• us

Quale Gesù?

320px-infant_jesus_of_prague_-_8122Molto interessante (come sempre) questa breve rassegna del card. Ravasi, che ci mette davanti agli occhi la complessità dell’esegesi biblica e soprattutto quanto siano diverse tra loro le teorie sul cosiddetto “Gesù storico“.

Mi chiedo però quale sia l’immagine più autentica di Gesù, aldilà di queste interessanti speculazioni esegetiche. La risposta è semplice: il Gesù che i vangeli ci offrono, sine glossa. Grazie a Dio, Francesco sta scavalcando secoli e secoli di elucubrazioni esegetiche per riportarci una figura di Gesù fresca che affascina e coinvolge perché attinge a piene mani e senza strumentalizzazioni alle fonti, i vangeli.

Noi biblisti dobbiamo seriamente interrogarci se il nostro lavoro debba continuare a procedere in modo asettico e sterile, oppure se debba invece partire dall’esperienza di fede nel Gesù risorto e all’interno della comunità ecclesiale. Le comunità cristiane, infatti, non possono essere il “vomitatoio” delle nostre teorie, bensì il terreno più fertile da cui partire per le nostre ricerche!

Lasciamoci interpellare dalla gente, dai poveri, da coloro che non contano nulla e, forse, scopriremo l’immagine più “originale” di Gesù … sarà poi questa immagine e non le nostre elucubrazioni accademiche a guidarci nello studio vero ed autentico delle Scritture. Leggete …

(Fonte: Il Sole 24 Ore) Forse molti lettori ricorderanno il film L’ultima tentazione di Cristo che Martin Scorsese girò nel 1988, creando reazioni veementi soprattutto negli Stati Uniti. Ben pochi, però, hanno letto la matrice letteraria, il romanzo che il greco Nikos Kazantzakis pubblicò nel 1952. Ebbene, in quel testo – sulla falsariga del Vangelo di Giovanni – si descrive così lo spirare di Gesù: «Levò un grido di trionfo: Tutto s’è compiuto! Ma fu come se dicesse: Tutto comincia!».

Da allora effettivamente il cristianesimo iniziò una marcia trionfale che lo condusse, superando gli ostacoli delle persecuzioni e delle reazioni del paganesimo, a insediarsi nella società e nella cultura. Questo avvenne proprio perché alla radice c’era quella figura che Nietzsche, nel suo Anticristo, considerava l’unico cristiano della storia, finito però in croce. A lui sono state dedicate ormai intere biblioteche di analisi storiche, di mitizzazioni e demitizzazioni, di saggi poderosi e di libelli demolitori. Se volessimo tentare una sua classificazione, dovremmo riempire pagine e pagine di definizioni. Tanto per rendere conto di questo insonne confronto col suo volto, potremmo offrire questa esemplificazione.

Per Ronsard era un Ercole potente, per Jouve un Orfeo ammaliatore, per Tolstoj un ideale morale altissimo, per Hegel un simbolo supremo dello spirito umano, per Rousseau era superiore a Socrate, per Voltaire era una «figura dolce e semplice», smentita poi dalla Chiesa. Burgess e Vidal lo riducevano a una forza fisica e spirituale un po’ caricaturale, così come Saramago lo riportava a una pesante umanità e Bloch a una fede “atea”, libera dall’incubo sacrale, mentre Papini lo considerava «il più grande Rovesciatore, il supremo Paradossista, il Capovolgitore radicale e senza paura»…

La stessa esegesi storico-critica – se sfogliamo anche solo i titoli dei saggi degli ultimi anni – ne ha isolato decine di volti e lineamenti: dalla sua uguaglianza a Dio (Grindheim) e dal theîos anér, l’uomo divino e persino mago (M. Smith), fino al «contadino ebreo mediterraneo» che si fa filosofo cinico itinerante (Crossan); dal profeta della Sophía, femminista ante litteram (Schüssler Fiorenza) fino al riformatore sociale (Theissen) e al rivoluzionario davidico antiromano (Brandon, Hengel, Tabor); dal rabbí ebreo (Flusser, Calimani, Arnal) o dal hasîd galileo dotato di carisma (Vermes) fino al profeta apocalittico (Sanders, Allison) o escatologico del Regno di Dio (Meier); sapiente e profeta (Marguerat), ma anche Messia “enochico”, legato cioè a una particolare corrente del giudaismo teologico (Sacchi, Beccaccini, Stefani)…

Fermiamoci qui in questo caleidoscopio e, come già abbiamo fatto per l’Antico Testamento, selezioniamo qualche titolo che rimandi a Gesù Cristo e alla base insostituibile della nostra conoscenza di lui, ossia i Vangeli e più in generale gli scritti neotestamentari. La nostra sarà, però, un’opzione ristretta e parziale nella bibliografia di questi ultimi mesi. Si pensi che solo per la figura del Gesù storico l’elenco bibliografico approntato da F. Adinolfi per le pubblicazioni tra il 2007 e il 2010 comprende oltre 50 pagine, mentre l’Handbook for the Study of the Historical Jesus, apparso nel 2011 a cura di T. Holmen e S. E. Porter in quattro tomi, contiene ben 3.652 pagine, frutto di 110 studiosi! Noi, più semplicemente, suggeriamo la bella e accurata indagine storico-critica condotta da uno dei migliori neotestamentaristi italiani, il compianto Rinaldo Fabris, Gesù il “Nazareno” (Cittadella, Assisi, € 43,50), una sintesi che ha bisogno comunque di 936 pagine.

Il percorso è chiaro, così come lo è il dettato, per cui il testo sarà utile anche allo storico “laico” che vuole condurre una ricerca storiografica severa: dopo le premesse sugli antefatti di questa ricerca e sulle fonti e sull’orizzonte ambientale, è la sequenza degli eventi a guidare. Così, si procede dalle origini e dal Battista avanzando verso la predicazione pubblica del Regno di Dio, la configurazione di Gesù come «maestro di sapienza» coi suoi discepoli, ma anche di «profeta taumaturgo», incastonato però nelle attese messianiche che egli assume e interpreta, per approdare poi agli eventi capitali della sua morte e risurrezione. In realtà, come è noto, attorno a questa figura così decisiva per la storia dell’umanità si mobilitano altri modelli di ricerca, di verifica, di analisi.

Si tratta veramente – come dice un’interessante raccolta di saggi curata da Carlo Bazzi e Giancarlo Biguzzi – di un Cantiere aperto sul Gesù storico (Urbaniana, Città del Vaticano, pagg. 272, € 20,00) e vari sono i sondaggi, ma anche gli approcci adottati. In questo orizzonte variegato potrebbe essere d’aiuto un articolo di un altro grande biblista italiano, Romano Penna (del quale raccomandiamo la ricca bibliografia su Gesù ma anche su Paolo) apparso sulla «Rivista Biblica» del 2012 (n. 3, pagg. 371-395) con “alcune considerazioni” preziose sulla Ricerca e ritrovamento del Gesù storico. Dicevamo della molteplicità degli accostamenti alla figura di Gesù.

Ritorna, a distanza di anni dalla prima pubblicazione e dalla morte dell’autrice avvenuta nel 1988, il dialogo svoltosi tra lo psicoanalista freudiano Gérard Sévérin e la nota collega cattolica francese Françoise Dolto sui Vangeli alla luce della psicoanalisi (et al., Milano, pagg. 286, € 20,00). La categoria della «liberazione del desiderio» diventa una sorta di prisma ermeneutico per rileggere alcuni atti e parabole di Gesù, con esiti certamente settoriali ma interessanti, senza gli eccessi totalizzanti pan-psicoanalitici della più massiccia operazione condotta sui Vangeli dal tedesco Eugen Drewermann.

A queste particolari letture dei testi evangelici vorremmo ricondurre anche il cosiddetto fenomeno della Wirkungsgeschichte, ossia la “storia degli effetti” che essi producono sulla cultura. Spesso non si tratta solo di una recezione per una libera rielaborazione, ma di una vera e propria interpretazione che svela sfumature, profili, dimensioni a cui l’esegesi e la teologia sono sorde.

Un commento:

  1. Pingback:Togel online

Lascia un commento