Chi era il dio chiamato elohim?

    La grande questione dei nomi di Dio

    La domanda che ci poniamo in questa serie di articoli è la seguente: a cosa corrisponde nella Bibbia ebraica il termine Dio che compare nelle bibbie in lingua moderna?

    Una questione assai attuale, visto che vi sono gruppi interi su Facebook dedicati a tale questione e non di rado anche in tv vengono affrontati tali temi

    La risposta può sembrare assai semplice a prima vista. La parola ebraica è ELOHIM. Ma la questione è in realtà così semplice? Purtroppo no.

    Un nome “difficile”

    La base della mia ricerca è il dizionario più noto tra studenti e studiosi della Bibbia ebraica, ossia il cosiddetto Brown Driver Briggs (=BDB).

    Non è il più aggiornato, ovviamente, ma è quello più diffuso, tanto che lo si può trovare anche online.

    Comunque, qualora fosse necessario, userò l’edizione in versione cartacea e, se occorrerà, mi servirò anche di altri importanti dizionari, che ovviamente citerò.

    L’origine e della parola

    Nella lingua ebraica antica – che praticamente corrisponde con l’Ebraico biblico – ogni parola o verbo risale alla cosiddetta “radice”, ossia in genere una serie di tre lettere ebraiche da cui deriverebbero tutte le forme secondarie.

    Un po’ come dalla serie di lettere italiane ‘ttt’ possono discendere parole come ‘tetto’, ‘tatto’, ‘tutto’, etc. Ciò dipende dalle vocale sempre diverse inserite tra le consonanti, sia in italiano che in ebraico.

    Ora, il termine ELOHIM – nome maschile plurale – deriverebbe dalla radice comune ‘LH (dove ‘ si tratta della lettera ebraica aleph che non si pronuncia se non seguita da vocali).

    Significati

    Tale derivazione è più evidente nel singolare di ELOHIM ossia ELOAH. Questa parola significherebbe andare avanti e indietro per paura, oppure come qualcosa che incute paura (cfr. per es. Gen 31 – dove è in parallelismo sinonimico con pachad “terrore”) oppure essere forti.

    Elohim fondamentalmente può significare diverse cose:  governatori, giudici, in quanto rappresentanti di Dio in luoghi sacri oppure persone che riflettono il potere divino.

    Per es. in Es 21,6 dove la Bibbia di Gerusalemme legge: 

    ma se lo schiavo dice: Io sono affezionato al mio padrone … allora il suo padrone lo condurrà davanti a Dio (in ebr. ha-elohim), lo farà accostare al battente e allo stipite della porta e gli forerà l’orecchio con la lesina; quegli sarà suo schiavo per sempre.

    Erano dei giudici?

    La traduzione greca della Bibbia ebraica – la cosiddetta LXX – traduce invece: il suo padrone lo condurrà davanti al giudice di Dio (in greco to kriterion tuo theou).

    Così dicasi probabilmente anche nel caso di Es 21,7. Poi vi sono casi un po’ meno chiari, ma che BDB annovera sempre tra i testi dove ELOHIM significa giudici in quanto riflettono il potere di Dio: Es 22,8.27. 

    Secondo me è chiaro invece il caso di Giudici 5,8 dove si parla di ELOHIM CHADASHIM alla lettera “dei nuovi”.

    Tuttavia, in virtù del parallelismo con il versetto 9, dove si parla di “comandanti d’Israele” è preferibile leggere al posto di “dei nuovi”, “giudici stranieri”.

    Il riferimento divino dei giudici

    Anche nel Salmo 82  – dove si parla si dice che Dio si alza nell’assemblea divina, giudica in mezzo agli dei – il riferimento potrebbe essere ai giudici terreni per mezzo dei quali si effettua il giudizio divino.

    Così nel versetto 6, dove i giudici o comunque i rappresentanti di Dio in terra sono equiparati agli ELOHIM.

    Tra l’altro, il tema dei versetti 2-5 è quello dell’ingiustizia perpetrata dai giudici, nonostante il loro rango di rappresentanti divini.

    Da questi casi emerge il fatto che anche se si tratta di semplici giudici, resta sempre il riferimento divino di ELOHIM, poiché essi sono rappresentanti della giustizia divina sulla terra. Non si tratta, in questi casi, di divinità.

    (Continua)

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