Gli attacchi di panico: scoprirsi fragili

    Il termine “panico” è ormai entrato nel gergo comune come sinonimo di paura

    In realtà l’attacco di panico vero e proprio rappresenta un disturbo specifico e complesso, da non confondere con la semplice paura

    Fisiologia del panico

    Gli attacchi di panico veri sono anzitutto accompagnati da una specifica attivazione neurofisiologica che riguarda nella maggior parte dei casi l’accelerazione del battito cardiaco e\o l’aumento della sudorazione.

    Altro fattore specifico, è la paura di morire o di impazzire che accompagna la sensazione del panico e, allo stesso tempo, l’alimenta.

    Per questo agli attacchi di panico si accompagna spesso l’agorafobia, che sarebbe la paura degli spazi aperti e pubblici:

    proprio per il timore che l’attacco di panico possa presentarsi in una circostanza da cui è difficile fuggire o, semplicemente, passare inosservati.

    Paura della paura

    Questo è tanto più vero se il disturbo si è presentato per la prima volta in circostanze pubbliche. Si crea così una sorta di “paura della paura”. 

    Ricordo una paziente che ebbe il suo primo attacco di panico in un autobus e da allora non lo riprese fino al termine della terapia che riguardò da un lato la gestione della paura degli attacchi,

    ovvero il cosa fare e il cosa dirsi qualora l’attacco si fosse ripresentato, dall’altro l’ascolto di tutti i sentimenti, paure e angosce inespresse.

    Capire il campanello d’allarme

    L’attacco di panico infatti rappresenta una specie di campanello d’allarme che segnala alla persona che lo vive e a chi lo circonda che c’è qualcosa di importante che vuole essere ascoltato, che urge, e che non trovando strada nella parola si somatizza nel panico. 

    Il conflitto in gioco è tipicamente tra l’eccessivo controllo che la persona ha sviluppato come antidoto a paure non espresse o, comunque, non elaborate, e la terribile sensazione di impotenza dall’altra parte.

    Tipicamente, infatti, la circostanza che lo scatena è una situazione in cui la persona si è sentita terribilmente impotente, come una separazione o la malattia di una persona vicina.

    Circostanze diverse

    L’impotenza può essere anche più difficile da individuare come per esempio, per una persona che ha sempre eccelso nello studio, il primo insuccesso.

    L’insuccesso basta che sia tale dal suo punto di vista: per chi ha sempre preso 30 agli esami universitari ad esempio, anche un 25 può essere una circostanza scatenante.

    Le circostanze cambiano dunque da individuo ad individuo. Difficilmente però è possibile superare l’attacco di panico senza un aiuto specifico. 

    Farmaci e occasione per ascoltarsi

    Nella prima fase di una psicoterapia è spesso necessario anche un supporto farmacologico, così da abbassare il livello dell’ansia che, altrimenti, va a saturare lo spazio mentale necessario all’ascolto. 

    Visto in termini di occasione, però, l’attacco di panico rappresenta il momento giusto per fermarsi è fare i conti con le propria fragilità e impotenza.

    Se da una parte questo fa male a chi aveva messo nel controllo tutta la propria energia per il senso di forza che ne derivava,

    dall’altro solo passando in questa fragilità si potrà cogliere a pieno l’importanza delle relazioni,

    Accogliere l’impotenza

    di potersi a volta appoggiare a qualcun altro e scoprire cosi’ che quel qualcuno ci ama e ci apprezza per quello che siamo, al di la quello che siamo capaci di fare.

    Insomma, accettare e accogliere anche la nostra fragilità e impotenza è l’unica strada per la felicità.(Articolo pubblicato in Rivista dell’ANAP)

    La dr.ssa Cingolani riceve a Roma, in zona San Pietro. Se desideri contattarla, puoi scriverle a questo indirizzo mail: letizia.cingolani@libero.it

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