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Cosa significa essere in salute?

Continua il viaggio alla scoperta di cosa significa essere in salute. Oggi vediamo i significati di prosperità e pace

La prosperità come valore nella Bibbia

Alcuni pensano che la ricchezza materiale non sia, in genere, il segno di una vita onesta. Magari perché si è imbevuti di concetti religiosi errati.

Cristo, infatti, non ha mai condannato la ricchezza tout court, ma sempre e comunque a motivo dell’idolo che essa poteva diventare in chi confidava eccessivamente in essa (Lc 18,18-23).

Si pensi solo alle beatitudini, dove alla frase beati i poveri segue sempre un perché, ossia una finalità precisa da raggiungere attraverso la semplicità della vita. (Mt 5,3; Lc 6,20). 

Nell’Antico Testamento, la ricchezza era un segno della benedizione divina (per es. Gen 26,12-14). Se l’uomo è in piena armonia con se stesso e con gli altri, si sente al sicuro, può essere prospero sia per sé che per la propria famiglia, secondo le capacità di ciascuno, ovviamente.

Perché, come si sa, cuor contento, Dio l’aiuta lo benedice se preferite.

La povertà: un valore?

Non un valore in se stessa, perché genera disagio e insicurezza e, soprattutto, conduce l’uomo ad affidarsi incautamente in mani altrui, al primo che capita, soprattutto quando si sta male.

La povertà interiore, ossia la sciatteria, il qualunquismo, la mancanza di introspezione e discernimento costanti, portano a fare scelte sbagliate, delle quali non si può incolpare nessuno, se non se stessi.

La ricchezza interiore, non necessariamente accompagnata da quella esteriore, porta invece a fare scelte che partono da un cuore saldo e di cui si è verificata e certificata la bontà. 

Il significato di pace

È solo uno dei significati di shalom e che non va assolutamente intesa solo come assenza di guerra. La pace è la condizione esterna ed interna di chi si sente un essere composto e integrato di tanti elementi, assemblati per il proprio benessere.

Nulla di ciò che è dentro di noi può essere in alcun modo giudicato superfluo. Ogni cosa, anche ricordi e emozioni spiacevoli, rappresentano ciò che siamo ora e sono la base di partenza per capire meglio chi siamo o chi dovremmo essere.

Sentirsi al sicuro

Soprattutto, però, la pace caratterizza chi si sente al sicuro, poiché ha avuto il coraggio di guardare in faccia l’angoscia, ha trovato la strada che più a lui si addice e non ha più paura della malattia. 

Non chi non si arrabbia più, questo sarebbe pacifismo, tipico degli ipocriti. Chi è in pace, invece, si indigna terribilmente se vede e riconosce attorno a sé gente impaurita e angosciata che si atteggia però a maestro e guida altrui.

Del resto, le guerre scoppiano perché una certa nazione non si sente più al sicuro a causa di una minaccia esterna che va annullata, cancellata. La pace che poi risulta da tali guerre è effimera e comunque costa sempre di più del beneficio che avrebbe dovuto arrecare.

La “guerra” contro il tumore

Così anche per chi ingaggia la “battaglia” contro il tumore.

Se ciò che si fa per sconfiggerlo procura sicurezza interiore, questa persona fa benissimo a seguire le terapie suggerite dai medici, anche senza che il paziente abbia prima fatto una valutazione personale e senza che abbia dato un consenso veramente informato.

Non importa, ognuno segue la propria strada. Ma la pace vera, che è figlia della sicurezza interiore, è solo quella che deriva dalla consapevolezza di aver fatto la scelta giusta, quella che nessun altro sulla facia della terra potrà mai fare al posto nostro.

La pace vera considera il tempo della battaglia solo come una fase e non come un principio ad essa opposto.

Pacificarsi

Infine, la pace viene solo dall’aver conosciuto e incontrato i fantasmi interiori che hanno impedito di avere una vita serena e stabile.

Quando si cessa di vedere in questa o quella persona, in questa o quella situazione demoni che abitano, invece, dentro l’anima, che nasconde e cela i suoi orizzonti infiniti a chi non è disposto a rivolgere lo sguardo al cuore, più che incolpare gli altri della propria infelicità.

Ciò non significa battersi il petto, ma mettere con delicatezza la mano sul cuore per ascoltarne i battiti, per allinearsi alle sue armonie e scegliere finalmente di esistere per ciò che si è, senza paura e senza paura dei giudizi.

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