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Cosa significa essere in salute

Salute come tranquillità, contentezza e amicizia

TRANQUILLITÀ

Eccoci giunti agli ultimi tre significati della parola ebraica shalom, un vero compendio del senso profondo della salute.

Salute e tranquillità: vera o apparente? Ci sono infatti persone che sembrano le più tranquille del mondo, ma basta punzecchiarle nel loro punto debole e diventano subito estremamente irascibili.

Così le cronache sono piene di persone tranquille che però hanno compiuto azioni che per lo meno rivelano che tale tranquillità era solo apparente o piuttosto una maschera che nasconde le peggiori cose.

Tranquilli, ossia essere al sicuro

La vera tranquillità esterna corrisponde solo alla sensazione profonda di sentirsi al sicuro e che dunque è in pace. Una tranquillità che sopporta le persone moleste perché non le reputa degne della propria attenzione.

Una tranquillità che non fa vacillare di fronte ai ricordi di una vita passata vissuta nella schiavitù di padroni arroganti a cui abbiamo permesso di imporre su di noi il loro punto di vista.

Indignarsi

La persona tranquilla è quella che però si indigna quando la dignità di qualsiasi essere umano viene calpestata; quando qualcuno sceglie di morire ed usa, per questo, gli strumenti della diagnosi o dello screening di massa.

In tal caso, a dire il vero, si tratta di una indignazione silente, perché la persona tranquilla è unicamente chiamata ad accompagnare chi ha deciso di morire al naturale e sensato sbocco della vita.

Perché solo Dio salva e nessuno di noi è un salvatore.

CONTENTEZZA

È una parola in stretto rapporto – anche semantico – con totalità. Contento è colui che è contenuto, ossia sente di avere una pelle che lo protegge dagli assalti eterni e che protegge un corpo fatto di tutte quelle parti necessarie per fronteggiare eventuali traumi.

La persona contenta non è (solo) quella che sorride sempre. Quanti stereotipi abbiamo a tal riguardo, inculcati da un certo e retrogrado cattolicesimo alleato con un consumismo stile Mulino bianco.

Tranquillità = sorriso forzato?

Chi non sorride è considerato una persona chiusa e triste. C’è una grande differenza tra il ridere e il non avere i lineamenti del volto tesi o gli occhi terrorizzati da chissà cosa e mascherati dietro a un paio di occhiali scura e alla moda.

È la persona distesa, felice di sentire che è tutto a posto, che tutto va bene e che anche la morte in fin dei conti è un evento biologico, un passaggio, un confine verso un altro mondo, un altro livello di consapevolezza.

AMICIZIA

Quando scoppia il trauma, l’angoscia che lo accompagna è una vera e propria cartina di tornasole. Molte cose cadono e solo poche restano in piedi, compresa tante idee su noi, sul mondo, su Dio.

Ma finiscono anche molte amicizie. Saranno capaci gli amici dell’happy hour o della parrocchia a sopportarti mentre soffri? Oppure essi erano abituati a vederti bello e pasciuto e proprio per questo ti erano amici?

Una volta superata l’angoscia, anche attraverso una comprensione diversa della malattia, si aprirà un mondo nuovo fatto di persone che veramente ti saranno amiche, perché sentono insieme a te ciò che tutti ci accomuna: la vita in tutte le sue sfumature e sfaccettature.

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