Nella Bibbia, Dio è violento e vendicativo?

    Uno sguardo alle immagini di Dio nella Bibbia: Caino ed Abele

    Dopo Genesi 3, la violenza irrompe nel mondo delle origini. Il cap. 4 cerca di spiegarne l’origine.

    Römer osserva che il cap. 4 parla di una terra popolata non solo dalla prima famiglia, ma dove c’erano città e corporazioni di mestieri.

    Contesto storico e letterario

    Egli ritiene che il capitolo sia stato composto durante l’occupazione neo-assira, nel VII sec. a.C., quando vi fu una ripresa della violenza.

    Il capitolo racchiude un tema universalmente attestato, quella della rivalità tra due fratelli. Una rivalità dovuta ai mestieri che facevano – Caino agricoltore, Abele pastore – ma soprattutto all’esperienza della disuguaglianza.

    Dio è parziale?

    Il testo non dice perché Dio accettò l’offerta di Abele e non quella di Caino ed è perfettamente inutile cercarne il motivo tra le pieghe del testo.

    Echeggia qui l’immagine di un Dio parziale, ben delineata in Esodo 33,19. Ma più che una posizione teologica si tratta di una riflessione antropologica: la vita non è giusta, è piena di ingiustizie che non hanno motivo di essere, eppure esistono.

    Caino deve accettare questo stato di cose, che Dio cerca di spiegargli così come farebbe un padre. Dio, infatti, parla molto con Caino, ma questi non recepisce il messaggio.

    Dio dice a Caino che il destino di un uomo è nelle sue mani, poiché ciascuno può decidere di seguire il bene o di seguire il male.

    Il tragico sfogo della violenza

    Se si dà libero corso alla violenza, ciò non dipende da un’ingiustizia subita, ma dal fatto di non arrendersi alla logica dell’esistenza umana. Così facendo si pecca.

    Questo è il vero peccato, non quello di Genesi 3. Solo qui, infatti, l’autore ne parla espressamente (Gen 4,7).

    E quando la violenza fa irruzione prima nel cuore e poi nella società è difficilmente gestibile, perché ingarbuglia qualsiasi tentativo di dialogo.

    Caino guardiano del fratello?

    Caino, infatti, non parla col fratello o forse ci prova, ma il testo biblico non dice cosa Caino disse al fratello, segno di un’ansia crescente e che tutto annebbia e distorce, finché non si compie un gesto irreparabile.

    Caino dice di non essere il guardiano di suo fratello, usando un tono ironico, quasi beffardo davanti a Dio.

    In ebraico, guardiano contiene il verbo shamar che viene usato nella Bibbia ebraica per parlare dell’osservanza delle leggi.

    Alcuni dicono che non c’è una proibizione legislativa chiara di non uccidere, nella parte antecedente del capitolo e della stessa Bibbia (ossia i capp. 1-3). Perciò Caino è confuso.

    Ma la vera confusione che porta a fare ciò che, magari, non si vorrebbe è dovuta al fatto che la violenza, quando irrompe nella vita di un uomo, è difficilmente gestibile.

    Una violenza ingenerata dalla non sopportazione rabbiosa delle inevitabili giustizie umane, che gli antichi autori del capitolo attribuirono anche a Dio.

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