Il cielo e Dio

    Il cielo è il simbolo più efficace di Dio, che abita anche dentro di noi

    Nel primo versetto della Bibbia si legge:

    In principio Dio creò il cielo e la terra.

    (Genesi 1,1)

    La coppia cielo e terra

    Come in molte cosmogonie – ossia racconti sulla nascita del cosmo – non c’è terra che non sia in coppia col cielo. Presso i Greci ouranos il cielo – feconda la terra, dando origine agli dèi.

    Poi i due si separano, permettendo così la nascita del mondo e degli esseri umani.

    Presso gli ebrei, invece, Dio – in ebraico YHWH, da leggersi Adonai – non generato da alcuno, ed entra in scena in modo repentino, come il primo soggetto della Bibbia.

    Fu lui che crea il cielo e la terra. In un certo senso, anche nella Bibbia il cielo è legato alla terra, perché Adonai deve creare il firmamento per separare due oceani: quello inferiore, ossia il mare e quello superiore, sopra il firmamento, l’oceano celeste (Cfr. Genesi 1,1-4).

    Firmamento e cielo: sono la stessa cosa?

    In ebraico firmamento – raqia’ – non è il cielo, come per noi che guardiamo ammirati un cielo stellato durante l’estate. Il firmamento è semplicemente una volta rigida che trattiene le acque superiori. 

    Cos’è allora il cielo? In ebraico, c’è la parola shamayim. Questa parola viene dal verbo shamah che significa “essere alto, elevato”. Shamayim è il plurale della parola shamay che però mai si trova.

    In tutta la Bibbia, infatti, esiste solo il plurale. Per questo motivo molti parlano di cieli anche se la traduzione più nota, anche in ambito liturgico, è cielo. 

    Percé “cieli”?

    Prima di proseguire, viene da chiedersi perché alcuni sostengono in modo accanito che elohim sia da tradurre dèi, divinità e non Dio, se poi i medesimi traducono shamaim con cielo e non con cieli.

    Nella Bibbia, il cielo è la dimora di Dio per eccellenza (1 Re 8,30.32), mentre la terra è la dimora degli uomini.

    C’è una vera e propria identificazione tra il cielo e Dio, tanto che il cielo diventa pian piano sinonimo dello stesso Dio (per es. Matteo 3,2).

    Gesù, infatti, parlerà sia di Regno dei cieli che di Regno di Dio senza intendere due realtà diverse.

    Il cielo come simbolo

    Il cielo, così, diventa il simbolo più efficace per parlare e pensare Dio e mantiene tutta la sua potenza anche oggi. La gente indica il cielo e lo guarda quando nei suoi discorsi si riferisce a Dio.

    Ma il cielo simboleggia Dio anche in altre religioni, anzi forse in tutte. In Grecia, come abbiamo detto. Per esempio Baiame la divinità suprema presso le tribù sudorientali dell’Australia, abita nei cieli. 

    Egli siede su un trono di cristallo, il sole e la luna sono i suoi figli, il tuono è la sua voce, fa cadere la pioggia, rende la terra fertile. Le divinità celesti, identificate col cielo si trovano un po’ ovunque, dall’Africa all’Asia, dall’Europa all’America.

    Dio del cielo e divinità più terrene

    Il cielo, però, e il suo principale inquilino caratterizzano le prime fasi della religiosità umana. Infatti, col passare del tempo, il cielo e i suoi dèi, diventano sempre più lontani e sempre meno presenti tra le vicende del mondo. Si parla allora di Deus otiosus, ossia di Dio ozioso.

    Anche gli ebrei furono costantemente tentati di rivolgersi piuttosto alle divinità cananee della fecondità e della pioggia, come Baal. Poiché erano agricoltori, infatti, un Dio legato ai cicli stagionali era sentito più vicino alla loro vita, più immerso nei loro affari (leggi per esempio Giudici 2).

    Sembra ormai abbastanza pacifico, anche se non se ne colgono forse le profonde implicazioni, che gli antichi – ebrei compresi – proiettassero al di fuori di sé (nel cielo) immagini, paure, attese desideri che però erano profondamente umani.

    Di Dio o dell’uomo?

    Ecco perché in Grecia c’era un dio o una dea per qualsiasi aspetto della vita umana, per ogni sua sfera di attività. 

    Per parlare di Dio, gli ebrei si servirono di modelli letterari puramente umani, come per esempio i generi in voga tra il VII e il VI sec. a.C., durante la dominazione neo-assira della Giudea.

    Siccome il Re combatteva a nome e per il popolo, senza risparmiare donne e bambini dei popoli conquistati, anche Adonai piano piano assunse questi tratti, colorando molti testi biblici di una evidente crudeltà.

    Il cielo dell’anima

    I cieli della Bibbia esistono, piuttosto, dentro di noi, nella nostra anima. È lì che si agitano fantasmi, veri e propri demonii, angeli e tutto quello che è personificazione delle nostre emozioni.

    Perciò, picche guardare al cielo quando accade qualcosa di grave, occorrerebbe guardare dentro di sé, per capire quello cose che sono diventa il nostro cielo, da cui però non si affaccerà mai il vero Dio, il Totalmente altro. 


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