C’è tempo e tempo

    Il tempo normale e quello opportuno

    Nell’ultimo articolo, ho trattato brevemente – più che altro a mo’ di provocazione – della questione del tempo nella Bibbia.

    Il duplice livello temporale della Bibbia

    La Bibbia parla di due livelli, a proposito del tempo. Il primo è quello prettamente cronologico, ossia lo scorrere del tempo e rappresenta una successione di fatti accaduti uno dopo l’altro.

    In questo senso, è da intendere Genesi 1, dove i giorni della creazione sono inseriti nello schema della settimana ebraica che culmina con lo shabbat, la ricorrenza settimanale.

    Ma c’è anche un altro livello, ben più importante e sicuramente più profondo.

    Nella Bibbia ebraica, troviamo spesso il termine ebraico moed. Il significato approssimativo è tempo fissato o opportuno. Rispetto al tempo normale, ossia dei momenti che seguono l’uno dopo l’altro, moed ha un senso diverso.

    Piani temporali che si incrociano

    Significativo è Genesi 18, dove Dio promette ad Abramo che tornerà al tempo fissato (in ebraico moed) e che in quel tempo Sara avrà un figlio.

    Qui vediamo bene come il tempo fissato incrocia, in un certo senso perfino interseca il tempo ordinario – diciamo così – in relazione alla nascita del figlio di Abramo.

    In ebraico, il tempo ordinario è ‘et, che troviamo nel brano di Genesi 18. Perciò, moed è un tempo diverso da quello umano, se è possibile parlare ancora di tempo.

    Il tempo come “evento”

    Infatti, moed sembra piuttosto coincidere con un evento più che col tempo; qualcosa che accade – nella sfera di Dio – e che poi viene determinato temporalmente nel mondo degli uomini (il tempo chiamato ‘et).

    La Bibbia usa il termine moed anche per le feste, la cui data è solo l’indicazione temporale di un rito che celebra e ripresenta qualcosa, un evento che è mitologicamente fuori del tempo (per es. Os 9,5; 12,10).

    La lingua greca conserva questa distinzione, parlando di kairòs e di chronos, più o meno corrispondenti all’ebraico moed ed ‘et (cfr. per es. Mc 1,15).

    Il livello divino slegato dal tempo

    Insomma, la Bibbia, a modo suo, sembra parlare di un piano, di un livello – ovviamente quello di Dio – dove esistono solo eventi senza determinazione temporale, che viene fornita solo nella storia in cui essi accadono.

    Non potrebbe, dunque, bereshit che viene tradotto “in principio” riferirsi al primo e fondamentale evento, ossia quello dell’inizio del cosmo, della vita, di tutto ciò che esiste?

    Un evento, quello della creazione, che poi si coniugherebbe in una miriade di altri eventi che, in Genesi 1, sono schematizzati con le fasi creative inserite nei sette giorni.

    È ovvio che tutto quello che sto dicendo, si basa su una lettura assolutamente non letterale di Genesi 1. Infatti, in questo caso, il testo serve solo da base per una riflessione libera, alla ricerca di costanti universali che oggi trovano anche una conferma scientifica.

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