Chi è il tentatore? (Matteo cap. 4, vers. 3)

    Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane».

    Non ha forse ragione il diavolo? La sua non è forse una logica ferrea? Chi può contraddirla. Gesù dice di essere Dio e, quindi, se ha fame basta che dica una parola o alzi un dito, che subito ha ciò che vuole. Come una persona ricchissima o potente, che può permettersi di tutto, basta che ordini qualcosa che subito, all’istante ogni suo desiderio diventa realtà. Prima di capire le parole di Cristo, occorre ammettere con franchezza che la proposta del diavolo è quella che ogni persona di buon senso accetterebbe: hai fame, mangia! Perché privarsi di qualcosa che fa gorgogliare lo stomaco e magari di rende anche nervoso con gli altri? Il «se sei … fai o dì questa cosa … » è il modello di ogni tentazione o piuttosto di ogni insinuazione subdola e che mette alla prova la persona destinataria di queste parole. Ed infatti qui il diavolo viene chiamato tentatore, colui che mette alla prova, insinua, allude … ci conosce fino in fondo, quasi più di Gesù. Egli è il vero amico dell’uomo che vuole soddisfare i propri istinti, subito, senza rimandare. 

    Molteplici sono i volti e le voci che quel tentatore rappresenta, aldilà di ogni semplicistica e riduttiva lettura diabolica. Certamente, molti identificano il tentatore con un essere personale, un personaggio vero e proprio come Gesù, maligno e perverso che cerca di portarlo fuori strada. Quelle parole, però, rappresentano anche qualcos’altro. Qualcosa o qualcuno con cui non è possibile non confrontarsi e che è molto difficile da allontanare da noi e forse non è neppure giusto. Infatti, Cristo non allontanò questo misterioso personaggio subito, ma solo alla fine, accettando che parlasse, che dicesse la sua. E questo è importante.

    Fintanto che si ricaccia all’inferno, lontano da noi, dalla nostra soporifera prospettiva voci e parole che ci scandalizzano, che ci provocano, che infrangono la nostra immagine di persone per bene e di riguardo, onorabili e rispettabili, non muoveremo neppure un passo in avanti nella direzione della vera vita.

    Vuol dire che bisogna scendere a patti con tentatore? Quanto meno, ascoltare ciò che non collima con le nostre idee sulla vita, sulla religione, sulla fede. Perché queste parole non vanno SUBITO confrontate con quelle di Gesù, ma devono essere prese in se stesse, per vedere e capire fino in fondo chi o cosè il tentatore. 

    E’ troppo facile dire subito vade retro satana, perché le sue insinuazioni dureranno, persevereranno per anni ed anni e, prima o poi, ci faranno soccombere, proprio perché rappresentano una logica ferrea, una logica che non fa una grinza. Occorre, invece, ascoltare queste parole e capire da dove vengono.

    Il vangelo dice che il tentatore gli si accostò. Un verbo che corrisponde al greco proserchomai ed è riferito in genere ad una persona concreta che si avvicina a qualcun’altro. Non si può quindi dire che il tentatore, almeno qui, sia un’entità astratta, se non proprio una persona, quasi in carne ed ossa. Una persona che rappresenta il buio non dell’inferno, ma ciò che non conosciamo o che non vogliamo conoscere di noi stessi. Ciò con cui non vogliamo fare i conti. 

    Una persona, quindi, che dà voce a ciò che di più vero ed autentico sale da dentro di noi: in questo caso, la soddisfazione dell’appetito, di qualsiasi appetito, di qualsiasi prurito. Una persona impertinente, fuori dalle regole, che scandalizza, che fa discutere, ma che dice comunque il vero, che sa di noi, perché sa bene di se stesso. Si può reprimere per una vita intera istinti e passioni che si solleticano la nostra immaginazione e i nostri sensi? I versetti del vangelo, quando parlano di cose come queste, racchiudono in poche parole ciò che può essere l’esperienza di una vita intera passata a reprimere e a reprimersi, per trovarsi sempre al punto di partenza, più affamati che mai.

    Si tratta di una persona che vuole portarci alla dannazione eterna? Pensatela come volete, ma con certe cose dentro di noi bisogna farci i conti, avendo chiaro però il fine l’obiettivo che si vuole raggiungere. Questo sì che è importante e decisivo. Questo è il discrimine tra chi ci è amico, da chi ci è nemico, tra il consigliere e il tentatore. Ma siamo noi, soprattutto, a doverlo capire. Perché accogliere senza alcun discernimento ciò che viene da dentro di noi, ogni istinto, ogni passione, senza ritegno e senza limiti può portare davvero all’inferno, ma non (solo) quello di là, soprattutto quello al di qua. 

    Perché la direzione la decidiamo noi, non la persona – per quanto tentatrice essa sia – che dà voce a ciò che noi vogliamo invece soffocare. E se la direzione è quella di diventare libero, per seguire senza paura la strada che il Padre eterno ha segnato per te, non c’è altra via che ascoltare, per capire chi siamo e cosa veramente vogliamo. Che importa sapere che il tentatore sia il diavolo, se non capiamo chi siamo noi e cosa vogliamo veramente per noi? Cosa sia la cosa più importante per noi? Gesù sapeva con chiarezza cosa voleva, eppure lasciò parlare chi non la pensava come lui.

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