Il vero peccato e l’autentico senso di colpa

    Quando il peccato genera un giusto rimorso

    Dopo aver ucciso Abele, Caino esclama davanti a Dio:

    Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono!

    Genesi 4,13

    Il testo ebraico

    Testo ebraico:

    וַיֹּ֥אמֶר קַ֖יִן אֶל־יְהוָ֑ה גָּדֹ֥ול עֲוֹנִ֖י מִנְּשֹֽׂא

    wayyo’mer qàyin ‘el-YHWH gadòl ‘awonì minnesò

    Traduzione letterale:

    Disse Caino: grande la mia colpa (più della mia capacità di sop)portarlo

    La risposta di Caino (קַ֖יִן = Qayin “dal verbo qanàh “acquistare”) dice tante cose. Anzitutto, egli guarda più a se stesso che a Dio con il quale parla.

    Egli vede il macigno che la sua coscienza – da quel momento in poi – dovrà sopportare e, secondo i suoi ristretti parametri, una colpa così grande non può essere perdonata.

    Così si traduce nella Bibbia di Gerusalemme. Ma nel testo ebraico originale, abbiamo il verbo nasa’ (נָשָׂא) che significa “portare, (sop)portare”.

    In pratica, Caino dice che il suo atto aveva delle conseguenze interiori troppo pesanti da (sop)portare.

    Colpa in Ebraico

    “Colpa” in ebraico è awon (עֲוֹנִ֖י = ‘awonì “mia colpa”) ed ha due significati: a. iniquità, ossia “qualcosa di non equo” secondo i parametri della legge; 2. punizione per tale iniquità.

    Caino, probabilmente, intendeva la colpa nel secondo senso. Egli pensava alle conseguenze irreparabili e insopportabili di ciò che aveva fatto. Ed aveva ragione.

    Anche il testo ebraico, nella traduzione letterale di cui sopra, mostra questa incapacità di sopportare un atto così grave.

    Non servono comandamenti

    Uccidere un uomo non può non comportare un grave ed insopportabile peso interiore, a prescindere di qualsiasi comandamento. 

    Non credo, infatti, che sia casuale che sul piano letterario, questo brano si trovi ben prima della promulgazione della Legge mosaica, nel libro dell’Esodo.

    Nei capitoli 1-11 si parla dell’umanità in generale e delle conseguenze della crescente depravazione morale che porterà, poi, al diluvio. Il racconto di Genesi 4 si trova all’interno di tale racconto.

    Uccidere è sia un peccato (Genesi 4,7) ossia un vero male e una colpa, ossia qualcosa che “pesa” sulla coscienza.

    La vera colpa

    Qui non si tratta del senso di colpa, ossia della nefasta condizione interiore di chi non procede di un passo senza sentirsi in colpa, senza pensare di aver così dato fastidio a qualcuno. Potremmo dire che questa è la colpa patologica.

    Qui, invece, è descritta la vera colpa, quella commessa in perfetta autonomia di giudizio e dopo che Dio – o la propria coscienza – aveva parlato chiaro.

    Certamente, si tratta di un atto dettato dall’invidia di Caino, ma nessuno stato di disagio interiore potrà mai giustificare il vero peccato: quello di omicidio. 

    In Genesi 3 non si parla mai di peccato. Solo in Genesi 4 si parla del vero peccato, del vero male: la violenza che spinge a sopprimere altre vite.

    Qualcosa che, se la coscienza non è stata ancora messa a tacere, urla dentro l’uomo e lo costringe a portare un peso insopportabile. Troverà il perdono che chiede? Riuscirà a rialzare lo sguardo e a sopravvivere?

    I commenti sono chiusi.