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L’enciclica ecologica del Papa (Seconda parte)

Continua il nostro commento alle parti dell’enciclica di Francesco dedicate all’analisi del testo biblico, laddove esso descrive il rapporto tra l’uomo e il suo ambiente. Oggi vediamo insieme il numero 66 dell’enciclica:

“I racconti della creazione nel libro della Genesi contengono, nel loro linguaggio simbolico e narrativo, profondi insegnamenti sull’esistenza umana e la sua realtà storica. Questi racconti suggeriscono che l’esistenza umana si basa su tre relazioni fondamentali strettamente connesse: la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra. Secondo la Bibbia, queste tre relazioni vitali sono rotte, non solo fuori, ma anche dentro di noi. Questa rottura è il peccato. L’armonia tra il Creatore, l’umanità e tutto il creato è stata distrutta per avere noi preteso di prendere il posto di Dio, rifiutando di riconoscerci come creature limitate. Questo fatto ha distorto anche la natura del mandato di soggiogare la terra (cfr Gen 1,28) e di coltivarla e custodirla (cfr Gen 2,15). Come risultato, la relazione originariamente armonica tra essere umano e natura si è trasformato in un conflitto (cfr Gen 3,17-19). Per questo è significativo che l’armonia che san Francesco d’Assisi viveva con tutte le creature sia stata interpretata come una guarigione di tale rottura. San Bonaventura disse che attraverso la riconciliazione universale con tutte le creature in qualche modo Francesco era riportato allo stato di innocenza originaria. Lungi da quel modello, oggi il peccato si manifesta con tutta la sua forza di distruzione nelle guerre, nelle diverse forme di violenza e maltrattamento, nell’abbandono dei più fragili, negli attacchi contro la natura.”

Vi è, anzitutto, una precisa indicazione di metodo. Il linguaggio dei racconti biblici sulla creazione sono di natura “simbolica”. Cosa significa? Lungi dall’indicare un racconto fittizio, la simbolicità dei racconti sulla creazione consiste proprio in ciò che dice l’enciclica: i racconti contengono “profondi insegnamenti sull’esistenza umana e la sua realtà storica“. Perciò, il racconto della creazione, anzi i racconti della creazione (Gen 1,1-2,4 e Gen 2,5-25) non vogliono in alcun modo indicarci come si è formato l’universo e la terra, in particolare, ma semplicemente ricordarci chi siamo in relazione a Dio e alla creazione.

La nostra umana identità, già descritta quando il testo dice che Dio creò l’uomo a “sua immagine e somiglianza”, si caratterizza però da tre relazioni fondamentali e strutturanti: “la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra”. La prima relazione, quella con Dio, ha come requisito fondamentale la consapevolezza che noi siamo creature e non divinità. Da questa consapevolezza nasce la necessità di fondare la nostra esistenza su di Lui e non sul nostro narcisismo; nasce anche il bisogno di instaurare relazioni vere e solide con gli altri, nel rispetto comune verso la madre terra da cui tutti noi veniamo.

Tuttavia, come si dice nell’enciclica, queste tre relazioni fondamentali sono state rotte, rovinate, compromesse. Se ne parla al capitolo terzo della Genesi, dove il “serpente”, ossia il Male in ogni sua forma e possibile incarnazione storica, insinua il dubbio tra l’uomo e Dio. Esso inietta nell’uomo e nella donna il veleno mortale della competizione tra noi e tra Dio, non più visto come Padre amoroso, ma come il nemico dell’uomo e della sua felicità. Insinua la possibilità mortale di “essere come lui” di diventare anche noi Dio; di poter permetterci di fare tutto, senza limiti e senza restrizioni.

Quando ciò accade, ossia quando il tarlo interiore inizia a rosicchiare la nostra coscienza umana, stuzzicando ogni nostro appetito verso mete sempre più ambiziose ed eccitanti, allora l’uomo sveste i panni della creatura ed indossa quelli del super-uomo. Egli si pone al centro di tutto, al centro del mondo. I suoi bisogni e capricci sono al centro della sua vita e tutto dev’essere posto al servizio del loro soddisfacimento. Le altre persone, moglie o marito compresi, rientrano in questo mortale orizzonte, trasformandosi in strumenti per realizzare i propri progetti e non persone da amare. Anche tutto ciò mi circonda, risorse naturali comprese, sono ugualmente piegate ai miei interessi, con una violenza e ferocia inaudite. Questo è il vero “peccato”, ossia un percorso mortale che porta l’uomo verso il caos, contro il cosmo creato da Dio. Questo è il male fondamentale dell’uomo e della donna occidentali.

“Per questo è significativo che l’armonia che san Francesco d’Assisi viveva con tutte le creature sia stata interpretata come una guarigione di tale rottura. San Bonaventura disse che attraverso la riconciliazione universale con tutte le creature in qualche modo Francesco era riportato allo stato di innocenza originaria.”

L’enciclica richiama così la nostra attenzione al modello che San Francesco ha incarnato con il suo messaggio e con la sua vita in armonia con tutto il creato, con Dio e con gli altri. Egli spezzando definitivamente le catene dell’umano orgoglio e del narcisismo, seppe più di ogni altro recuperare l’innocenza originaria che apparteneva all’uomo e alla donna appena creati. Essa non consiste nel tornare ad essere uomini e donne ingenui e sprovveduti, bensì creature umane che sanno di dipendere da Dio ed hanno bisogno di uscire da se stesse per instaurare relazioni con gli altri. Esse hanno bisogno di sentirsi parte del creato, come qualsiasi altra realtà creata: animali, piante, acqua, terra, fuoco, etc.

Al di fuori di questa consapevolezza, l’uomo e la donna diventano strumenti del male, spesso ignari o perfino consapevoli, dediti alle “diverse forme di violenza e maltrattamento, nell’abbandono dei più fragili, negli attacchi contro la natura”.

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