La trasgressione e il dio della tecnologia

    La parola trasgressione è negativa e positiva allo stesso tempo, tutto dipende dal fine

    Etimologia

    La parola italiana trasgressione viene dal latino trasgredior e significa semplicemente attraversare, varcare. Nell’antichità classica latina indicava il varcare i confini di una regione o passare da un argomento all’altro.

    Tuttavia, esisteva anche il significato di trasgredire una legge e perciò violare. Solo però a partire dal IV-V secolo (S. Ambrogio, S. Girolamo) e in ambito cristiano, la parola ha assunto la chiara valenza di peccare.

    Trasgressione e racconto del peccato originale

    In tale accezione, la parola è stata sovrapposta al racconto di Genesi 3, il racconto del peccato originale. Così, Adamo ed Eva avrebbero trasgredito l’ordine di Dio di non mangiare la mela e così avrebbero commesso il primo peccato.

    Le cose non stanno proprio così. Anzitutto, il nome Eva non compare, perché Adamo chiamerà la compagna con questo nome solo dopo l’infrazione (Genesi 3,20). 

    Errori comuni di comprensione del racconto

    Tra l’altro, il testo non dice che Dio disse ad Eva di non mangiare dell’albero. Solo il serpente le insinuò tale azione (Gen 3,1-5). Solo All’uomo Dio vietò espressamente di non mangiare di quell’albero (Gen 2,16-17). 

    Non si trattava neppure della mela, perché in ebraico si legge semplicemente perì, ossia “frutto” (Gen 3,3.6). 

    Neppure di peccato si parla. Lo si farà solo dopo, quando Caino ucciderà Abele. Questo atto è chiamato peccato ed anche colpa (Gen 4,6.13). Cosa fecero allora Adamo ed Eva?

    Quale trasgressione?

    Trasgredirono, ma non (solo) nel senso che infransero un ordine di Dio, ma che – più propriamente – oltrepassaronovarcarono dei confini. Le parole del serpente sono chiare in tal senso:

    «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». 

    (Gen 3,4-5)

    Dio, infatti, aveva detto ad Adamo (Gen 2,16-17) che se avesse mangiato il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male sarebbe morto.

    Adamo e la sua donna – non ancora chiamata Eva – mangiando del frutto, secondo il serpente, avrebbero varcato la loro condizione umana e sarebbero diventati come Dio

    Quando la trasgressione diventa mortale

    La trasgressione di per sé non è in alcun modo un male. È semplicemente la spinta che nasce nell’uomo e che lo porta a scoprire cose nuove sia di sé che del mondo in cui abita. 

    Diventa mortale – non semplicemente un male – quando il superamento continuo di se stessi, delle proprie conoscenze acquisite (l’albero della conoscenza del bene e del male) diventa fine a se stessa e perciò diventa Dio.

    Un dio crudele che non lascia scampo, che non lascia tempo, che apprezza l’uomo solo e se diventa sempre più efficiente, sempre più aggiornato, sempre più all’avanguardia. Tale Dio si chiama, oggi, tecnologia

    La tecnologia 

    Ma chi c’è dietro questo tipo di uomo? Un essere fragile e mortale che sfibra se stesso, consumando i propri fragili tessuti per raggiungere traguardi sempre meno umani e sempre più mortali. 

    Il serpente, l’occulta regia della folle corse tecnologica sa di questo essere fragile, ma vuole ad ogni costo che l’uomo e la donna non sperimentino questa divina condizione di creatura.

    Essa, infatti, è la base per qualsiasi impresa che sia degna di chiamarsi umana, ossia consapevole dei propri limiti e di ciò che effettivamente si può fare e non fare.

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