Il libro di Enoch sull’astronomia

    imageLibro del giro delle luci del cielo, ognuna come sta, nella propria classe, nella propria potenza, nel proprio tempo, nel proprio nome, nella propria nascita nel proprio mese e che mi mostrò Uriele, l’angelo santo che stava con me, che è il loro condottiero. (Io scrivo) tutto il loro libro, così come Egli mi mostrò secondo tutti gli anni del mondo, fino all’eternità e finché sarà fatta un’opera nuova, che starà in eterno.

    E questa è la prima legge delle luci: l’uscita della luce “sole” è nelle porte del cielo che (sono) verso oriente e il suo tramonto nelle porte del cielo di occidente. E vidi sei porte da cui usciva il sole e sei ove esso tramontava e la luna, attraverso di esse, sorgeva e tramontava. E, guida alle stelle e a quelli che le guidano, (sono) sei (porte) ad oriente e sei ad occidente del sole e tutte una dietro l’altra, ritte, e molte finestre a destra e a sinistra di questa porta E per prima usciva la luce maggiore, chiamata sole, e la sua orbita è come la circonferenza del cielo e tutto era pieno di fuoco splendente ed ardente.

    Il vento soffiava (sui) carri sui quali esso saliva. E il sole tramontava dal cielo e tornava per il nord per andare ad oriente ed era guidato per entrare in questa porta e illuminava la faccia del cielo. Così sorgeva nel primo mese per la porta grande ed usciva per la quarta di quelle sei porte che (erano) verso oriente del sole. Ed in questa quarta porta da cui usciva il sole nel primo mese vi erano dodici finestre aperte da cui usciva la fiamma quando esse, al loro tempo, si aprivano. Quando il sole sorgeva dal cielo, usciva per quella quarta porta per trenta mattine e scendeva direttamente attraverso la quarta porta che è ad occidente del cielo. E, in quei giorni, il giorno si allungava e la notte si accorciava, per trenta giorni.

    E, in quei giorni, il giorno era lungo due parti più della notte ed era, il giorno, esattamente dieci parti e la notte (era) otto parti. Ed il sole usciva da questa quarta porta e tramontava per la quarta e ritornava nella quinta che (è ad) oriente per trenta mattine ed usciva da essa e tramontava nella quinta porta.  Allora il giorno si allungava di due parti ed il giorno era undici parti e la notte si accorciava ed era sette parti. Ed il sole ritornava ad oriente ed entrava nella sesta porta ed usciva e tramontava nella sesta porta per trentuno mattine, secondo il segno di lei. Ed in quel giorno, il giorno era più lungo della notte ed il giorno era 12 parti e la notte era corta ed era sei parti. Ed il sole era tolto affinché il giorno si accorciasse e la notte si allungasse ed il sole tornava ad oriente ed entrava nella sesta porta e sorgeva da essa e tramontava per trenta mattine.

    E, quando si esaurivano trenta mattine, il giorno diminuiva di una parte, esattamente, ed il giorno diventava undici parti e la notte sette. E il sole usciva da occidente, da quella sesta porta ed andava ad oriente e sorgeva dalla quinta porta per trenta mattine e tramontava ad occidente, di nuovo, nella quinta porta ad occidente. In quel giorno, il giorno diminuiva due parti ed il sole era dieci parti e, la notte, otto. Ed usciva, il sole, da quella quinta porta e tramontava nella quinta porta, ad occidente, e sorgeva nella quarta porta, secondo il di lei segno, per trentuno mattine, e tramontava ad occidente.

    In quel giorno, il giorno si eguagliava con la notte, diventava eguale, e la notte era nove parti ed il giorno nove parti. E il sole usciva da quella porta e tramontava ad occidente e ritornava in oriente ed usciva dalla terza porta per trenta mattine e tramontava ad occidente, nella terza porta. E in quel giorno la notte era più lunga del giorno per trenta mattine ed il giorno si accorciava, di giorno (in giorno), per trenta giorni, e la notte era dieci parti esatte ed il giorno era otto parti. E il sole usciva da quella terza porta e tramontava nella terza porta, ad occidente, e ritornava ad oriente ed il sole usciva nella seconda porta di oriente per trenta mattine e, egualmente, tramontava nella seconda porta, ad occidente del cielo.

    E, in quel giorno, la notte era undici parti ed, il giorno, sette. Ed il sole usciva, in quel giorno, da quella seconda porta e tramontava ad occidente, nella seconda porta, e ritornava a oriente, nella prima porta, per trentuno mattine e tramontava, ad occidente, nella prima porta. Ed in quel giorno la notte si allungava e diventava il doppio del giorno e la notte era esattamente dodici parti ed, il giorno, sei. E il sole compì le sue stazioni e girava un’altra volta su quelle stazioni ed entrava in quella porta per trenta mattine e tramontava ad occidente, alla parte a lui opposta. E in quel giorno la notte si accorciava dalla propria lunghezza di una mano, cioè di una parte ed era undici parti ed il giorno era sette parti. Ed il sole ritornò ed entrò nella seconda porta, ad oriente, e ritornava su questa sua stazione: per trenta mattine sorgeva e tramontava.

    E in quel giorno la notte si accorciava dalla sua lunghezza e diventava, la notte, dieci parti ed, il giorno, otto. E in quel giorno il sole usciva da quella seconda porta e tramontava ad occidente e ritornava ad oriente e sorgeva nella terza porta per trentuno mattine e tramontava ad occidente del cielo. Ed in quel giorno la notte diminuiva e diventava nove parti ed il giorno diventava nove parti e, notte e giorno, erano eguali e l’anno era, esattamente, trecentosessantaquattro (giorni). E la lunghezza e la brevità del giorno e della notte si distinguevano secondo il corso del sole. Per causa sua, il suo corso si allunga di giorno in giorno e di notte in notte si accorcia.

    E questa è la legge e il corso del sole ed il suo ritorno quando rientra: per sessanta (giorni) entra ed esce. Questa è la grande luce eterna, chiamata sole nell’eternità. Questa, è la gran luce che esce e che si chiama “sole”, dato il suo aspetto, come il Signore comandò. E, così, esso esce ed entra e non diminuisce né si riposa, ma corre notte e giorno, sul carro, e la sua luce illumina sette volte più della luna ma le misure di ambedue sono eguali. (Libri di Enoch, Parte XIII, cap. 72)

    Questo testo – noto col nome di Libro dell’Astronomia – rivela tutte le caratteristiche del Giudaismo del III sec. a.C., in netta contrapposizione con il sistema babilonese ed egizio del calcolo del tempo. Già nel numero delle porte da cui esce ed entra il sole – sei ad oriente e sei ad occidente – si riconosce una evidente polemica contro la concezione dei dodici segni dello zodiaco in cui entrava il sole ogni mese e che era corrente in tutto l’Oriente. 

    Un’altra grave contraddizione di questo calendario, è il numero dei giorni fissato a 364, mentre in Babilonia ed Egitto si era concordi nel fissarlo a 365. Forse, la diminuzione del computo del tempo era dovuto al peccato degli angeli decaduti dal cielo, che infranse l’armonia iniziale voluta da Dio. 

    Enoch ricevette le “leggi sulle luci del cielo”, dall’angelo Uriele – nome ebraico che significa Dio è la mia luce – e che era uno degli angeli principali accanto a Michele, Raffaele e Gabriele, anche se molto meno noto di questi. 

    Il computo di tutti i giri che il sole fa – dalla sua uscita in oriente, alla sua entrata in occidente – inizia dal primo mese. Qui non viene chiamato Nisan, a causa della già menzionata polemica con i nomi dei mesi di origine farisaica. Anche a Qumran si userà questo modo di indicare il nome dei mesi, come per quelli della settimana: primo, secondo, terzo, etc. Tra l’altro, a Qumran sono stati trovati frammenti in aramaico delle esistenti versioni in greco ed etiopico, a testimonianza della grande antichità di questo testo, forse perfino anteriore alla datazione comune, ossia il III sec. a.C. 

    Secondo il linguaggio pieno di immagini del testo, per compiere la sue evoluzione intorno alla terra, il sole saliva su un carro ed era sospinto dai venti che soffiavano da oriente, verso occidente. Anche le parti in cui è suddiviso il giorno e all’interno delle quali è distribuita la luce del sole e il buio della notte è tipica dell’ideologia essenica. Su questa distribuzione di parti di giorno e parti di notte era basata anche l’ideologia essenica della tipologia di persone nate in un certo periodo dell’anno, piuttosto che in un altro. Per esempio, una persona nate in estate, aveva più parti di luce in se stessa e perciò era più vicina ai figli della luce; viceversa una persona nata in inverno, era più vicina ai figli delle tenebre. (Basato su G. Boccaccini – J.J. Collins, The Early Enoch Literature, Brill 2007)

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