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L’universo simbolico degli animali nella Bibbia

Presenti in molte pagine della Bibbia

La Bibbia, così come le fiabe e i racconti mitici di molti popoli, sono pieni di animali misteriosi che parlano agli uomini, spesso esortandoli ad intraprendere una strada piuttosto che un’altra, oppure fungendo da voce della coscienza.

L’insufficienza dell’esegesi

L’esegesi biblica, invece, trascura questi elementi e li considera come semplici pezzi del genere letterario a cui il brano appartiene. Ciò che conta, per gli esegeti di formazione classica, è ciò che l’autore voleva comunicare, la cosiddetta intenzione originale, il messaggio, in poche parole. In un brano biblico, invece, ogni elemento è da prendere in seria considerazione e nulla è insignificante anche se spesso molti dettagli sembrano sfuggire dal quadro d’insieme come cose incomprensibili e strane, appartenenti ad un’epoca ormai lontanissima dal nostro modo di pensare.

L’asina di Balaam

Parlando di animali nella Bibbia, viene subito alla mente il caso dell’asina di Balaam (Num 22). Si narra che Balak, re di Moab, avendo saputo che gli di ebrei stavano salendo dall’Egitto, manda Balaam a maledirli visto che non il re non riusciva ad affrontare gli ebrei con le armi, a causa della loro superiorità numerica. Dio però avverte Balaam che il popolo ebraico è benedetto e non può essere maledetto.

Balaam non ascolta ed allora l’angelo del Signore si pone davanti per sbarrargli il cammino, ma solo l’asina può vederlo. L’asina inizia così a sbandare e ad interrompere il cammino e per questo motivo essa viene percossa ripetutamente da Balaam. Ad un certo punto inizia a parlare e a rimproverare Balaam. Alla fine Dio apre gli occhi di Balaam che riconosce il proprio peccato e proclama i suoi famosi oracoli.

Le fiabe dei fratelli Grimm

Anche nelle fiabe dei fratelli Grimm è ben presente il tema degli animali che parlano. I fratelli Grimm, com’è noto, raccolsero le fiabe che circolavano in Germania al loro tempo (XVIII-XIX sec.) ma che comunque davano voce a vissuti profondi dell’uomo di tutti i tempi e di ogni luogo.

Racconti come l’oracolo di Balaam – con la sua asina parlante – appartengono al genere della fiaba e, come tali, sfuggono ad un’interpretazione esegetica troppo interessata ai dettagli (irraggiungibili) della storia. Tali racconti, invece, vanno preferibilmente accostati a generi più affini, come le fiabe dei fratelli Grimm, appunto.

Nella fiaba (n.57) dell’uccello d’oro (cfr. Jakob e W. Grimm, Fiabe, Einaudi, 202 ss.), per esempio, si parla di una volpe che parla ai tre figli del re incaricati di trovare l’uccello d’oro. I primi due non l’ascoltano, mentre il terzo si lascia guidare da essa e porta a termine l’impresa affidatagli dal re. Alla fine si scopre che la volpe era in realtà il fratello di una bella principessa.

La volpe e il serpente

Nelle fiabe, animali come la volpe incarnano la voce della ragione istintiva, che orienta l’uomo nella giusta strada da intraprendere, contro la paura che invece fa prendere decisioni sbagliate e anti-storiche. Come non ricordare, allora, il grillo parlante di Pinocchio?

In altri casi, invece, gli animali rappresentano il mondo degli istinti, come per esempio il serpente del racconto di Genesi 3. In questo caso, l’esegesi storico-critica – ossia il metodo di studio dei biblisti – non può non fare un accenno al simbolo del serpente in altre religioni ed anche nella letteratura.

Tuttavia, essa poi si concentra sul messaggio globale del brano inserito nel contesto storico in cui esso è nato. Si tratta di un’operazione importante, che tuttavia non è sufficiente. Occorre approfondire bene il vissuto profondo e comune a tutti gli uomini di tutti i tempi e che è all’origine della variegata tipologica simbolica del serpente. Aldilà infatti della presenza del simbolo in moltissime culture antiche, l’elemento comune è che il serpente ‘sbuca fuori’ da anfratti, dalle radici sotterranee di un albero e dall’acqua soprattutto.

Esso allora dà voce al mistero della vita e della morte e solo in tal modo diventa altrettanto evidente il legame con la donna. Solo allora si capirà il fascino suadente della sua ‘voce’, che viene dal profondo di se stessi, laddove giacciono le nostre migliori risorse umane (vita), ma anche le peggiori potenzialità distruttive (morte).

Gli uccelli

Nella Bibbia compaiono spesso anche uccelli (cfr. 1 Re 17; 19; Tobia 2). Essi rappresentano le potenze dello spirito e il mondo celeste con cui l’uomo può entrare in contatto per sopravvivere (cfr. il corvo che porta il cibo ad Elia – 1 Re 17); oppure gli uccelli rappresentano gli ideali religiosi, i valori spirituali che assolutista possono anche far perdere di vista la realtà che ci circonda (cfr. gli escrementi dell’uccello che rendono cieco Tobia – Tobia 2).

Mostri marini

Infine, la Bibbia parla anche di mostri, di animali feroci con cui l’eroe di un brano deve cimentarsi. Come non ricordare allora, Il leone che l’eroe solare Sansone deve uccidere prima del matrimonio a Timna (Gdc 14). Si tratta di un motivo ben presente nelle fiabe e dei miti.

L’eroe deve vincere terribili mostri o belve feroci prima di liberare – sottoterra o comunque in un luogo difficile da raggiungere – la sua amata che aspetta di essere riscattata. Alla fine, le nozze rappresentano l’archetipo dell’unione degli opposti (nozze sacre) all’interno dell’anima umana, dell’animus e dell’anima, come direbbe Jung. (Articolo basato su Eugen DrewermannEsegesi e psicologia del profondo, vol. I, pagg. 134-136)

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