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A cosa serve la preghiera o la meditazione?

La vera meditazione è quella che ci porta dentro noi stessi, di lì poi nasce la preghiera

La gente prega in tanti modi diversi. C’è chi recita il Rosario, chi dice le lodi mattutine, oppure semplicemente legge e riflette sui brani della Bibbia, oppure chi si mette ad occhi chiusi e si concentra su immagini o musica.

Ognuno di noi vuol trovare la pace

Lo si fa, in genere, perché si vuole trovare la pace interiore, la serenità che permette di affrontare meglio la giornata, oppure quando ci si trova in qualche difficoltà, come per esempio una malattia.

Ma è la preghiera concreta a infondere la pace interiore, oppure ciò che con la preghiera o la meditazione accade dentro di sé?

In molti casi, dentro di sé non accade un bel nulla. La pace interiore viene confusa con uno stato di equilibrio mentale o una sorta e precaria pace dei sensi, come se la spiritualità sia un’assenza più che una presenza.

L’interiorità confusa con la mente

Purtroppo, soprattutto in Occidente, il dentro è confuso con la mente, la testa, anche quando si pensa al cuore. Anzi, si confonde il piano mentale con quello interiore, con l’anima.

Il risultato è che si confonde l’assenza della continua rivoluzione dei pensieri con la pace. Assenza, non presenza. 

A cosa serve, perciò, pregare anche tanto se poi il risultato è un’assenza confusa con la presenza di Dio in noi?

Il vero luogo della preghiera

È come se si tenesse a bada una tempesta sempre pronta a scatenarsi di nuovo con il povero e debole soffio che proviene dai nostri polmoni. Qual è, allora, il vero luogo della preghiera?

Quel luogo dove non occorre pregare! Se, infatti, si scopre il luogo in cui vivere e rifugiarsi durante le inevitabili tempeste, si scoprirà che non serve pregare, non serve dire tante parole, almeno non subito.

Quel luogo non si trova nelle chiese, nelle sinagoghe, nelle moschee. Se, comunque, si frequentano tali luoghi, essi diventano veri templi solo se si è scoperto il proprio tempio interiore. 

Un posto popolato da immagini eterne e divine

Solo da lì è possibile pregare, se si vuole. È un luogo che si trova dentro – e non fuori – il buio dell’anima, la controparte tenebrosa della stessa medaglia che chiamiamo anima.

Un posto dove si creano le immagini che servono per sentirci al sicuro, una casa, un padre, una madre e un’antica sorgente.

Immagini comunque che sono diverse per ciascuno, a seconda della cultura, società o religione a cui si appartiene.

L’unico luogo in cui trovare pace e sicurezza

Una cosa però è comune: se non si entra in questo luogo veramente sacro, non si sentirà mai quello che da Dio solo può venire: la pace e la sicurezza, in poche parole la salvezza. 

Pregare dunque serve? Sì, ma solo se questa preghiera ci aiuta ad entrare in questo luogo. È come se le parole si radicassero nella stessa sostanza di questo luogo benedetto e pieno di luce e amore.

Parole vane …

Senza questo radicamento, si tratta solo di parole al vento, che smuovono o rimuovono idee, tenendo a bada fantasmi e demoni che torneranno ad agitarsi, non appena si esce dal luogo fisico inutilmente concepito come la condizione per pregare bene.

Fantasmi e demoni – ossia paure continuamente e semplicemente respinte – stanno alla larga o addirittura svaniscono solo di fronte alla casa interiore in cui, solamente, è possibile vivere.

3 commenti:

  1. quanto sono vere queste parole,
    io quando entro in chiesa prego e mi rifugio nella parte più buia del mio IO, ma non appena esco fuori riprendono tutte le paiure e le ansie della vita, cioè i miei demoni.
    Grazie Dott. Simone.

    • Simone Venturini

      Perché la sicurezza interiore, la pace è lì dove ti trovi, accanto a te, basta abbandonare schemi, idee, impalcature, dottrine, dogmi e abbandonarsi a ciò che si è, alla natura che è in noi e fuori di noi. Solo così si potrà fare esperienza di Dio, ma di quello vero!

  2. Nella grande tradizione carmelitana, questa interiorità vine descritta come il “Castello interiore” (Santa Teresa d’Avila). Purtroppo però, molti hanno confuso il senso di “preghiera mentale” pensando che la preghiera fosse una questione della mente e non del cuore, fatta di pensieri “puri” contrapposti alle parole (preghiera vocale) e non piuttosto di cuore e di presenza.

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