Il mistero delle reliquie

    (Un libro di Massimo Olmi) Una reliquia è ciò che rimane di qualche cosa. In senso religioso, sono reliquie i resti dei corpi dei santi e dei martiri, gli strumenti del loro supplizio e quelli della passione di Cristo, nonché molti altri oggetti, diversi dei quali menzionati nella Bibbia e di cui è rimasta traccia, conservati in luoghi sacri e venerati nel culto.

    La conservazione di alcuni di questi oggetti pare francamente improbabile, e ciò rappresenta uno dei motivi per cui spesso si fa dell’ironia sulle reliquie in generale, senza fare alcuna distinzione. Va detto che, se diversi reperti si sono rivelati falsi, se non altro per la loro storia inverosimile, non è corretto considerare fasulle tutte le reliquie. La ricerca di oggetti relativi a personaggi della Bibbia è attestata non solo da fonti di epoca medievale, quando il mercato delle reliquie era assai fiorente, ma anche da quelle dell’antichità e persino dallo stesso testo sacro. Una testimonianza molto importante al riguardo si trova negli Atti degli Apostoli, in cui è scritto che Dio «operava prodigi non comuni per opera di Paolo, al punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano» (At 19, 12). Alla luce di questo passo biblico si può dunque immaginare l’importanza, per i primi cristiani, di tutti quegli oggetti toccati dagli apostoli, per non parlare di quelli venuti a contatto con Gesù. Si pensi al caso della donna guarita all’istante dopo aver toccato il lembo del mantello del Cristo. Questa, infatti, pensava: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita» (Mt 9, 21).   

    Un altro esempio a conferma dell’enorme valore che veniva attribuito alle reliquie dei santi già in età antica è contenuto nel Martyrium Polycarpi, un’opera redatta probabilmente nell’anno 156. L’autore, testimone oculare dei fatti narrati, scrive che il vescovo Policarpo, dopo essere stato arrestato, fu trascinato dai soldati nell’anfiteatro di Smirne per essere bruciato vivo. Ma una volta appiccato il fuoco, miracolosamente la fiamma circondò Policarpo senza consumarne il corpo. Allora fu ordinato di colpire il vescovo con una spada. Così fu fatto, ma dalla ferita uscì una quantità tale di sangue da spegnere le fiamme. La folla rimase molto meravigliata dal prodigio, ma nonostante ciò, per evitare che i cristiani potessero impossessarsi del corpo del martire, il centurione lo fece bruciare. Più tardi, però, i fedeli riuscirono a raccogliere le ossa di Policarpo e le riposero in un luogo sicuro perché più preziose delle pietre pregiate e di valore superiore all’oro.  

    Di reliquie relative ai corpi di santi e martiri ve ne sono molte, tuttavia in questo libro l’attenzione è rivolta solamente ad alcuni manufatti menzionati nella Bibbia, come l’Arca dell’Alleanza, la croce di Cristo, la lancia del soldato che trafisse il costato di Gesù e il calice dell’Ultima Cena. 

    Particolare attenzione è rivolta all’Arca dell’Alleanza, la misteriosa cassa contenente le tavole dei dieci comandamenti. Oggi diversi autori ritengono che essa si trovi in Etiopia. Ad Axum, infatti, è tuttora gelosamente custodita un’arca che viene indicata come l’originale, ma a nessuno è concesso di vederla. Qualche altro autore pensa invece che l’Arca sia stata portata oltremanica durante il Medioevo. Altri ancora sono pronti a scommettere che si trovi in una camera segreta sotto le rovine del tempio di Gerusalemme. Ma stando ad alcuni testi medievali il misterioso manufatto fu portato addirittura a Roma. Possibile?

    Ampio spazio è dedicato inoltre ad alcuni strumenti della Passione, a cominciare dalla croce: si trattava di una crux immissa o di una crux commissa? Fu portata intera fino al Golgota o il condannato fu caricato soltanto del legno orizzontale? E dopo la deposizione di Gesù nel sepolcro, che fine fecero i legni di tale strumento di supplizio? 

    Per quanto riguarda invece la cosiddetta lancia di Longino, in molti conoscono il reperto conservato a Vienna, ma in pochi sono a conoscenza della lancia custodita in San Pietro. Di quest’ultima, è possibile ricostruirne la storia a partire dal VI secolo e non è da escludere, in base alla testimonianza di Andrea di Creta, che anch’essa, come la Vera Croce, sia stata rinvenuta da sant’Elena negli gli scavi eseguiti presso il Golgota nel IV secolo. 

    C’è poi la coppa usata da Gesù nell’Ultima Cena. Secondo un pellegrino del VI secolo, essa era di onice. Ma in un testo di circa un secolo più tardi si parla di un recipiente d’argento con due manici. Come si spiega questa differente descrizione? Nel libro si tenta di dare una risposta a questo e ad altri interrogativi. 

    N.B. Il volume lo si può trovare solo nelle edicole e sarà disponibile nelle librerie nei prossimi mesi

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