L’angoscia: quando Dio diventa un rivale

    L’angoscia richiede di creare un dio ‘fai da te’ spietato e vendicatore

    «Nella sua varietà e ricchezza la verità dell’esistenza umana è in un certo senso più quotidiana, meno drammatica.

    Essa è più semplice dello scompiglio e delle molteplici complicazioni create dalla disperazione e dall’infelicità.

    L’angoscia trasforma la parola di Dio in comando

    In Genesi 3,3, nei confronti dei sospetti e delle contestazioni del serpente, la donna cerca di ricordarsi in modo più preciso gli ordini di Dio.

    Ella cita parola per parola ciò che Dio ha veramente detto all’essere umano, ma ripete il comandamento di Dio solo con la sensazione crescente di angoscia

    Quelle parole che, in origine, pronunciate da Dio [cfr. Genesi 2] miravano alla liberazione e alla protezione dell’uomo, diventano, sotto l’influenza dell’angoscia, ordini alienanti di un despota.

    L’origine della vita si trasforma adesso nell’origine minacciosa della morte, i consigli divini si trasformano in pretese morali. E ora si vede bene che una persona con tutta la sua migliore volontà non può vivere se le sorgenti della sua vita vengono inquinate dal veleno mortale dell’angoscia.

    Una religiosità angosciata

    Una religione il cui rapporto con Dio sia improntato soltanto dall’angoscia, sfocia necessariamente nell’idea che Dio e l’uomo si fronteggiano come rivali assoluti.

    Dio perché è sospettato di umiliare e di abbassare l’essere umano, e l’uomo perché, in nome della propria dignità, deve mettere in disparte un simile Dio, cercando di ergersi lui stesso ad essere assoluto.

    È l’angoscia che trasforma in comandamenti le parole di Dio; essa spinge l’uomo nella contraddizione e, alla fine, gli fa fare per amor proprio esattamente ciò che all’inizio non voleva fare per amore di Dio.

    Trasformare in Dio il proprio io

    Quando Dio scompare nella vertigine dell’angoscia, l’uomo cercherà con tutte le sue forze di modificare la contingenza e la superfluità proprie della sua esistenza in modo tale da crearsi una certa necessità e giustificazione dell’esistenza.

    Ed è nella contraddizione dopo la perdita completa di Dio che egli deve necessariamente voler esser come Dio, per poter durare come uomo».

    Tratto da Eugen Drewermann, Il Vangelo di Marco. Immagini di redenzione, 2002, pgg. 5-8 (Continua)

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