La creazione dell’uomo I (Genesi cap. 1, vers. 26)

    E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».

    Siamo giunti al culmine della settimana in cui Dio creò tutto ciò che esiste. Proprio a questo punto troviamo un intervento assai speciale di Dio, segnalato dal verbo al plurale “facciamo”. Gli antichi ebrei erano forse politeisti? Il verbo al plurale, paradossalmente, dimostrerebbe il contrario. L’uomo, infatti, non può essere simile a Dio, poiché Egli è trascendente e totalmente diverso da tutto ciò che ha creato. Per non dire, allora, che l’unico Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, l’autore biblico disse che l’uomo assomigliava ad una “pluralità celeste”.

    L’idea di una “corte celeste” di cui Dio era il Re non era affatto estranea agli antichi israeliti. Nel libro di Giobbe, (cap. 1, vers. 6) leggiamo: “Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e anche satana andò in mezzo a loro.” Ebbene, probabilmente anche nel libro della Genesi si vuol dire qualcosa di simile, ossia che Dio insieme ai suoi angeli – i “figli di Dio” (cfr. anche Genesi 6, vers. 1-4) – decisero di creare l’uomo affinché riflettesse in sé qualcosa del mondo celeste, del mondo di Dio. Si tratta, evidentemente, solo di una ipotesi, ma molto più realistica di quelle che invece vedono qui nientemeno che la Santissima Trinità all’opera … un concetto, questo, totalmente estraneo dalla mentalità semitica.

    L’uomo viene creato ad “immagine” e “somiglianza” di Dio. In ebraico, i due termini sono rispettivamente “tsélem” e “demut”. Il primo indica una somiglianza fisica, il secondo una somiglianza spirituale ed interiore e comunque non fisica. Presi insieme, indicano che l’uomo fu creato simile a “Dio e agli esseri che abitano con lui” non solo interiormente, ma anche fisicamente. Detto in altri termini, l’uomo porterebbe dentro di sé e fuori di sé il “marchio di fabbrica”.

    Ma quale uomo? In questo versetto “uomo” corrisponde all’ebraico “adàm” che significa due cose: uomo singolo (Adamo) e umanità. Quest’ultimo significato è presente soprattutto quando il nome “adàm” è accompagnato dall’articolo determinativo, come in questo caso. Perciò, potremmo dire, la somiglianza con Dio riguarda non solo il singolo uomo, ma anche l’intera collettività umana.

    Infine, la somiglianza con Dio implica anche che l’uomo (l’umanità) eserciti il dominio che Dio ha sulle altre creature. Creature che, però, hanno Dio come loro origine e, per questo motivo, debbono essere oggetto di rispetto e non di sfruttamento.

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    1. Pingback:La creazione dell’uomo – I parte (Genesi cap. 2, vers. 7) – Il Blog di Simone Venturini

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