Il passo decisivo per vincere la paura

    La paura non si vince restando sulla spiaggia, mentre i nemici incalzano

    Israele ha raccontato tutte questi fasi della partenza e della liberazione nell’immagine del salvataggio sul Mar Rosso ed ha concentrato così in un attimo esperienze che nella vita delle persone possono durare degli anni.

    Quando c’è solo una strada da prendere

    C’è una sola strada che permette di uscire dalla dipendenza dell’angoscia e della colpa perenni, ed è la strada che Israele ha sperimentato: vivere il miracolo di passare in mezzo alle acque a piedi asciutti.

    Gli Israeliti entrarono nel mare asciutto, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra

    (Es 14,22)

    Ora ci viene presentato né più né meno il passo decisivo, come se a questo punto dovessimo semplicemente abbandonarci alla vita o alla morte.

    Per rendere questa impressione, si potrebbe dire qualcosa del genere: «È semplice, non ho più alcuna possibilità di continuare a scappare; non posso tornare indietro, perché ci sono i miei inseguitori; non posso andare avanti, perché anche lì l’angoscia è in agguato.

    E perciò mi è indifferente dove andare. Non ho veramente più niente da perdere. Lascio che le cose vadano come vogliono. Mi limito ad andare avanti.

    So che in questa direzione non c’è nessuna strada conosciuta, e che d’ora in avanti non c’è più niente di noto a cui mi possa affidare.

    Peggio di così non può andare

    Ma questo è il punto: ora voglio credere che ho il diritto di vivere, mi è indifferente cosa dicono gli altri, farò una cosa che non ha fondamento, mi inoltrerò in ciò che non ha appigli, mi infischio della paura, perché peggio di così non può andare».

    Psicologicamente è così che a livello umano va descritta questa decisione, ed è così che si sentono parlare quasi tutte le persone che sono arrivate al limite dell’esperienza del mar Rosso.

    Eppure questa è solo una mezza verità. L’immagine rende bene la situazione: ci si deve dire che c’è ancora un pezzo di strada che bisogna attraversare,

    che ora si entra in un elemento in cui non si tocca più e nel quale ci si trova con l’acqua alla gola. Ma tutto ciò non farebbe che produrre ulteriore angoscia e si resterebbe fermi dove siamo: non si va né avanti né indietro.

    Scegliere per disperazione?

    Si sopravvaluterebbe il potere della disperazione se si volesse credere che abbia forza anche su ciò che appare impossibile; la disperazione non porta fuori da niente, al contrario manda sempre più a fondo nell’abisso.

    Per questo è straordinariamente importante quando Israele pensa che attraverso il mar Rosso si può passare soltanto con una fiducia incondizionata negli ordini di Dio.

    Qui non si può pensare: sono io che agisco. Bisogna piuttosto pensare: le cose non vanno proprio; non serve darsi da intendere: alla fine ce la farai a nuotare e a stare a galla;

    ci si può dire soltanto: se le cose continuano così, è facile che mi porti via e mi inghiotta.

    La vera fiducia in Dio, accada quel che accada

    E tuttavia è possibile ed è lecito pensare, partendo da Dio, come fa Mosè: non c’è bisogno di avere paura davanti a Dio, succeda quel che vuole succedere – non mi accadrà niente che non sia giusto davanti a Dio;

    Dio ha scelto questa strada per me, e vuol dire che le cose andranno.

    Soltanto se si ha questa sensazione che Dio ci sostiene, si può, come fa Mosè, tendere verso un altro la mano al di sopra di tutto ciò che lambisce e minaccia di trascinarlo via,

    e sperare che questi raggiunga l’altra riva a piedi asciutti, che si aprano i vicoli ciechi e si liberi una strada per lui.

    Le spalliere dell’angoscia: guardare avanti

    E le acque stanno sinistra e a destra come una muraglia, ma lui prosegue diritto passo dopo passo, senza preoccuparsi di quelle spalliere d’angoscia, perché in ogni unto e in ogni momento sa che è soltanto la fiducia a sostenerlo e che le cose sono giuste così.

    In questa situazione non devi guardare né a destra né a sinistra, ma continuare a camminare sempre diritto, perché se non vedesse la mano di Mosè davanti a sé, l’acqua ricadrebbe indietro e lo seppellirebbe.

    C’è bisogno di una guida

    Ogni persona, quando è nel mezzo dell’angoscia, ha bisogno di un altro, di un ‘secondo’ Mosè, che le dia coraggio di abbandonarsi,

    contro tutti gli ostacoli, alle forze del suo inconscio, e che, detto per immagini, tenga la mano su di lei, contro ogni esitazione.

    Ma chiunque si fa in questo modo compagno di strada di un’altra persona conoscerà dei momenti come questi sul mar Rosso, in cui lui stesso non si sa più che pesci pigliare

    e vorrebbe quasi maledirsi per essersi avventurato dove si vedono sparire tutti i motivi ‘ragionevoli’ della speranza umana e si può soltanto pensare che, in barba ad ogni rischio,

    Non tutto però è così semplice

    il fatto di aver osato la propria libertà e di guidare l’altro su questa tarda che porta alla sua destinazione corrisponde almeno a ciò che Dio, creando l’uomo, gli ha destinato.

    In ultima analisi, il salvataggio sul mar Rosso è sempre un miracolo. Nessuno che abbia attraversato queste regioni dell’angoscia potrà dire che loca fatto da sé;

    sarà soltanto felice di essere salvo, e questa salvezza la sentirà come il più grande regalo della vita. Finalmente gli è lecito essere. Finalmente gli è lecito esserci. 

    L’inizio sta nella fine

    Si ritrova sull’altra sponda ed ha tutto dietro di sé. I suoi inseguitori sono morti. Ciò che lo inseguiva tallonandolo, il peso della dipendenza e della mancanza di autonomia, è affondato e non lo angoscia più.

    In questo momento si vive un’ora in cui sembra che tutto sia già conquistato.

    E’ un’ora in cui ci si sente finalmente liberi, ed abbiamo davanti la vita, e si vorrebbe esultare e correre e si sarebbe in grado di abbracciare il mondo intero. 

    Ci si crede addirittura già alla meta e non si sa proprio cosa chiedere ancora alla vita. Ma la realtà è che ci troviamo appena all’inizio, e la vita comincia proprio soltanto ora.

    Il peggio è passato, ma …

    Ciò che si è chiuso è semplicemente la fase negativa del conflitto; ciò che comincia adesso è un lento e faticoso procedere a tentoni in un paese sconosciuto.

    Non ci si può fermare al canto di esultanza di Miriam, che sulla riva del mar Rosso prese un timpano e lodò il Signore per aver annientato la paura:

    Cantate al Signore perché ha mirabilmente trionfato: ha gettato in mare cavallo e cavaliere.

    (Es 15)

    Poco più tardi si incontra il lungo periodo del deserto, e la delusione è, non di rado, molto grande. Il paese a cui si è destinati, così vicino che sembra di toccarlo, è ancora una volta lontano e irraggiungibile.

    (Tratto da Eugen Drewermann, Esegesi e psicologia del profondo, vol. I, Queriniana 1996, pp. 434-437)

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