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La terra asciutta (Genesi cap. 1, vers. 9)

Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. (Genesi 1,9)

Se proviamo a visualizzare le immagini che queste parole così evocative suscitano nella nostra mente, sembra quasi di trovare una conferma biblica alla cosiddetta teoria della “pangea“. La piattaforma di terra asciutta e circondata dalle acque da cui poi si staccarono tanti “pezzi” quanti sono oggi i continenti della terra.

Solo che, nella Bibbia, la terra non è la sfera che gira intorno al sole, ma una piattaforma di acque da cui, appunto, affiorava una piattaforma di terra, circondata dalle acque. E non era la terra a girare intorno al sole, ma la terra (Giosuè 10,12).

Cogliendo però il testo nella sua profondità, la separazione delle acque dalla “terra asciutta” ha una valenza simbolica ed esistenziale non trascurabile. Le “acque”, infatti, nella Bibbia non sono solo quelle del mare, poiché esse simboleggiano le forze avverse all’uomo, le difficoltà esistenziali, ma anche il male (cfr. per es. Salmo 68,16). Dio, perciò, confinando le acque un un sol luogo, è come se garantisse la vita sulla terra proteggendo ogni esistenza umana dalla sopraffazione del male.

La “terra asciutta” è anche la strada, aperta da Dio nel “Mar Rosso”, su cui passeranno gli ebrei usciti dall’Egitto (cfr. Esodo 14). Essa perciò rappresenta lo “scenario” in cui è ambientata non solo la storia d’Israele, ma l’intera storia umana. Tuttavia, le “acque” del mare/male non sono confinate una volta per sempre. Esse possono tornare a sommergere la terra, come narra il racconto del “diluvio universale” (Genesi 6-8).

Per far sì che ciò non accada, occorre affidare la nostra vita a Dio, ricordando che siamo sue creature e che non siamo i padroni del mondo, bensì i suoi servitori! (cfr. Genesi 2,15)

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