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È possibile ripagare Dio?

Essere degni di Dio, che senso ha?

«Padre, quanto dovrò dargli come compenso? Anche se gli dessi la metà dei beni che egli ha portato con me, non ci perderei nulla.

Egli mi ha condotto sano e salvo, ha guarito mia moglie, ha portato con me il denaro, infine ha guarito anche te! Quanto ancora posso dargli come compenso?».

Tobi rispose:
«Figlio, è giusto che egli riceva la metà di tutti i beni che ha riportato».
Fece dunque venire l’angelo e gli disse:
«Prendi come tuo compenso la metà di tutti i beni che hai riportato e va’ in pace».

Allora Raffaele li chiamò tutti e due in disparte e disse loro:
«Benedite Dio e proclamate davanti a tutti i viventi il bene che vi ha fatto, perché sia benedetto e celebrato il suo nome. 

Fate conoscere a tutti gli uomini le opere di Dio, come è giusto, e non esitate a ringraziarlo.

È bene tenere nascosto il segreto del re, ma è motivo di onore manifestare e lodare le opere di Dio. Fate ciò che è bene e non vi colpirà alcun male».

Tb 12, 1-10

La fiaba di Tobia è ormai quasi giunta al suo culmine narrativo. Nei versetti seguenti, Azaria rivelerà la sua identità nascosta: egli era l’angelo Raffaele.

Ormai la festa di nozze è stata celebrata e Tobi – da uomo onesto e religioso che era e ora anche gioioso e riconoscente (cfr. cap. 11) – dice a Tobia di dare la giusta ricompensa al suo accompagnatore così come era stato pattuito all’inizio del viaggio (cfr. 5,15-16).

È incredibile vedere come, fino all’ultima sequenza narrativa prima dello svelamento dell’identità di Azaria, né Tobia, né Tobi riescono a intuire la straordinarietà e la misteriosità del personaggio.

Dovrà manifestarsi egli stesso, rivelando pienamente la sua identità. Questo movimento narrativo contiene un profondo insegnamento.

False idee su Dio e false devozioni

Sia Tobi che Tobia erano imbevuti di idee su Dio, sacrosante certamente perché contenute nella Torah, la Legge di Dio data a Mosè.

Tuttavia, i risultati della pia devozione di Tobi l’avevano condotto ad una religiosità triste e concentrata sull’opinione pubblica, più che sulla verità. L’avevano condotto alla disperazione e a desiderare la morte (cap. 2).

Dio non si manifesta subito, ma segue progressivamente l’evoluzione umana e spirituale dei personaggi del libro, manifestandosi pienamente solo alla fine.

È sempre Dio all’opera quando vecchie e logore idee su di lui si sgretolano, a poco a poco.

È sempre Dio all’opera, quando piano piano egli si rivela in modo del tutto diverso da come noi ce lo aspettavamo.

Infine è sempre e solo Dio che si manifesta nella sua pienezza, quando avremmo sgombrato il campo da idee e pregiudizi su di lui, pronti ad accoglierlo per ciò che Egli è veramente.

L’illusione di pareggiare i conti con Dio

L’ultimo pregiudizio, forse quello più insidioso, è l’illusione di poter ripagare Dio per quello che egli ci ha donato. L’illusione, in fondo, di non essere in debito con lui.

Il narratore non lascia dubbi che Tobi e Tobia stessero mercanteggiando non con Azaria, ma con un angelo (v. 5), con Raffaele (v.6).

Tobi, alla fine, propone all’angelo – a Dio in fin dei conti – di prendersi la metà di tutti i suoi beni e di andarsene in pace (v. 5).

Non ha più debiti con lui, è a posto. L’ultimo residuo di quella religiosità che l’aveva condotto quasi al suicidio.

Del resto, Tobi gli propone la metà dei suoi beni.  Non avrebbe dovuto dargli tutto? Ma non è questo il punto, perché l’intervento di Dio a favore dell’uomo non può essere compensato neppure con tutto l’oro del mondo.

Evidentemente, Tobi e Dio si muovono ancora su due piani diversi, agiscono a partire da due logiche perfettamente estranee tra loro.

Del resto Dio mandò Raffaele non sulla base della pietà di Tobi, né sulla lealtà di Sara a suo padre, come comandava la legge.

Qual è allora la moneta con cui Dio può essere “ripagato” per tutta la sua generosità?

Girolamo, ancora una volta, nella sua traduzione latina della Bibbia greca ed ebraica – la Vulgata – ci fornisce una chiave di lettura importante.

Elaborando ampliamente il versetto terzo attraverso l’elenco minuzioso delle cose che Azaria/Raffaele aveva fatto, egli alla fine fa dire a Tobia: Cosa possiamo dargli qualcosa che sia degno di tutte queste cose? 

Di fronte alla generosità gratuita ed infinita di Dio nessun uomo sarà mai degno sia di ricevere che, soprattutto, di ripagare per saldare un debito ed andarsene in pace.

La moneta con cui ripagare Dio è la lode

Se la generosità di Dio si è manifestata attraverso i fatti, quella dell’uomo dovrà manifestarsi attraverso la lode. Dio non è un re geloso che desidera restino segreti gli affari conclusi con lui.

Dio vuole che si sappia ovunque ciò che egli ha donato all’uomo, anche se la vicenda si è svolta nella più grande intimità.

Questa riconoscenza viene declinata attraverso una serie di verbi: Benedire,p roclamare, fare conoscere, ringraziaremanifestare,lodare. Una vita così è lontana dalla morte a cui il vecchio Tobi era così tanto abituato.

Nell’esortazione all’elemosina – pratica così in voga nel III sec. a.C. – non c’è neppure un accenno alla pratica pietosa del seppellimento dei morti che invece aveva così tanto caratterizzato il Tobi della prima maniera.

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