Dio e l’uomo: un intreccio inestricabile

    Di seguito propongo una parte del libro – Il potere segreto della Bibbia – dove si parla di nuovo di Dio e delle immagini che l’uomo si forma di lui. Essoè  in vendita su Amazon e a Roma presso la Libreria Coletti, in via della Conciliazione 3a.

    «[A proposito della “morte dei primogeniti d’Egitto”] La sostanza, però, poco cambia: se non è il Signore stesso a colpire è comunque un suo inviato. In quel periodo della storia d’Israele non era possibile fare una distinzione chiara, come appare a noi oggi, tra Dio e il Male. Egli era concepito come uno dei tanti re dell’Oriente circondato da corti- giani, tra i quali potevano figurare personaggi assai diversi dal sovrano, per esempio Satana (cfr. Giobbe cap. 1, v. 6). Perciò l’angelo della morte – il macellaio – sarebbe una delle facce del Dio d’Israele che, per gli antichi ebrei, aveva deciso di sfoggiare tutta la sua potenza contro il Fa- raone d’Egitto. Dio allora non è l’essere infinitamente buono di cui si parla in altre pagine della Bibbia? (cfr. Sapienza cap. 11, vv. 21-26).

    Un episodio assai simile lo si ritrova secoli dopo, nell’XI sec. a.C. Si tratta di un racconto assai curioso: Dio ordina al re Davide di eseguire il censimento dell’intera nazione d’Israele; dopo averlo fatto, Davide si pente e confessa tale peccato davanti al Signore, il quale scatena la peste tra gli Israeliti (Secondo libro di Samuele cap. 24). Qui il Signore non è solo il responsabile di un’epidemia ma appare anche alquanto contraddittorio: punisce un’azione che Lui stesso aveva ordinato! Cinque secoli dopo, l’autore dei libri delle Cronache aveva le idee ben più chiare riguardo a questo episodio, poiché scrisse: «Satana insorse contro Israele. Egli spinse Davide a censire gli Israeliti» (Primo libro delle Cronache cap. 21, v. 1). Chi, dunque, fu la causa della peste in Israele, il Signore o Satana? L’unica cosa in comune tra i due brani è, probabilmente, l’evento: una tragica epidemia che sarebbe avvenuta ai tempi di Davide.

    Per noi, oggi, le cause di un’epidemia sono scientificamente documentate. Per gli ebrei del tempo del re Davide la causa scatenante di una sciagura di qualsiasi tipo non era così chiara e gran parte dei fenomeni naturali erano relegati nel mondo del mistero che chiamavano Dio. Nel corso del tempo si comprese che Dio non poteva essere all’origine di un evento negativo, così gli autori dei libri delle Cronache iniziarono a parlare di Satana, avversario di Dio e dell’uomo. Applicando la stessa logica al libro dell’Esodo, certamente scritto da più autori vissuti in epoche diverse, po- tremmo dire che qualcuno si premurò di non attribuire direttamente la decima piaga a Dio bensì al fantomatico angelo della morte.

    Ma, in fondo, perché Dio sarebbe dovuto intervenire in questo modo straordinario a difesa del suo popolo? Una domanda che scavalca i secoli e si ripropone periodicamente nella storia. Perché disegnare una croce sugli scudi dei Crociati che dovevano difendere la Terra Santa? Perché, d’altra parte, difendere il proprio credo colpendo a morte gli infedeli? Che senso ha continuare a combattere guerre sanguinose per motivi religiosi? Viene da chiedersi se non sia meglio abbandonare strutture e apparati religiosi per abbracciare una fede ripulita da ogni immagine arcaica e violenta di Dio. È possibile? Dovrebbe rivelarsi al mondo il vero Dio, senza veli, senza profeti, senza maestri o guru che ne rivendichino l’insegnamento autentico. Il tanto declamato Dio dell’amore illuminerebbe una buona volta questo triste e inquieto pianeta: tutti allora sarebbero certi che non fu il Dio dell’amore a volere le atrocità susseguitesi sulla faccia della Terra.

    Ma egli non si rivelerà né a noi né al mondo finché non abbandoneremo l’immagine di Dio che abbiamo creato a nostra immagine e somiglianza, finché non smetteremo di proiettare fuori di noi ciò che è dentro di noi, di attribuire a Dio velleità semplicemente umane. Nel racconto dell’Esodo si tratta proprio di questo.

    Gli esperti pensano che dietro allo scontro tra ebrei ed egizi sia da riconoscere lo scontro tra il Dio d’Israele e gli dèi degli egizi, una lotta per la supremazia, per rivendicare il podio più alto nella classifica ufficiale delle divinità più potenti del tempo. Gli autori dell’Esodo volevano dimostrare in questo modo che il Dio d’Israele era più potente delle di- vinità pagane.

    Quando però si ha bisogno di rivendicare la superiorità e l’unicità del proprio dio non lo si fa, in genere, per motivi spirituali. Lo si fa per mantenere in vita strutture di potere che nulla hanno a che vedere con il Dio unico e vero. All’epoca in cui furono scritti i racconti dell’Esodo – intorno al VI sec. a.C. – i sacerdoti di Gerusalemme dovevano dimostrare che il loro Dio, il Dio che li aveva ricondotti in patria dopo l’esilio babilonese, era il più forte e il più potente tra tutti gli altri dèi. Solo così avrebbero potuto ricostruire l’apparato religioso e istituzionale fondato su Adonay [ossia Yahvè], il Signore potente in battaglia. Anche nel racconto dell’apertura del Mar Rosso si può riconoscere un’intenzione simile: un Dio forte e potente, un Dio guerriero che, mentre apre la strada sul mare, distrugge l’esercito che insegue gli ebrei fuggiti dall’Egitto riversando su di esso le onde del Mar Rosso (Esodo cap. 15, vv. 15-31).

    Eppure, la verità universale del messaggio biblico è nascosta dentro queste immagini così scandalosamente umane. Nella visione contraddittoria e storicamente condizionata di un dio che uccide i primogeniti e travolge cavalli e cava- lieri, si nasconde il Dio vero che attende Israele oltre il Mar Rosso».

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