In che modo le profezie prevedono il futuro?

La Bibbia e il Terzo segreto di Fatima

Nel contesto della Bibbia, il profeta era colui che parlava a nome di Dio e non per autorità propria. Infatti, si diventava profeti perché si riceveva una specie di investitura divina (cfr. Isaia, capitolo 6).

Molti esegeti ritengono che i profeti della Bibbia non annunciassero avvenimenti futuri, ma che si limitassero a scoprire nel presente gli indizi che lasciavano presagire cosa sarebbe accaduto.

E in parte questo è vero. Se però il profeta era colui che parlava a nome di Dio, ciò significa che – in qualche modo – condivideva il suo punto di vista sulla storia, riuscendo così a scorgere ciò che normalmente non si vede, né si comprende, poiché posto in un tempo ancora non vissuto.

Conviene quindi spiegare meglio come viene considerato e descritto il futuro all’interno dell’Antico Testamento.

Il futuro nell’Antico Testamento

Immaginiamo un orologio a due quadranti, uno più grande e l’altro più piccolo. Il primo scandirebbe lo scorrere del tempo mediante le lancette delle ore.

Il secondo quadrante, invece, non avrebbe lancette, ma degli scenari che caratterizzano il tempo prima ancora che sia misurato.

Non si tratta di due tempi diversi e indipendenti fra loro, poiché il tempo è uno solo, ma molteplici sono i sistemi di misurazione usati nel corso della storia e ancora oggi.

Un tempo che nella sua forma pura – ossia non ancora misurata – è solo ciò che non abbiamo ancora vissuto, vale a dire ciò che chiamiamo futuro.

Questa importante parola latina – futurum – è il participio passato del verbo esse, da cui deriva l’italiano “essere”.

Una precisazione etimologica che ci permette di pensare al futuro non tanto come una quantità di tempo da misurare, quanto invece come qualcosa di reale, che esiste e che solo secondariamente viene misurato da calendari ed orologi umani.

Da ciò deriverebbe che il futuro – ossia ciò che ancora deve essere – è in un certo senso l’unico tempo che accade (presente) e che è accaduto (passato).

Quest’unico tempo è costituito da alcuni eventi epocali che segnano dei veri e propri spartiacque tra il prima e il dopo.

Gli eventi epocali: predizione o previsione?

Per gli Ebrei, eventi epocali furono certamente l’uscita dall’Egitto nel XIII sec. a.C., la costruzione del Tempio di Salomone nell’XI, oppure l’esilio in Babilonia nel 586 a.C.

Per i Cristiani, il più importante di questi eventi è indubbiamente la nascita di Gesù di Nazareth, tra il 6 a.C. e il 4 a.C.

Ma in che modo tali eventi epocali esistevano prima di accadere? Entrano così in gioco due parole magiche: predire e prevedere.

Entrambe sono accomunate dal solo fatto che indicano qualcosa che si fa prima di qualcos’altro. Pensiamo, per esempio, alla profezia più famosa degli ultimi anni: la fine del mondo nel giorno 21 dicembre 2012.

In concomitanza con l’evento previsto dal calendario Maya, molti hanno poi preconizzato che per quella data sarebbero accaduti eventi di portata universale,

quali per esempio l’inversione dei poli magnetici, una tempesta solare apocalittica o perfino la comparsa di un corpo celeste sconosciuto, il mitico Nibiru o pianeta x.

Se ci pensiamo un po’ si tratta di una giustapposizione, ossia di un accostamento di due cose totalmente slegate tra loro: una predizione e una previsione.

Certamente, in linea di principio tutto può succedere e, perciò, anche che in futuro possa accadere qualcosa di veramente straordinario.

Eppure, a mio avviso, ciò che sarà in futuro può essere anzitutto pre-visto, ma non subito pre-detto.

In altre parole, la previsione deve sempre precedere l’eventuale predizione, che resta comunque un’operazione ipotetica di secondaria importanza.

Eventi futuri prevedibili?

Viene da chiedersi allora in che modo il futuro può essere previsto. Se ciò che accadrà può essere previsto, significa che gli eventi futuri sono in un certo modo già presenti e che noi ci stiamo incamminando verso di essi.

Significa allora che ciò che accadrà è inevitabile e che è solo questione di tempo? Bisogna di nuovo rifarsi al concetto di profezia, così come viene inteso nella Bibbia.

La profezia nella Bibbia

Pensiamo, per esempio, alle profezie dell’Antico Testamento, in cui viene annunciato l’avvento del Messia: stavano prevedendo qualcosa che sarebbe inevitabilmente accaduto nel 6 a.C.?

Oppure si trattava di un’interpretazione di tali profezie da parte dei primi cristiani dopo la morte e resurrezione di Gesù di Nazareth?

Essi, cioè, avrebbero compreso che alcuni brani del profeta Isaia, per esempio, proclamavano la venuta di un uomo che solo dopo si sarebbe compreso essere Gesù di Nazareth (cfr. Isaia, 7,10-17).

Non c’è nulla di strano in questo, eppure è un elemento che sottrae alle profezie bibliche il carattere di inevitabilità che potrebbe essergli frettolosamente affibbiato.

Eventi veramente futuri

Tuttavia, nella Bibbia, sono presenti delle profezie che parlano di eventi epocali non ancora accaduti, in particolare nei Vangeli, ma soprattutto nell’Apocalisse.

Nei brani in questione non viene fatta nessuna predizione, ma solo previsioni. Ci si limita, cioè, a descrivere delle immagini che, nel loro insieme, compongono degli scenari futuri passibili di diversi sviluppi e che, solo dopo la loro realizzazione, verranno compresi nella loro pienezza.

Terzo segreto di Fatima

A tal proposito, non c’è esempio migliore, ancora una volta, del Terzo segreto di Fatima, che smentirebbe ufficialmente il testo di un’altra versione che circolava ufficiosamente prima che Giovanni Paolo II lo rivelasse proprio nella cittadina portoghese  nel 2000:

Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra;

scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui:

l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: «Penitenza, Penitenza, Penitenza!».

E vedemmo in una luce immensa che è Dio: «Qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti», un vescovo vestito di bianco, «abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre».

Vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia;

il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo, con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino;

giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande croce, venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce,

e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni.

Sotto i due bracci della croce c’erano due angeli, ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.

Questo scenario del futuro è composto di immagini che rappresentano gli sviluppi della storia della Chiesa a partire dal tempo in cui Lucia trascrisse il messaggio ricevuto dalla Madonna.

Meno chiaro è capire in quale epoca sia ambientato l’epilogo della storia. Generalmente si pensa che la profezia si riferisca esplicitamente all’attentato di Giovanni Paolo ii, il 13 maggio del 1981,

e che quindi implicitamente quell’anno sia il termine ultimo dello sviluppo storico previsto.

E ciò è indubbiamente vero, ma a mio parere il testo permette di leggere in filigrana qualcosa di più. Si dice infatti che il Santo Padre – almeno così i veggenti interpretano il «vescovo bianco» – viene ucciso, cosa che però non accadde a Giovanni Paolo II.

Ciò implicherebbe che l’attentato a quel pontefice rappresenti solo una tappa nella progressiva realizzazione del terzo segreto.

Tale osservazione ci permetterebbe di dire che la profezia parla di un tempo ancora in corso.

La simbologia del Terzo Segreto di Fatima

A parte, però, questa informazione, particolare significativo è il linguaggio del segreto.

In esso riecheggiano alcune importanti immagini bibliche, come per esempio l’angelo, la spada di fuoco (cfr. Genesi, 3,24), la croce e il monte che probabilmente allude al calvario,

ma che comunque rappresenta il cammino della Chiesa verso un compimento futuro, che non sembra essere indolore (per «il sangue dei martiri», cfr. Apocalisse, 6,9; 17,4).

Ma la profezia, ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa, rappresenta anche una prova formidabile per capire un po’ meglio dove e in che modo esiste il tempo prima che diventi storia:

«E vedemmo in una luce immensa che è Dio: qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti».

Oltre a un’ulteriore conferma al dato che il mondo di Dio è luminoso, il futuro è in qualche modo misteriosamente iscritto in quella stessa luce.

Il testo dice che le immagini viste dai tre pastorelli di Fatima erano come quelle che si vedono quando si passa davanti a uno specchio.

Potremmo quindi immaginare una barriera trasparente che permette di vedere immagini particolari. Una barriera che dividerebbe il nostro mondo da quello di Dio. Una barriera però che, essendo anche uno specchio, riflette in parte anche ciò che è umano.

Spero che ormai sia abbastanza chiaro quale abissale differenza vi sia tra le profezie (in genere false) che cercano di individuare e perfino datare con precisione eventi futuri e quelle (in genere autentiche) che delineano invece uno scenario a venire.

Immagini che parlano di un’evoluzione progressiva, che giungerà però a un compimento finale.


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