con ogni premura possibile.

    Un dovere che spetta anzitutto ai figli. Tuttavia, quando si ha moglie e figli occorre fare qualche telefonata di meno a mamma!

    E se i genitori reclamano imperiosamente un’attenzione non dovuta, occorre mettere confini e barriere intorno la propria famiglia.

    Anche il verbo “unire”, analogamente ad “abbandonare”, non va inteso troppo alla lettera.

    Anche se un uomo e una donna si uniscono, perché fisicamente vivono insieme e perché fanno all’amore, non per questo devono starsene appiccicati tutto il giorno!

    Ciascuno di loro mantiene la propria individualità. Il marito ha i propri amici, così come la donna; entrambi nutrono interessi diversi, da coltivare con cura.

    Nessuno dei due, né il martino la donna, dovrà mai rinfacciare al proprio partner se si prende “spazi per sé”.

    Solo così si diventa “una sola carne”, perché l’unione fisica e spirituale tra due persone avviene nella libertà e nel rispetto reciproco della propria individualità.

    In questo versetto, come vediamo, c’è praticamente la “ricetta della buona convivenza di coppia”.

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