Corso sul Pentateuco – Esegesi della Creazione – Gen 1,1-2,4a (La settimana della creazione)

    Rappresentazione grafica del firmamento secondo la cosmografia antica e biblica

    Fin troppo tempo è stato dedicato, nei secoli XIX-XX, allo studio della preistoria del Pentateuco. Se oggi si è raggiunto un relativo consenso sul fenomeno del deuteronomismo, come riforma storica e poi letteraria del passato di Israele e sulla profonda influenza della classe sacerdotale, ciò non significa che ci si muove sempre sul terreno delle ipotesi. Tuttavia, l’excursus che abbiamo fatto in questi ultimi mesi è sicuramente utile per capire il contesto storico in cui il Pentateuco e i libri storici dell’Antico Testamento sono nati e sviluppati.

    Ora però è giunto il momento di voltare pagina e di dedicarci allo studio letterario del Pentateuco. Esso si basa sulla convinzione che il Pentateuco possieda qualità non tanto (e non solo) storiche, bensì piuttosto letterarie. Sono queste che scopriremo in questo e nei prossimi articoli, dove offriremo l’esegesi – ossia l’interpretazione – di brani chiave del Pentateuco.

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    La narrazione del Pentateuco si sviluppa in tre parti fondamentali:

    Prima parte: la ‘creazione’ (Genesi 1-11,26)
    Seconda parte: la promessa fatta ai padri (Gen 11,27-50,26)
    Terza parte: Mosè e la liberazione dalla schiavitù (Esodo-Deuteronomio)

    Iniziamo, ora a scendere nei dettagli del primo libro del Pentateuco: la Genesi. L’asse portante di questi capitoli è costituito dalla genealogie – in Ebr. toledòt. Si tratta di un plurale femminile che proviene dalla radice yalad che significa ‘generare’. Il loro scopo è di collegare il principio (Gen 1-11) della creazione ad Abramo e alla storia seguente (Gen 12-50). Esse sono dieci e percorrono tutto il libro del Pentateuco (Gen 1,1; 2,4; 5,1; 6,9; 10,1; 11,10; 11,27; 25,12; 25,19; 36,1; 36,9; 37,2). Non sempre esse introducono vere e proprie genealogie, bensì anche vere e proprie storie di diversa natura.

    ESEGESI di GENESI 1,1-2,4a – LA CREAZIONE 

    Nel racconto è ben visibile una specie di ‘formulario’ composto da 7 elementi che scandiscono il racconto delle 8 opere della creazione. Prendendo come base 1,3-5, essi sono: 1. introduzione (per es. Dio disse:) 2. comando (per es. Vi sia luce) 3. esecuzione (per es. e vi fu luce) 4. giudizio (per es. Dio vide che la luce era buona) 5. azione divina (per es. separò la luce dalle tenebre) 6. attribuzione del nome (per es. e chiamò la luce ‘giorno’ e le tenebre ‘notte’) 7. conclusione (per es. E fu sera e fu mattino … ). Perciò le otto opere della creazione sono distribuite in uno schema che però è settenario. Questo schema sembra essere il centro di interesse dell’autore di questi capitoli, insieme all’interesse per il settimo giorno. 

    Le otto opere sono le seguenti:

    1. luce (giorno e notte)
    2. firmamento (cielo/acque superiori e inferiori)
    3. terra e mare
    4. piante
    5. astri
    6. pesci e uccelli
    7. bestiame
    8. uomo

    Perché questa successione di otto opere? Per alcuni nei primi tre giorni si attuarono le distinzioni, mentre nei seguenti tre giorni furono creati gli ornamenti. Tuttavia, ancora nel quarto giorno si parla di separazione (vv. 11-13). Per altri, invece, vi sarebbe una corrispondenza tra l’ambiente (luce/astri, cielo/uccelli, acqua/pesci, terra/animali e uomo) e le opere della creazione. Incrociando lo schema settenario e le otto opere della creazione, noteremo che al centro c’è sempre il quarto giorno della creazione. Il motivo risiede nel fatto che esso rappresenta una sorta di trait d’union tra il cielo e la terra e tra la terra e il cielo. Infatti, il quarto giorno rappresenta un ritorno del discorso del cielo in mezzo a quello sulla terra (1-4.6-8). Soprattutto, la centralità del quarto giorno è dovuta alla presenza di verbi che ricorrono solo nel primo giorno di creazione (‘separare’, ‘luce-tenebre’, ‘giorno-notte’) e dalla notevole lunghezza del racconto che ne parla.

    Questa centralità è dovuta agli interessi della classe sacerdotale post-esilica che voleva fondare il calendario liturgico in uso a quel tempo. In mezzo allo spazio e al tempo profani, un atto creativo stabilisce lo spazio e il tempo di Dio. (Continua con i paralleli extra-biblici della creazione)

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