Corso sul Pentateuco – Esegesi di Numeri 1 e 2 – Analisi dettagliata

    Figli di Ruben, primogenito d’Israele, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo i loro casati paterni, contando i nomi di tutti i maschi, uno per uno, dall’età di vent’anni in su, quanti potevano andare in guerra: i registrati della tribù di Ruben risultarono quarantaseimilacinquecento. Figli di Simeone, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo i loro casati paterni, contando i nomi di tutti i maschi, uno per uno, dall’età di vent’anni in su, quanti potevano andare in guerra: i registrati della tribù di Simeone risultarono cinquantanovemilatrecento. Figli di Gad, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo i loro casati paterni, contando i nomi di quelli dall’età di vent’anni in su, quanti potevano andare in guerra: i registrati della tribù di Gad risultarono quarantacinquemilaseicentocinquanta. Figli di Giuda, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo i loro casati paterni, contando i nomi di quelli dall’età di vent’anni in su, quanti potevano andare in guerra: i registrati della tribù di Giuda risultarono settantaquattromilaseicento. Figli di Issacar, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo i loro casati paterni, contando i nomi di quelli dall’età di vent’anni in su, quanti potevano andare in guerra: i registrati della tribù di Issacar risultarono cinquantaquattromilaquattrocento. Figli di Zàbulon, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo i loro casati paterni, contando i nomi di quelli dall’età di vent’anni in su, quanti potevano andare in guerra: i registrati della tribù di Zàbulon risultarono cinquantasettemilaquattrocento. Figli di Giuseppe: figli di Efraim, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo i loro casati paterni, contando i nomi di quelli dall’età di vent’anni in su, quanti potevano andare in guerra: i registrati della tribù di Efraim risultarono quarantamilacinquecento. Figli di Manasse, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo i loro casati paterni, contando i nomi di quelli dall’età di vent’anni in su, quanti potevano andare in guerra: della tribù di Manasse i registrati risultarono trentaduemiladuecento. Figli di Beniamino, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo i loro casati paterni, contando i nomi di quelli dall’età di vent’anni in su, quanti potevano andare in guerra: i registrati della tribù di Beniamino risultarono trentacinquemilaquattrocento. Figli di Dan, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo i loro casati paterni, contando i nomi di quelli dall’età di vent’anni in su, quanti potevano andare in guerra: i registrati della tribù di Dan risultarono sessantaduemilasettecento.  Figli di Aser, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo i loro casati paterni, contando i nomi di quelli dall’età di vent’anni in su, quanti potevano andare in guerra: i registrati della tribù di Aser risultarono quarantunmilacinquecento. Figli di Nèftali, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo i loro casati paterni, contando i nomi di quelli dall’età di vent’anni in su, quanti potevano andare in guerra: i registrati della tribù di Nèftali risultarono cinquantatremilaquattrocento. Di quelli Mosè e Aronne fecero il censimento, con i dodici uomini capi d’Israele: ce n’era uno per ciascuno dei loro casati paterni. Tutti gli Israeliti dei quali fu fatto il censimento secondo i loro casati paterni, dall’età di vent’anni in su, cioè tutti gli uomini che in Israele potevano andare in guerra (Clicca qui per il testo ebraico)

    Per raggiungere il numero di dodici, la tribù di Giuseppe viene suddivisa in due tribù: Efraim Manasse (cfr. Gen 48,5) L’unico elemento che diverge dall’insieme del testo – assai stereotipato – è la descrizione di Ruben, presentato come primogenito (Cfr. Gen 29,32). Egli sarà anche quello che proporrà ai suoi fratelli di non uccidere Giuseppe, ma di gettarlo in una cisterna con l’intento di riportarlo al padre (Gen 37). 

    Si parla sempre di discendenti, una parola ebraica assai cara agli autori sacerdotali della Genesi, che la usano fin dall’inizio del racconto: toledoth. Il termine viene dalla radice yalad e significa generare, di qui il sostantivo toledoth (plurale femminile) che significa sia generazioni che anche storia di famiglia (come per esempio in Genesi, dove lo si ritrova all’inizio della storia della famiglia di Giuseppe, per esempio).

    Borgonovo (Torah e storiografie dell’AT il cui testo seguiamo come base per il corso sul Pentateuco) osserva giustamente che i nomi delle tribù rispecchiano, geograficamente, l’area intorno alla Giudea con qualche sconfinamento a nord e ad est. Non credo sia casuale questa descrizione, poiché potrebbe riflettere gli interessi politici di Giosia, alla cui epoca potrebbe risalire questo testo chiaramente propagandistico. Esso giustificherebbe così le pretese reali di riconquista di parte dell’antico regno di Davide. Il carattere epico ed esorbitante delle cifre che rappresentano il conteggio degli Israeliti si adeguerebbero perfettamente a tale fine ideologico. L’autore sacerdotale, infine, potrebbe averlo preso e inserito nella fase finale della redazione del Pentateuco.

    La frase quanti potevano andare in guerra si ripete quattordici volte nel capitolo e fa parte dello stile stereotipato del capitolo. Tuttavia, rientra in un clichet narrativo sacerdotale e non ha alcun significato bellico. Qui non si sta descrivendo   l’Israele che andrà alla guerra, ma l’Israele radunato attorno al culto del Tempio di Gerusalemme. Infatti, la fraseologia pedissequamente ripetuta assomiglia assai ad un rituale liturgico. 

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