Il teologo che amava la storia

    (Articolo di Fabio Cittadini) Nato a Cysoing in Francia, nel 1895, Marie-Dominique Chenu entra a diciotto anni dai domenicani a Le Saulchoir presso Tournai.

    Dal 1914 al 1920 Chenu compie i suoi studi a Roma, all’«Angelicum», facendo nel frattempo la sua professione religiosa e diventando sacerdote nel 1919. Sotto la guida di Reginald Garrigou-Lagrange (1877-1964) e nel segno del movimento di rinnovamento della mistica, redige una tesi dal titolo “De contemplatione” che il relatore giudica ottima. Il giudizio era accompagnato da una nota in cui si suggeriva all’autore, che rivelava una «profonda conoscenza della dottrina di S. Tommaso sulla natura della contemplazione», a «non allargare storicamente la ricerca».

    E a proposito della storia, Chenu dirà: «Non tanto amavo la storia come un mestiere, ma sentivo che la parola di Dio è nella storia, e che entrare nella storia è un mezzo per raggiungere la parola di Dio. Ora questo modo di pensare, a Roma, era considerato come sospetto di razionalismo».

    Chenu «molto assiduo» nel seguire l’insegnamento di Garrigou-Lagrange, non accoglierà l’invito del relatore che voleva restasse all’«Angelicum» come suo collaboratore.

    Preferirà invece tornare a Le Saulchoir, incominciando a insegnarvi storia delle dottrine teologiche. Lì svolgerà la sua fervida attività di ricercatore e di scrittore. Su invito del grande filosofo e amico Gilson negli anni ’30-’31 Chenu fonderà a Ottawa un Istituto di studi medievali presso il quale si recherà a tenere corsi fino al 1936. Intanto, nel 1932, Chenu, divenuto maestro in teologia, è nominato reggente degli studi di Le Saulchoir. Di lì in avanti si dedicherà sia alle ricerche teologiche sia ad iniziative che lo porranno a contatto con la vita concreta, per esempio col mondo del lavoro, in particolare con il mondo operaio.

    Il 1937 segna una data importante nella vita di Chenu. È l’anno della pubblicazione di un’opera dal titolo “Una scuola di teologia. Le Saulchoir” nata da una conferenza tenuta nel 1936 in cui esponeva, come afferma lo stesso Chenu, «le nostre idee sul metodo teologico».

    L’opuscolo, pubblicato in meno di un migliaio di copie, non conosce molta diffusione. Si può, infatti, constatare una quasi assenza di recensioni, mentre numerose e di svariata provenienza sono le reazioni positive, e persino entusiaste, benché non manchi in taluno qualche riserva. Non manca, tuttavia, qualche voce discordante e qualche vivace reazione. Ma, soprattutto, la piccola opera incomincia a suscitare inquietudini a Roma e particolarmente all’«Angelicum» e in Garrigou-Lagrange, suo maestro.

    L’opuscolo viene ritirato dalla circolazione e Chenu, nel febbraio del 1938, è chiamato a Roma a dare spiegazione dei contenuti del suo volumetto, e, alla fine, ad apporre la firma a dieci proposizioni, che Chenu sottoscrive per poi tornare a Le Saulchoir.

    Nello stesso anno lascia il Belgio per istallarsi a Étiolles, non lontano da Parigi. Più tardi Chenu dichiarerà: «Ho ceduto a una specie di pressione psicologica, mi sono lasciato intimidire»; uno dei «notabili» teologi domenicani, «certamente per calmare le irritazioni romane, mi ha chiesto di firmare una serie di dieci proposizioni: io ho firmato. Io ho sempre avuto orrore di questo sistema che consiste nel redigere un sillabo di proposizioni».

    Le precedenti perplessità e reazioni non erano, tuttavia, superate una volta per tutte: esse permanevano, e nel 1942 giunsero al culmine con la messa all’indice, il 4 febbraio, dell’opera di Chenu, che subito si sottomette, senza nessuno spirito di ribellione, ma che non nasconde l’amarezza e la sofferenza che lo tocca, come scrive a Gilson,«fin nel profondo del cuore». Secondo le accuse egli disprezzava il valore della ragione nella ricerca teologica, gettava discredito sulla Scolastica e su San Tommaso d’Aquino: accuse sostanzialmente infondate.

    Su tali fatti padre Chenu tornò più volte. Egli afferma di aver appreso per radio la sua condanna e ricorda le parole dettegli dall’arcivescovo di Parigi, card. Suhard: «Non si turbi, piccolo padre, tra vent’anni tutti parleranno come lei».

    Dopo la condanna del 1942, Chenu lascia la reggenza e l’insegnamento di Le Saulchoir, ed è assegnato al convento parigino di Saint-Jacques, dal quale è allontanato nel febbraio del 1954, per Rouen, a motivo del suo coinvolgimento nel movimento dei preti operai tanto che ne fu il padre spirituale. Torna a Parigi definitivamente nel giugno 1962.

    Dal settembre 1962 fino al 1965 prende parte al Concilio Vaticano II, sia pure non come esperto, ma come teologo del vescovo di Antsirabé (Madagascar). Particolarmente fecondo il suo contributo al Concilio tanto che la Costituzione pastorale sulla chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes risente della ricerca teologica di padre Chenu, il cui ruolo nella redazione del testo conciliare è indiscusso.

    Un curioso aneddoto della sua vita ne rivela la sua personalità. Nel 965, al termine del Concilio viene organizzato una festa di compleanno per l’orami settantenne p. Chenu al quale vi prendono parte diversi cardinali e vescovi che, in precedenza, lo hanno avversato.

    Durante la festa prese la parola il cardinale di Parigi, Suhard ,che fa un encomio del teologo ringraziandolo, davanti a tutti i presenti, per l’obbedienza prestata alla Chiesa in tutti i suoi anni, anche e soprattutto negli anni che lo hanno visto emarginato ed esiliato. P. Chenu rispondendo dice: «L’obbedienza è una virtù per persone mediocri, io ho sempre creduto e crederò nella Parola di Dio».

    Gli anni dal 1966 al 1990 trascorsero nel convento di Saint-Jacques, a Parigi, distinti sempre dalla vivacità mentale e dalla fraterna disponibilità di cui era dotato. Secondo la testimonianza di Congar, suo amato discepolo: «Il p. Chenu è rimasto se stesso, meravigliosamente libero, vivo, risvegliatore di idee, aperto all’amicizia e fraterno, attraverso le prove che non gli sono state risparmiate».

    Autore di numerosi libri sulla storia della teologia che hanno fatto scuola, Chenu è morto l’11 febbraio 1990.

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