Cos’è il peccato e cos’è la colpa?

    Una breve riflessione sul senso di peccato e di colpa

    Il peccato. Sia nel mio penultimo, che nel mio ultimo libro, parlo della trasgressione, del peccato e della colpa. Sembrano la stessa cosa, ma non lo sono.

    Anzitutto la trasgressione. Una parola che non esiste in ebraico, ma che viene direttamente dal latino: transgredior, che significa “oltrepassare, varcare” anche in senso geografico, fisico:

    Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, 1ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti.

    (Genesi 2,16-17)

    Questa, secondo me, è la migliore interpretazione del gesto della prima donna (che ancora non si chiamava Eva) e di Adamo in Gen 3.

    Si trattava cioè di un’azione archetipica, universale, che riguarda tutti gli esseri umani di ogni tempo. Questa azione è “oltrepassare certi limiti”. Mi ricorda, un po’, la massima latina “unicuique suum”, a ciascuno il suo e non può che essere così.

    L’uomo e la donna di ogni tempo per loro natura superano costantemente i propri limiti ed è positivo, ma senza però entrare in conflitto con competenze ed aree altrui.

    Soprattutto senza credersi dèi, come invece suggerisce una certa parte e cultura di oggi.

    Di peccato si parla solo in Gen 4, nell’episodio di Caino ed Abele.

    Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo».

    (Genesi 4,6)

    Caino che uccide Abele commette un peccato e una colpa (chatah e awon):

    Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono!» 

    (Genesi 4,13)

    In ebraico, chatah significa “mancare il bersaglio”, mentre awon “avere un peso che grava sulle spalle”.

    Caino mancò il bersaglio della sua vita, che era quello di custodire il proprio fratello minore, mentre invece commise il vero peccato di fratricidio, una colpa giustamente pesante da portare.

    Questo è il vero peccato e la vera colpa. Uccidere, ossia esercitare un proprio preteso diritto su un’altra persona attraverso la violenza e la sopraffazione. Spesso, molto spesso, non si tratta di un’azione fisica!

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