Il Libro dei sogni di Enoch

    Ed ora, o figlio mio Matusalemme, ti mostro tutte le visioni che ho visto (e le) dico al tuo cospetto. Vidi, prima che prendessi moglie, due visioni e l’una non somigliava all’altra. La prima (la vidi) quando imparavo a scrivere e la seconda prima che prendessi in moglie tua madre, visione terribile e, a causa loro, io pregai il Signore.

    Io ero coricato in casa di Malaleel, il mio avo. Vidi, nella visione, il cielo precipitare, esser strappato e cadere sulla terra. E, quando cadde sulla terra, vidi la terra come se fosse ingoiata in un grande abisso e i monti eran sospesi sui monti e le colline eran sommerse sulle colline e gli alberi alti eran tagliati dai loro tronchi, abbattuti ed immersi nell’abisso.

    Allora la parola cadde nella mia bocca, alzai (la voce), gridai e dissi: “La terra si è distrutta”. E Malaleel, il mio avo, mi fece alzare, mentre ero coricato vicino a lui, e mi disse: “Perché gridi e perché ti lamenti così?”. E gli dissi; tutta la visione che avevo visto ed egli mi disse: “Come è terribile e grave (quel che) hai visto, o figlio mio. Il tuo sogno ha visto i segreti di tutti i peccati della terra ed essa sarà sommersa in un abisso e sarà distrutta da grande distruzione. Ed ora, figlio mio, alzati e prega il Signore di Gloria – poiché sei fedele – affinché sopravviva qualche avanzo della terra ed Egli non la distrugga tutta. O figlio mio, dal cielo verrà tutto ciò sulla terra e sulla terra vi sarà grande distruzione”. (Libro sei sogni, cap. 83, 1-9)

    Il libro dei sogni contiene due visioni. La prima riguarda il diluvio universale e la seconda, tutta la storia seguente, fino alla fine. Qui riportiamo la prima, che però ha delle caratteristiche tali che si prestano ad una lettura più simbolica. E’ qui chiaramente presupposto lo schema cosmografico antico, condiviso anche nel libro della Genesi e sviluppato in modo marcatamente apocalittico.

    Se la terra asciutta emerge dalle acque inferiori, mentre quelle superiori sono trattenute dalla volta rigida del firmamento (cfr. Genesi 1)., qui abbiamo il processo inverso. Il firmamento, cadendo sulla terra, fa sì che le acque superiori defluiscano sulla terra, inghiottendo tutto ciò che vi era. Tuttavia, qui non si parla di acqua, ma di abisso che nel testo di Genesi 1 è chiamato tehom. In Genesi 1, c’è praticamente equivalenza tra distesa acquatiche, tenebre e abisso, perché tutte queste cose rappresentano il caos – per usare una parola greca ma efficace – primordiale che precedeva la creazione. 

    Perciò, quando il cielo “cade” sulla terra, è come se la terra venisse improvvisamente inghiottita dalle tenebre del caos ossia dalle acque che le simboleggiano. Cadendo il cielo sulla terra, e defluendo così le acque sulla terra, questa scompare perché sommersa dalle acque inferiori che vengono così incrementate. 

    La causa di questa devastazione sono i peccati della terra, analogamente al testo della Genesi, dove invece si parla di violenza corruzione, come causa del diluvio universale (cfr. Genesi 6). 

    Questo testo non deve essere preso alla lettera, ovviamente, perché contiene uno schema mitico e archetipico – ma non per questo irreale – valido sia a livello macrocosmico che microcosmico. Sul secondo piano, la situazione dell’angoscia pervasiva e devastante come un mare nero che invade tutto, segue in genere un evento che si abbatte sulla nostra vita, sia esso causato direttamente da noi, sia causato da terzi. Qualcosa in genere di negativo che permette al mare dell’angoscia di emergere e di invadere il campo della nostra coscienza. Tale invasione, comunque, precede in genere un nuovo cosmo, ossia una nuova creazione, basata – se si prende la crisi come occasione di crescita – su fondamenti più stabili e saldi.

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